Contro la mafia che uccide. Appello al mondo della scuola per una grande mobilitazione il 23 maggio

Riceviamo e pubblichiamo - 19 Maggio 2012

Stamattina, sabato 19 maggio 2012, alle ore 7,45, a Brindisi, davanti alla scuola intitolata a Francesca Morvillo Falcone (moglie di Giovanni Falcone, morta con lui nella strage di Capaci del 23 maggio 1992), sono scoppiate tre bombe azionate da timer, uccidendo una studentessa di 16 anni, ferendone gravemente altre otto (una è in fin di vita).

Tutto ciò succede a pochi giorni dal ventesimo anniversario della strage di Capaci, nel giorno in cui la Carovana di Libera, associazione che combatte contro le mafie, doveva arrivare proprio nella città di Brindisi, e dopo che, nei giorni scorsi, la mafia brindisina aveva subito duri colpi da parte delle forze dell’ordine. Tutto ciò succede nel momento in cui l’Italia intera sembra avere dimenticato, dopo anni di finta tranquillità e di finto sonno da parte delle organizzazioni mafiose, che la mafia è un cancro che corrode dall’interno l’organismo della società italiana, distorcendo l’economia reale con i suoi 150 miliardi di fatturato annuo, controllando attraverso i suoi rappresentanti le istituzioni dello Stato (ci sono mafiosi indagati e/o condannati alla Camera, al Senato, nelle Regioni non solo del Sud ma anche del Nord, nelle Province, nei Comuni), corrompendo, minacciando, riducendo al silenzio coloro che denunciano infiltrazioni mafiose in ogni settore. Tutto ciò succede dopo pochi giorni dalle polemiche suscitate da un comico genovese, sedicente rivoluzionario e anti-politico per eccellenza, il quale ha dichiarato che "la mafia non uccide, ma al massimo chiede un pizzo del 10%", e dopo che sia la stampa, che la televisione, che noti politici hanno fatto a gara nel concedere credito e spazio alle sciocchezze di tale comico sedicente rivoluzionario.

Oggi la mafia torna ad uccidere, partendo dall’anello più debole delle istituzioni statali: la scuola. Debole perchè negli ultimi anni coloro che dovevano rafforzare la scuola non hanno fatto altro che indebolirla tagliando risorse e personale; e tuttavia ancora forte, troppo forte, perché, nonostante tutto, nella scuola ancora si continua ad impartire conoscenze e valori morali, si continua ad operare con le armi della ragione contro la ragione delle armi.

Non arrendiamoci alle intimidazioni e alle bombe. Rispondiamo alla mafia e alla violenza continuando ad insegnare i valori della legalità, della democrazia, della civile convivenza, della solidarietà nei confronti dei più deboli. Trasformiamo la giornata di mercoledì 23 maggio in una giornata di lotta contro tutte le mafie, nel nome di Falcone, di Borsellino, di Francesca Morvillo, degli uomini delle scorte massacrati nelle stragi di Capaci e di via D’Amelio.

Francesco Sirleto (docente nel liceo classico Benedetto da Norcia)


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