Colli Aniene. Togli la tua mano, zingara…

Federico Acerbetti - 21 Aprile 2021

Lo scroscio di pioggia, lunedì 19, mi fa riparare sotto la pensilina dei bus vicino alla parrocchia di S. Bernadette. Lì c’è una zingara (così si definisce lei stessa poco più avanti), una carrozzina con un bimbo che dorme (strano come dormono sempre questi bambini) e, nell’angolo, quasi in disparte un uomo che di tanto in tanto mi guarda di sottecchi, torvo.

Nonostante tutte le esperienze passate, non riesco a tenermi a distanza e mi seggo. La ragazza: “Ciao zio, mi dai due euro che compro il latte per il mio bambino? – mi fa. Le rispondo che, per rispetto di quei due euro, nonostante l’età mi faccio scarpinate ed anche un’inzuppata di pioggia. “Non mi danno il lavoro – si giustifica – io sono onesta, però quando vedono che sono zingara … ma le dita della mano non sono tutte uguali”.  Dopo queste parole, il cuore inguaribilmente debole di un vecchio, mi fa affondare la mano nella tasca.

Prelevati i due euro però, mentre faccio per richiudere la zip, “aspetta che ti aiuto” e la mano pronta della zingara è già per metà nella mia tasca.

Ma faccio in tempo a fermarla mentre due delle sue dita sono sulla zip ed altre due hanno già raggiunto il portafoglio e nel frattempo dice “Grazie, zio, Dio ti benedica!”


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