Come cambia la comunicazione in Italia: scende la carta stampata, sale Internet

Presentato presso il Senato l'8a edizione del rapporto Censis sulla comunicazione. Tv e cellulari per tutti, a farne le spese è la carta stampata
di Mauro Carbonaro - 30 Novembre 2009

Lo scorso 19 novembre, presso il Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani, è stato presentato da Giuseppe Roma, Direttore Generale del Censis, e Giuseppe De Rita, Presidente del Censis, l’Ottavo Rapporto sulla comunicazione che prosegue il monitoraggio dell’evoluzione dei consumi mediatici in Italia, misurati nel decennio 2000/2010.

I dati presentati, portano subito in evidenza il fenomeno di trasformazione, ormai consolidato, del sistema dei media, determinando metamorfosi inattese, con la sempre più sottile differenza tra i mezzi e i generi di comunicazione.

Tre grandi temi alla base del rapporto:

* informazione e fiducia riposta dal pubblico nei media
* moltiplicazione degli usi della televisione
* esponenziale affermazione di nuove frontiere comunicative, quali facebook e altri social network in generale

All’occhio balzano subito i dati in netto ribasso della carta stampata. Negli ultimi due anni la lettura dei quotidiani a pagamento passa dal 67% al 54,8%. Questo dato riguarda l’utenza complessiva (persone che leggono un quotidiano almeno una volta la settimana), mentre l’utenza abituale (le persone che lo leggono almeno tre volte la settimana) passa dal 51,1% del 2007 al 34,5% del 2009. La lettura, anche occasionale, dei settimanali coinvolge il 26,1% degli italiani (-14,2% rispetto al 2007) e quella dei mensili il 18,6% (-8,1%). In leggera flessione anche la lettura dei libri, che raggiungeva il 59,4% della popolazione nel 2007, per scendere al 56,5% nel 2009.

Numeri esattamente opposti a quelli riguardo l’impiego di internet. Qui si passa ad una copertura di popolazione del 47% (contro il 45,3% del 2007 e il 20,1% del 2001), con un picco anche della televisione via internet, che dal 4,6% passa al 15,2% del 2009.

Stessa impennata dei consumi per il telefono cellulare che raggiunge oramai quasi la totalità della popolazione, con l’85%, ma anche per Tv satellitare (dal 27,3% al 35,4% della popolazione) e il digitale terrestre (dal 13,4% al 28%), benché la chiusura del segnale analogico abbia interessato finora solo alcune zone del territorio nazionale.


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