“Coronavirus”… Un grande monarca!

Riflessioni di un ottantottenne scrittore al tempo della pandemia
Luigi Boccilli - 14 Aprile 2020

Un(a) “Corona” davvero “regale”, quella che sta regnando sulla Terra; “Corona” davvero grande e “reale”, grazie al virus che la calza in modo tanto truce, torvo, perfido e feroce!

Una “regalità” tanto tirannica, da inviare i propri ambasciatori nel mondo… in modo tutt’altro che diplomatico! E il bello è che neppure gli stessi suoi untori sono a conoscenza del nobile compito loro assegnato: quello d’infondere anche nei “sudditi” altrettanta… nobiltà.

Si tratta ovviamente di battute fantasmagoriche, chiaramene sollecitate sia dal timore di diventarne a nostra volta vittime, untori e monatti, che dalla rabbia di dover (giustamente) rimanere in casa a… non far niente.

Ma proprio questo è punto: il non combinar niente costituisce una inevitabile negatività per l’Essere (più o meno) Umano. Talché, proprio a questo riguardo tanti anni fa ebbi a creare il motto: “Io nun ciò tempo mai da perde tempo”, cui poi ho sempre creduto, al punto di porlo mei miei biglietti da visita, fregiarci la mia carta intestata e rispettarlo in ogni momento della mia vita. Un rispetto, che tutti gli dovrebbero, non foss’altro per non vanificare del tutto il poco tempo concessoci da quella che molti usano chiamare “Madre Natura”. E “Madre Natura”, di materno non ha certo alcunché, vista la sua capacità di donare ai propri (cosiddetti) Figli, sismi e maremoti, esplosioni vulcaniche e – ancor peggio!… – gravi malattie fin dalla nascita!

Riguardo al Tempo si usa normalmente dire che “passa”, mentre invece non passa ma corre; corre e va! Talché, sarebbe di certo più corretto dire che “il Tempo vola”! E vola, al punto di rendere il “passato” quanto mai fugace pur ove e quando, come nel mio caso, decidessimo di moltiplicare le “ore” dei quasi miei… 88 anni di vita.

Con la mia usuale lealtà devo però anche confessare che ora il mio Tempo io non lo sto neppure “passando” ma addirittura… perdendo, visto il mio limitarmi a trascorrere le giornate di reclusione in casa, aggiornandomi su quanto sta occorrendo, elaborando parole crociate, seguendo qualche sceneggiato alla Tv e…

No, nient’altro. Basta così, al punto di farmi percepire la solitudine… talvolta persino peggiore della morte! Perché, dopo tutto sarebbe davvero questo il modo per trascorrere vivamente il poco Tempo rimastomi?

Io direi di no!

“Ma… – qualcuno potrebbe legittimamente obiettare – la lettura l’hai forse dimenticata?”.

“No – risponderei –. Non l’ho dimenticata. Anzi, continuo a ricordare con immenso piacere i tempi in cui proprio ad essa mi rifacevo nella mia quotidianità, in essa sempre avendo trovato una dolce, importante, tenera compagna.

“Ed ora… perché l’hai interrotta?”.

“Perché – replicherei con rammarico – con l’avanzare dell’età i problemi di vista e i dolori sia fisici che emotivi mi condizionano, facendomi osservare, più che addolorato, le migliaia (sic) di libri che giacciono malinconici nella mia biblioteca. Per cui la vecchiaia…”.

“Ed ora cosa c’entra la vecchiaia?…”.

“La vecchiaia?… La vecchiaia – termine meraviglioso, pur se gli viene spesso preferito il più delicato “anzianità” – è spesso accompagnata da dolori e guai a non finire, tali da avermi suggerito i seguenti due aforismi pubblicati nel 2018 in uno dei 17 volumi (“L’Aforismario”) costituenti la mia Collana “Uno per tutti”:

“La vecchiaia è una brutta malattia, ma… guai a non averla!”.

“Per non soffrire dei mali della vecchiaia… basta morire giovani”.

Si tratta ovviamente di battute semplici se non addirittura paradossali, eppure certamente più vicine alla realtà di quanto possa esserlo quel “Madre Natura”, evidente frutto delle (usuali) umane idiozie.

Ben altro è invece quanto percepisco nell’uscire di casa (cosa, questa, che – si badi bene!… – faccio solo per motivi di salute), rattristandomi nel vedere le strade deserte, ma anche gioendo nel vederle nette e pulite: un miracolo, questo, inequivocabilmente dovuto proprio a questo (ben)maledetto “Coronavirus”, che obbliga anche gli emeriti “zozzoni” a rimanere in casa, con la conseguenza di non poter insudiciare le vie di Roma con cicche, carte e stracci, pur continuando purtroppo a farlo con la me…lma dei cani. Per cui, sudici non son forse costoro anziché chi non riesce a pulirle al massimo della nettezza, per carenza del danaro rubato da tante precedenti (in)“civiche” Amministrazioni?

Resta purtroppo il fatto che, sotto questo aspetto, Roma può oggi coerentemente venir rappresentata come… “Una bella Donna dalla faccia sporca”!

Per chiuderla qui con il ben(maledetto) “Coronavirus” che tanto sta affliggendo la vil razza umana, credo di poterlo ancora una volta definire un vero gran “monarca”, stante il suo virus-calzare la propria virus-corona in modo davvero magnifico, pur se quanto mai perfido e nocivo.

Luigi Boccilli


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