Coronavirus: “Mascherine non prima di qualche giorno. Ma nessuno si occupa della raccolta e dello smaltimento”

Una nota di Piergiorgio Benvenuti, Presidente Nazionale del Movimento Ecologista Ecoitaliasolidale, green manager ed esperto nella gestione dei rifiuti
Redazione - 7 Maggio 2020

“Prosegue il pasticcio della distribuzione e vendita delle mascherine in Italia, i dispositivi  indicati dal governo come obbligatori per la Fase 2 e che dovevano essere “in vendita a prezzo calmierato già da lunedì 4 maggio”, ma che al momento ancora sono introvabili.  Le
cosiddette”mascherine di Stato”, quelle cioè a prezzo calmierato a 0,61 centesimi, 50 centesimi più Iva, probabilmente gli Italiani le potranno trovare non prima di qualche giorno sugli scaffali delle farmacie.

“Ed ancora neanche una parola circa l’allarme che da giorni stiamo lanciando sull’ipotesi di un  disastro ambientale che si potrebbe causare se non verranno  immediatamente programmate adeguate strategie di raccolta e smaltimento.”

È quanto dichiara in una nota Piergiorgio Benvenuti, Presidente Nazionale del Movimento Ecologista Ecoitaliasolidale, green manager ed esperto nella gestione dei rifiuti.

Fresco Market
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“Infatti se le mascherine una volta utilizzate vengono abbandonate in strada e non adeguatamente conferite si potrebbe causare un forte livello di inquinamento e gli effetti negativi purtroppo si stanno già osservando nel mare. In Italia ad esempio si ha notizia di numerose mascherine e di guanti raccolte nelle acque davanti al porto di Ancona
dall’imbarcazione antinquinamento Pelikan. Le spiagge di Hong Kong e dell’isola di Soko sono  già sommerse di mascherine usate, ma purtroppo le prime mascherine abbandonate si possono osservare nelle strade e sui marciapiedi delle città italiane.

“Ad oggi le mascherine debbono essere conferite nella raccolta Indifferenziata come da indicazione del ministero della salute, ma la loro carica virale imporrebbe uno smaltimento speciale, al pari dei rifiuti ospedalieri, soprattutto per i rifiuti prodotti dai soggetti positivi che seguono il decorso presso la propria abitazione. Essendo diventate obbligatorie si ipotizza un fabbisogno di circa 40 milioni di mascherine al giorno,  oltre un miliardo al mese, che
producono anche 300 tonnellate di rifiuti quotidiani. Gettare fuori da queste regole e abbandonare le mascherine in terra vuol dire lasciare in natura oggetti fortemente inquinanti, che potrebbero anche essere contagiosi, dispositivi prodotti in polipropilene o altre materie plastiche e quindi mettendo a rischio ancor di più l’ambiente e i mari.

“Le nostre proposte sono quelle di rafforzare la comunicazione istituzionale facendo appello
al senso civico e alla responsabilità dei cittadini attraverso la programmazione  di campagne di informazione e sensibilizzazione per l’esatto conferimento dei presidi sanitari. La necessità
di prendere in considerazione la produzione nazionale, immediatamente e senza attendere ancora altro tempo, quindi  mascherine maggiormente controllabili per i materiali utilizzati e per la diminuzione dell’inquinamento complessivo collegato al trasporto, ipotizzando soluzioni come mascherine monouso di cotone e cellulosa interamente bio-compostabili, che esistono, oltre a dettare regole certe e uguali in ogni Regione circa  le varie modalità di smaltimento finale.

“Inoltre proponiamo una raccolta apposita magari con contenitori simili a quelli utilizzati per la raccolta dei farmaci all’ingresso delle farmacie, da posizionare anche all’ingresso dei supermercati e centri commerciali. Infine si potrebbe prevedere un accordo con le Farmacie
per il ritiro diretto delle confezioni di mascherine usate, debitamente sigillate, che  potessero valere un rimborso o sconto rispetto alle nuove da acquistare.

Purtroppo nelle Task Force a livello nazionale e regionale vi sono tutte le figure professionali ed esperti dei vari settori, ad esclusione di  competenze inerenti l’ambiente e la gestione dei
rifiuti, a dimostrazione ancora una volta che di ecologia e di politiche green si parla tanto, mai concretamente”.


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