Colli Aniene. Sul Giardino del Cielo è sceso il silenzio e l’oblio

Federico Carabetta - 9 Marzo 2021

numerosi passanti per uno vialetti ai lati della rete di recinzione della scuola elementare dell’Istituto Comprensivo “Angelica Balabanoff”  a Colli Aniene, non possono non osservare che in un angolo degli spazi ludici, se quello si possono chiamare spazi ludici, c’è un telaio fatto di tubi,  un supporto rugginoso dal quale pende tristemente un grande telo in brandelli che in parte conserva ancora il colore originario, quello del cielo, in parte scolorito, in parte annerito, ma tutto decisamente in disfacimento.

L’abbiamo visto anno dopo anno, quel telo cedere alle intemperie insieme con gli altri confratelli dintorno, ormai del tutto scomparsi. E pensare che quell’insieme faceva parte del cosiddetto Giardino del Cielo che, per un certo tempo, è stato il vanto dell’Istituto Comprensivo. Poi è subentrato il disinteresse, l’abbandono, l’oblio e il progressivo disfacimento. Forse l’onerosità della manutenzione, la scarsezza di fondi, forse il timore di possibili pericoli causati dalla naturale esuberanza degli alunni.

Certo è che è un vero peccato, uno spreco deplorevole di denaro, materiali ed ingegno. Peccato perché quell’avanzo faceva parte di un insieme di istallazioni composto di manufatti ed oggetti che, basati sulle esperienze degli antichi astronomi, dotava l’intero Istituto di un corredo peculiare ideale per stimolare l’interesse della popolazione scolastica verso la conoscenza del mega spazio, quello cioè del cielo, a cominciare dal Sole.

Gli alunni infatti avevano appreso a seguire il corso apparente del Sole durante il giorno, e il suo visibile spostarsi sull’orizzonte durante le stagioni dell’anno e tante altre osservazioni.

A realizzare questa che non esitiamo a chiamare “bella opera”, il Giardino del Cielo, evidentemente ben studiata, pianificata e pazientemente creata con una certa manualità e precisione, era stato un docente dell’Istituto coadiuvato da volontari dello stesso ambiente scolastico.

Così, per il tempo in cui il Giardino del Cielo è vissuto, si vedevano nelle ore di ricreazione gli alunni aggirarsi tra le istallazioni, osservarle ed osservare il cielo, chiedere al corpo docente e commentare.

Poi, più nulla, del Giardino del Cielo non ci si è più interessati: niente più aperture del giardino ai visitatori, come pure delle vantate visite dall’estero, mentre i bambini riprendevano i loro giochi e tutto finiva nel dimenticatoio e conseguentemente in rovina.

Non isperate mai veder lo cielo” dovremmo quindi, a proposito del nostro Giardino, concludere circa le prospettive per le nostre future generazioni, citando Dante (Inferno canto III), nel suo 700° anniversario? Noi speriamo di no. E la speranza, si sa…

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