Città 30, Bologna bocciata dal TAR ma Roma rivendica la tenuta del modello

Il "modello romano" nel Centro Storico è blindato da un'istruttoria tecnica e da un perimetro limitato. Lepore ora studia la delibera di Gualtieri per ripartire

Il blocco del progetto “Bologna Città 30” deciso dal TAR dell’Emilia-Romagna ha riacceso il confronto anche in Campidoglio.

In Assemblea Capitolina il caso è diventato subito terreno di scontro politico, ma un’analisi dei provvedimenti mostra come la Zona 30 di Roma sia stata costruita su basi giuridiche e tecniche diverse rispetto a quelle contestate dai magistrati bolognesi.

La decisione del TAR: perché Bologna è stata fermata

I giudici amministrativi hanno dichiarato illegittima l’ordinanza del sindaco Matteo Lepore per due profili principali:

  • Divieto generalizzato: il limite di 30 km/h era stato esteso in modo pressoché uniforme all’intero territorio comunale, senza una valutazione puntuale delle singole strade. Secondo il TAR, il Codice della Strada richiede limiti motivati e differenziati in base alle caratteristiche delle vie.

  • Motivazioni insufficienti: l’ordinanza non era supportata da uno studio tecnico-scientifico dettagliato che giustificasse l’introduzione del limite per ciascuna area interessata.

Criticità che hanno portato alla sospensione del provvedimento.

immagine di repertorio

Il caso Roma: perché la Zona 30 è considerata più solida

Diverso, secondo il Campidoglio, l’impianto della Zona 30 romana, entrata in vigore lo scorso 15 gennaio.

L’amministrazione sottolinea tre elementi chiave:

  • Perimetro definito: il limite non riguarda tutta la città, ma esclusivamente il Centro Storico, un’area già omogenea e regolata da anni tramite ZTL e vincoli di tutela.

  • Supporto tecnico-scientifico: la delibera è accompagnata da uno studio di Roma Servizi per la Mobilità, che analizza traffico, incidentalità e impatto ambientale, evidenziando come la riduzione della velocità incida sulla sicurezza stradale.

  • Intervento mirato: non una deroga generalizzata al Codice della Strada, ma una riorganizzazione della circolazione all’interno di un perimetro specifico.

Elementi che, secondo la Giunta, rendono il provvedimento romano meno esposto a censure giudiziarie.

Lo scontro politico in Aula Giulio Cesare

Nonostante le differenze tecniche, l’opposizione non arretra. Il capogruppo della Lega, Fabrizio Santori, parla di un segnale chiaro per Roma:

«La bocciatura di Bologna è un avvertimento evidente. La giunta Gualtieri rischia di imporre misure ideologiche che penalizzano cittadini e lavoratori senza reali benefici».

Dal fronte della maggioranza, invece, trapela fiducia sulla solidità del provvedimento capitolino.

Bologna guarda a Roma?

Paradossalmente, proprio la sentenza potrebbe avvicinare i due modelli. Secondo indiscrezioni, sarebbero in corso contatti tra gli staff del sindaco Lepore e dell’assessore romano alla Mobilità Eugenio Patanè, con l’obiettivo di rimodulare il progetto bolognese seguendo criteri più selettivi e documentati, simili a quelli adottati nella Capitale.

Il confronto tra le due città resta aperto, tra esigenze di sicurezza stradale, sostenibilità e rispetto dei vincoli normativi.

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