Come è difficile essere tifosi dello sport più popolare d’Italia

Tornelli, tessera del tifoso, divieto delle trasferte e cos'altro? Non si riesce a gestire senza usare la parola "divieto"
di Mauro Carbonaro - 30 Settembre 2009

Nel calcio italiano per anni si è parlato di “modello inglese”, un modello in realtà dai mille punti interrogativi (la ‘cultura inglese’ vede le tifoserie più animate darsi appuntamento ad alcune centinaia di metri fuori dallo stadio, visti i divieti pressanti all’interno persino per una sigaretta), che però tanto piace alle istituzioni italiane.

Negli ultimi mesi possiamo però essere “orgogliosi” di aver creato un vero modello italiano, ai limiti dell’anti-costituzionalità, pronto a distribuire ricchi appalti su cui speculare alla grande azienda di turno.

Partiamo dal 2007. La morte dell’ispettore capo Filippo Raciti ha sconvolto l’Italia. Tutt’oggi sono ancora in corso le indagini, ma subito l’emergenza tifo organizzato riaffiora e si colloca sulle prime pagine di tutti i quotidiani d’Italia. Da lì a pochi mesi il decreto Pisanu porta il primo giro di vite, con l’istituzione di videocamere all’interno degli stadi, ma soprattutto con la realizzazione dei tornelli agli ingressi.

Un vero e proprio paradosso, soprattutto alla luce dei fatti di Catania, avvenuti ben fuori lo stadio, con realizzazione di migliaia di tornelli negli stadi italiani, realizzati da società come la PirelliRE a Milano (cui presidente è Marco Tronchetti Provera, che è anche Consigliere di Amministrazione dell’Inter), dalla Zucchetti a Roma (già vincitrice di numerosi bandi per i torneilli di molte squadre di serie A e bandi nazionali con l’attuale governo) o come il caso del San Paolo di Napoli dove dietro la società che ha avuto in appalto il controllo dei varchi dello stadio di Fuorigrotta la Procura sta indagando per vagliare gli intrecci parentali tra prestanomi e organizzazioni camorristiche.

A distanza di due anni, fa discutere la nuova strada del Ministro degli Interni Roberto Maroni per contrastare il problema tifosi. Da gennaio 2010, per entrare negli stadi italiani, nel caso specifico per entrare nel settore ospiti degli stadi, servirà essere titolari della “tessera del tifoso”.

Una interpretazione controversa, che però non lascia molto spazio all’immaginazione, soprattutto per via dell’esemplificazione che lo stesso sito del “Ministero dell’Interno” fa della situazione e che serve a chiarire il dubbio “facoltativa-obbligatoria”. Poniamo un tifoso della Juventus viva a Roma. Il supporter può acquistare il tagliando della partita senza tessera, pur con il vincolo di non poter comprare il tagliando nel settore ospiti, ma in un qualsiasi altro punto dello stadio con tutte le difficoltà di assistere alla partita nei settori dei tifosi di casa.

Rovesciamo invece la situazione, con un tifoso della Roma che vive appunto a Roma. Senza tessera del tifoso il cittadino non può acquistare il biglietto della trasferta, quindi seguire la squadra a Torino. Allo stesso tempo vedrebbe impedito l’accesso allo stadio di Torino perchè il 99% delle partite vige la restrizione "biglietti acquistabili solo nella regione", impedendo di fatto l’accesso in un luogo pubblico, quale è lo stadio. Ricordiamo anche che da alcuni anni non si può acquistare il biglietto il giorno stesso della gara in ottemperanza alle disposizioni del Ministero degli Interni con D.M. del 6.6.2005.

Dopo i biglietti nominali, dopo l’istituzione del D.A.SPO. (Divieto di Accedere alle manifestazioni Sportive) che toglie la possibilità al tifoso di seguire la propria squadra prima ancora dello sviluppo del processo, dal prossimo anno servirà aver acquistato (la tessera sarà a pagamento) un badge senza il quale non sarà possibile l’ingresso negli stati italiani.

