Cipro e l’Italia al tempo di Bisanzio

L'Icona Grande di San Nicola tis Stégis del XIII secolo restaurata a Roma
di Serenella Napolitano - 25 Giugno 2009

È stata presentata il 23 giugno 2009 presso il Museo Nazionale di Palazzo Venezia la pala d’altare appena restaurata dall’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma (ISCR) raffigurante San Nicola tis Stégis (del Tetto) del XIII. La pala fa parte della mostra ‘Cipro e l’Italia al tempo di Bisanzio’, promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, nata con l’intento di mettere in luce i legami tra Cipro e l’Italia in età bizantina. Sarà possibile ammirarla nella sala Altoviti del Museo dal 23 giugno al 26 luglio.

La tela raffigurante il Santo proviene dall’omonima chiesa di Kakopetrìa nella zona montuosa del Troodos, a 50 chilometri da Nicosia., a sud ovest della capitale di Cipro, ed è conservata dal 1967 nel Museo Bizantino della città della Fondazione Arcivescovo Makàrios III di Nicosia. Si sa della sua provenienza grazie ad un’iscrizione delineata in rosso sulla doratura alle spalle del santo. L’opera realizzata tra la seconda metà del XIII secolo e inizi del XIV da un artista locale, è molto particolare, in quanto racchiude in sé quelli che sono le caratteristiche di un quasi scomparso Impero Bizantino e i contatti con il mondo Occidentale in seguito alle crociate che influirono sul contesto politico, economico e culturale della regione.

Dal punto di vista tecnico, cosi come ha spiegato Ioannis Eliades, curatore della mostra, la tela, non comune per le sue grandi dimensioni (cm 203 x 161 x 3,5), ha la singolarità di essere dipinta su un supporto ligneo rivestito da pergamena e tela, fissate con colle animali, applicate come elementi di rinforzo per ridurre gli effetti dei movimenti del legno sugli strati pittorici e creare allo stesso tempo una superficie adatta a ricevere la preparazione sovrastante. Per la pittura vennero utilizzati dei pigmenti preziosi. In effetti gran parte della pala è ricoperta dal colore oro ricavato appunto da foglie metalliche in oro puro.

La particolarità di questa tecnica fa capire come attraverso scambi culturali i due mondi composti da etnie greche e minoranze latino-cipriote e siro-cipriote avevano instaurato un rapporto di reciproco scambio culturale, dando vita ad un’arte capace di soddisfare le esigenze di una popolazione multietnica.

La pala rappresenta San Nicola benedicente nella sua imposizione ieratica (ferma), caratteristica tipicamente bizantina accompagnato dalle figure di Cristo e della Vergine che gli porgono le insegne della dignità episcopale. Nella zona inferiore, inginocchiati ai suoi piedi, sono raffigurati i donatori: a sinistra un cavaliere crociato con armatura, elmo e cavallo; a destra, la moglie e la figlia. Il loro abbigliamento e lo stemma (aquila imperiale rossa su fondo bianco) suggeriscono l’appartenenza al nobile casato latino dei Ravendel, che in questo modo, volevano indicare la loro influenza nella regione cipriota. La grande tavola è delimitata ai lati da 14 riquadri raffiguranti la vita del santo, caratteristica questa, dell’arte medievale del mondo occidentale.

L’esposizione della mostra è corredata da pannelli didattici atti a spiegare la raffigurazione ed è strettamente legata ad altre opere di arte bizantina conservate nei tre musei nazionali del Polo Museale della Città di Roma (Palazzo Venezia, Palazzo Barberini, Palazzo Corsini).


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