Coronavirus: l’Europa studia un piano per fronteggiare la crisi economica causata dal Covid-19

Oggi, 7 aprile 2020, riunione dei Ministri delle Finanze dell’Eurogruppo
R. W. A. - 7 Aprile 2020

Gli avvenimenti collegati al Coronavirus hanno ormai causato una situazione di emergenza in quasi tutta l’Europa, così come anche in larga parte degli altri continenti. I provvedimenti presi nei rispettivi paesi, che pan piano si stanno uniformando a quelli inizialmente decisi dal governo italiano, sono misure necessarie per la lotta al contagio e la protezione delle vare popolazioni: dall’altra parte, gli effetti negativi sull’economia dei vari paesi sono palpabili.

E diventeranno con ogni probabilità sempre più problematici. Un esito chiaro, difficile da evitare nel momento in cui la maggior parte delle attività di una nazione sono forzatamente (e giustamente) chiuse: l’economia non può beneficiarne di certo.

Ecco perché l’Unione Europea sta cercando in queste settimane di varare alcune strategie comuni in modo da permettere a quei paesi che ne avessero bisogno di non piombare in una crisi dai toni davvero drastici.

Oggi, si riuniscono i Ministri delle Finanze dell’Eurogruppo, per predisporre un “solido” piano economico per far fronte alla crisi causata dal Coronavirus, come richiesto dal vertice dei Capi di Governo dei 27 paesi dell’Unione. Vertice tenutosi due settimane fa senza un nulla di fatto, ma prendendo due settimane di tempo per trovare una linea condivisa.

Le proposte per superare la crisi economica

L'Italia propone i CoronaBondQuattro le proposte sul tappeto: 1) emissione di debito comune per finanziare un fondo per la ripresa, come ad esempio i “Corona bond” proposti dall’Italia;

2) il ricorso a una nuova linea di credito del Fondo salva Stati, ma con una “condizionalità” che sia la più leggera possibile (senza ‘troika’, ha detto Angela Merkel), più di 400 miliardi di Euro;

3) un sostegno della Banca europea degli investimenti alla liquidità delle imprese private nell’ordine di 200 miliardi i Euro;

4) il dispositivo “Sure”, una misura proposta dalla Commissione europea per sostenere, con prestiti fino a 100 miliardi di euro complessivamente, i meccanismi di cassa integrazione di tutti i paesi dell’Ue. In tutto sono 500 miliardi, a cui bisogna aggiungere gli interventi della Bce.

La situazione legata ai Coronabond

Una delle prime soluzioni che si erano ventilate, richiesta sostenuta anche dalla stessa presidente della Bce Christine Lagarde, ai ministri delle finanze dell’Eurozona, era quella di ricorrere all’emissione dei cosiddetti Coronabond: questi sarebbero stati vincolati ad una tantum ben definita, ma nel frattempo avrebbero permesso a quei paesi che ne avessero necessità di disporre di nuovi introiti.

Niente da fare però, perché dopo giorni di discussioni ed un ultimo vertice (quello di due settimane fa) durato oltre sei ore, sembra ormai essere arrivata una definitiva fumata nera per la soluzione Coronabond: alcuni paesi non si sono mossi dalle proprie posizioni iniziali, che erano e sono tuttora contrarie a questa via. In particolare, sembra essere netto lo spaccamento tra l’Europa del Nord e quella del Sud per la questione.

Mentre i paesi del Sud sarebbero ben favorevoli all’emissione di questi emolumenti, quelli del Nord non sembrano affatto convinti: e in particolare Germania, Austria, Olanda e Finlandia. La motivazione? Una certa diffidenza relativa alle modalità con cui i conti pubblici vengono gestiti nell’Europa del Sud. Di questa categoria non fa parte solo l’Italia, ma anche Francia, Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda, Belgio, Lussemburgo e Slovenia.

La soluzione che apparirebbe invece come più sensata per il gruppo di paesi nordici è quella di utilizzare altre strade: i leader delle nazioni citate ribadiscono infatti che sono stati messi a punti diversi strumenti, quali il Mes, che possono adesso essere d’aiuto.

Chiare in questo senso le dichiarazioni della Cancelliera tedesca, Angela Merkel: “ho spiegato che noi preferiamo il mes come strumento, che è stato fatto per le crisi”. Parole ribadite e sottolineate anche da Mark Rutte, premier olandese, la cui visione è addirittura più catastrofica: “Siamo contrari ai Coronabond. molti altri paesi lo sono, perché porterebbe l’eurozona in un altro territorio, sarebbe come attraversare il Rubicone”.

L’Ue sta giocando con il fuoco”, ha avvisato nelle scorse ore l’economista Luigi Zingales sul Financial Times online.“Se non dimostrerà la volontà di dare aiuti sostanziali ai Paesi membri in difficoltà, non avrà più ragione di esistere”.

Fonte: lettoquotidiano.it


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