Chi da i numeri sugli esodati – Il pianto ipocrita con i miliardi in cassa – Verso la “banchicrazia”?

Fatti e misfatti di giugno 2012 di Mario Relandini
Enzo Luciani - 13 Giugno 2012

Chi da i numeri sugli esodati

"Gli esodati – continua a sostenere il Ministro del Lavoro, Elsa Fornero – sono 65 mila". "No – eccepiscono il presidente e il direttore generale dell’Inps – sono sicuramente 130 mila e, molto probabilmente, addirittura 390 mila".

Quale la cifra esatta? Sarebbe interessante saperlo. Così come sarebbe interessante sapere chi, tra Ministro del Lavoro e dirigenti Inps, mente clamorosamente. Anche perché chi mente così clamorosamente su una questione che interessa in modo drammatico decine e decine di migliaia di persone, sarebbe giusto fosse scollato dalla sua poltrona e mandato prontamente a casa. Per ricominciare a studiare la matematica ed imparare a fare bene i conti. Oppure per rileggersi "Pinocchio" ed imparare che non è bene dire le bugìe.

Il pianto ipocrita con i miliardi in cassa

"Comuni, Province e Regioni – è ormai litania di tutti i giorni – continuano a piangere perché sarebbero privi di quei miliardi necessari per garantire i servizi ai cittadini".

Attenzione al condizionale "sarebbero". Comuni, Province e Regioni, infatti, non è che nuotino effettivamente nell’oro, ma alcuni miliardi li avrebbero da spendere già da tempo e, invece, continuano a tenerli in fondo a chissà quale cassetto. Si tratta di quei 45 dei 60 miliardi messi su un lucente piatto d’argento dall’Europa nel 2007 e che l’Europa richiederebbe indietro, se non utilizzati entro la metà del prossimo anno. Perché dunque utilizzati, in cinque anni, soltanto al 25%? Perché il resto ancora in fondo a chissà quale cassetto? Perché con il rischio di doverli ritornare all’Europa? E, soprattutto, perché piangere oltremisura miseria e, con la scusa di questa drammatica miseria, continuare a tartassare con imposte e tasse sempre più dure i poveri amministrati? Ai poveri amministrati – lasciati, tra l’altro, con servizi sempre più carenti – c’è da presumere farebbe piacere una risposta seria e convincente a queste domande. Magari quando stanno in fila ,in banca o all’ufficio postale, per pagare un’Imu per molti, per troppi, da brividi.

Verso la “banchicrazia”?
"Ma Mario Monti – si è chiesto "Il Giornale" – sa che la dottoressa Anna Maria Tarantola, da lui designata alla presidenza della Rai, è sotto inchiesta, per iniziativa dei giudici del Tribunale di Trani, per non avere impedito, nella sua qualità di vicedirettore di Bankitalia, l’immissione nel mercato bancario di "titoli tossici" che hanno messo sul lastrico migliaia di risparmiatori e di imprenditori?"

Forse Mario Monti, come il "Pippo Pippo" della canzone anteguerra, non lo sa. Non lo sa e non lo sapeva. Oppure lo sa e lo sapeva e, però, ha pensato che quella dei giudici del Tribunale di Trani sia una delle tante bolle di sapone poi scoppiate nel nulla. Resta tuttavia il fatto che la dottoressa Anna Maria Tarantola è tuttora vicedirettore di Bankitalia, è certamente bravissima nelle materie economiche e finanziarie, ma non sa un’acca di media e, in particolare, di radio e di tv. Qualcuno ha addirittura sussurrato che la tv, lei, non la guarda nemmeno mai. Allora perché questa scelta? Forse il motivo è che, prima di arrivare al ritorno della democrazia dei partiti, è meglio insediare la "banchicrazia", nei posti che contano, il più massicciamente possibile. "Absit iniuria verbis", naturalmente, e, cioè, "lontana dalle parole ogni intenzione di offesa". Ma sarebbe bene anche un prelatizio "unicuique suum" e, cioè, "a ognuno il suo, quello che gli compete, quello per cui è portato, quello in cui è esperto". O no? 

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