Conto svuotato per pagare tasse e bollette altrui: la Polizia Postale sventa una maxi-truffa da 400mila euro

Sgominata a Roma un'operazione hi-tech di "Account Takeover". I pirati informatici avevano rubato i codici home banking di un imprenditore per saldare cartelle esattoriali e forniture su pagoPA

Un bottino enorme, accumulato in pochi clic penetrando nei conti correnti aziendali e subito riciclato attraverso i canali ufficiali dello Stato per estinguere debiti con il fisco e saldare maxi-bollette energetiche intestate a dei prestanome.

La Polizia di Stato ha messo a segno un colpo durissimo contro il cybercrimine finanziario nella Capitale, riuscendo a intercettare e recuperare oltre 400.000 euro che erano stati illecitamente sottratti a un imprenditore romano e al suo commercialista.

L’indagine lampo è stata condotta dagli specialisti del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica (Cosc) del Lazio (la ex Polizia Postale).

Gli agenti si sono attivati a tempo di record subito dopo il deposito della denuncia-querela da parte delle vittime, facendo scattare i protocolli informatici di tracciamento bancario prima che il denaro venisse definitivamente polverizzato in mille rivoli finanziari o all’estero.

Il meccanismo dell’Account Takeover (ATO) e il trucco di pagoPA

Il piano architettato dai pirati informatici ricalca una delle minacce più insidiose per la tenuta dei patrimoni aziendali, nota in gergo tecnico come Account Takeover (ATO).

Il furto delle credenziali di accesso
Fase 1: Il Phishing / Malware

Utilizzando tecniche di ingegneria sociale o virus informatici, i truffatori riescono a sottrarre le chiavi d’accesso private e i codici dispositivi dell’home banking dell’imprenditore.

La violazione dell’Account finanziario
Fase 2: L’intrusione nei sistemi

Una volta dentro il conto corrente, i criminali assumono il controllo totale dei profili, escludendo virtualmente i legittimi proprietari per effettuare movimenti fraudolenti.

I pagamenti di massa su pagoPA
Fase 3: Il riciclaggio delle somme

Invece di disporre classici bonifici verso conti esteri (facilmente bloccabili), i pirati canalizzano i 400mila euro sulla piattaforma pagoPA per saldare cartelle esattoriali e utenze intestate a terzi complici.

Caccia ai beneficiari delle cartelle esattoriali azzerate

L’intervento in tempo reale degli operatori della Cybersicurezza di Roma ha permesso di congelare le transazioni un attimo prima che i flussi venissero contabilizzati, salvando l’azienda dal collasso finanziario.

L’inchiesta, coordinata passo dopo passo dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, entra adesso nella sua seconda fase, quella puramente investigativa.

Gli inquirenti hanno già in mano la lista dei contratti di fornitura e dei codici identificativi delle cartelle esattoriali che erano state estinte con il denaro rubato.

Il raggio delle indagini: Gli accertamenti punteranno a chiarire la posizione dei reali intestatari delle posizioni debitorie sanate.

Si cercherà di capire se si tratti di soggetti compiacenti (e dunque denunciabili per riciclaggio), di teste di legno o di ignari cittadini che hanno pagato commissioni ridotte a intermediari abusivi per farsi “scontare” i debiti con il fisco.

IL VIDEO

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