Chiara Lubich in TV e in chiesa

GiProietti - 5 Gennaio 2021

Non sono focolarino, ma cattolico e amico di tanti focolarini e di Loppiano.
A me interessa Cristo e la Sua Parola e non mi sono mai appassionato sui vari carismi che, comunque, arricchiscono la Chiesa.
Amo don Lorenzo Milani, don Zeno Saltini e Nomadelfia, p. Davide Turoldo, d. Primo Mazzolari…e amo Chiara Lubich.

Chiara si fece chiamare così, cambiando il proprio nome di Silvia, per dare un indirizzo preciso alla sua vita nella Chiesa, ed un segnale anche alla chiesa dei preti, che nel 1945-52 doveva ancora crescere tanto, proprio tanto.
Ecco, amo Chiara, ma non credo che chi ha ideato il pur commovente film di domenica sera in Rai1 abbia reso un buon servizio a Lei e alla Chiesa in cui Lei agiva.
Non si può pretendere di fare più di due ore in prima serata, con un’aspettativa molto preparata, troppo, approfondendo la sola “Chiamata” della ragazza trentina da Gesù e i suoi scontri con una chiesa molto “tridentina”, misogina, vecchia e lontana dal messaggio moderno, incarnato sui tempi, vivo, che Chiara cominciava ad intuire con le sue ragazze e poi anche con ragazzi (nel film non ne compare nessuno, se non il fratello da Lei guidato all’eroismo del vero perdono).

Si intravvede la costituzione del primo focolare e un iniziale coinvolgimento di una famiglia. Ma si sottolinea la durezza ottusa di una Chiesa, che mi sembra macchiettistica (veniva in mente il processo a Giordano Bruno a fine 500) e non corrispondente alla realtà, anche se per le anime semplici va bene cosi’ (pochi mesi prima questa Chiesa di Pio XII aveva portato in piazza S. Pietro decine di migliaia di persone per la Santificazione di una ragazza qualunque, Maria Goretti, per mostrare nuova attenzione verso il mondo femminile..).
Fermarsi all’inizio degli anni 50 è stata una scelta sbagliata, concettualmente e storicamente.
La grandezza di questa donna, dopo il riconoscimento ecclesiastico del Suo Movimento dei Focolari, è esplosa nella maturità, nella sofferenza e anche nella solitudine, quando portò tutto il contributo peculiare e ricchissimo del genere femminile dentro la Chiesa, anche a livello sopranazionale e mondiale.
Era stato creato un nuovo denominatore comune, nella frazione degli uomini e delle donne chiamati alla santità, era stato costruito un nuovo sistema di ponti di collegamento tra gli Stati, fra le Macroreligioni, fra le politiche anche economiche per il Bene Comune, che Chiara, e solo con questo nome, poteva rendere fattibile!
La Chiesa stava scoprendo con il Concilio “il Popolo di Dio” , gli ultimi e la vera democrazia, i diritti di tutti, battezzati e non, le nuove strade per arrivare finalmente ad Un Padre Misericordioso!

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Chiara, unica donna in mezzo a tanti uomini – che però erano diventati angeli – , come don Milani, don Zeno, don Mazzolari, p. Turoldo, etc, aveva reso il messaggio di Cristo aperto a tutti nel mondo, a tutti, anche alle donne che prima sembravano chiamate solo a fare figli e che non potevano leggere il Vangelo e non potevano servire messa…
Chiedo scusa ai Focolarini, parlo da ignorante che non conosce tante sfaccettature.
Ma amo troppo l’ “Ut unum sint” che Chiara, Giovanni XXIII e Nomadelfia, riscoprirono, per non confermare la mia convinzione: i messaggi dei grandi Santi non possono essere ridotti a gossip parziali e in parte anche devianti, anche se apprezzo l’impegno di tanti professionisti.

 

G.Proietti

 

I VIDEO

https://www.facebook.com/watch/?v=191568882517967

https://www.raiplay.it/video/2020/12/Chiara-Lubich-L-amore-vince-tutto-64d4bcdb-05bf-4149-b160-772c32ae52a5.html


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