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Mai come questa volta il coro dei contrari è stato unanime: dalle curve italiane fino al tecnico della nazionale Marcello Lippi (che l’ha definita “ghettizzazione”), tutti hanno mostrato la propria disapprovazione, mettendo in discussione la costituzionalità di un provvedimento che vieta al libero cittadino di partecipare ad un evento sportivo senza essere previamente “schedato”. Molto scettico anche il presidente dell’Udinese Pozzo: "con i biglietti nominali la questura può interrogare i nostri database e sapere quello che le serve, per me questa tessera sarebbe un inutile doppione".

Valutiamo nel dettaglio i punti più controversi della tessera che tra qualche mese diverrà obbligatoria:

* Art. 16 della Costruzione Italiana: “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza”. Nel caso specifico, entrare in uno stadio italiano servirà il nullaosta della questura e servirà non aver mai avuto (in corso o già scontato) condanne per violenza o D.A.SPO.

* L’Art. 9 della Legge Amato n°41 del 2007 rappresenterà il vero vincolo per ottenere la tessera. Secondo la norma non sarà più permesso vedere partite in Italia a “soggetti che siano stati destinatari di provvedimenti di cui all’articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401 (il d.a.spo.), ovvero a soggetti che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive”. Una vera condanna definitiva per chi ha ricevuto un D.A.SPO. o per chi ha ricevuto e scontato reati durante manifestazioni sportive.
A questo punto però la domanda da porgere è questa: visto e considerato che il D.A.SPO. equivale ad uno stato di fermo preventivo, per quale ragione non si attende che il tifoso (cittadino) non termini il processo susseguente al D.A.SPO? Secondo quale logica il tifoso, nell’eventualità che il processo successivo lo scagioni completamente, non potrà in ugual modo mai più vedere una partita negli stadi italiani?

* Terzo punto che si allaccia al contesto di chi guadagnerà con la tessera. La suddetta sarà considerata alla stregua di una carta ricaricabile (stile carta postepay). Ogni proprietario riceverà un proprio IBAN che consentirà di ricevere bonifici, accrediti di stipendio e trasferire denaro da una carta all’altra. Farà parte del circuito Visa ed è stata largamente appoggiata dal presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio, Giancarlo Abete, nonché fratello di Luigi Abete, vicepresidente dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana) dal 2004 e presidente della BNL (Banca Nazionale del Lavoro). Ogni città avrà una banca sulla quale verranno aperti i conti correnti nuovi creati dalle tessere del tifoso acquistate, portando così soldi nelle casse bancarie, senza aver dovuto produrre nulla.

* La nuova tessera nominale sarà basata su tecnologia RFID (Radio Frequency Identification) e consentirà la gestione degli accessi agli stadi. La piattaforma verrà realizzata dalla Telecom Italia, che permetterà, una volta effettuato l’ingresso nello stadio, di rilevare la posizione da veri sorvegliati speciali.

* I costi: oltre i dieci euro per l’acquisto, la tessera avrà anche dei costi per il rinnovo (circa tre euro) a cui aggiungere i costi di ricarica.

Considerazioni sparse che fanno pensare alle difficoltà italiane ad arginare fenomeni di massa e fanno riflettere sull’enorme giro di interessi e soldi che il calcio solleva ogni stagione. Anche molti presidenti di serie A e B hanno espresso perplessità nei riguardi della tessera, soprattutto prevedendo un calo dei presenti negli stadi, in alcuni casi stimati anche al 20-30%. Ma questo non rappresenterà un problema per la ricca imprenditoria italiana, anzi, sarà un vantaggio da sfruttare velocemente, promuovendo sempre più piattaforme satellitari e digitali, Sky e Mediaset Premium su tutte, pronte a soffocare pian piano il rito della domenica allo stadio.

L’amarezza e il disappunto nasce anche nel vedere l’incapacità di affrontare questioni complesse, trovando come unica strada quella del divieto. Stravagante sarebbe affrontare con lo stesso atteggiamento il problema degli incidenti del sabato sera, degli incidenti sul lavoro (la tessera del lavoratore?), degli incidenti in autostrada, in un Paese che invece di andare avanti continua a rotolare all’indietro e perché no, finirà a riacquistare la “tessera del pane”.


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