Corteo in nome di Valerio Verbano

Domani 22 febbraio, ore 16, davanti la lapide che ricorda Valerio Verbano, in via Monte Bianco
Enzo Luciani - 21 Febbraio 2013

Domani 22 febbraio, alle ore 16.00, davanti alla lapide che ricorda Valerio Verbano, in via Monte Bianco, partirà un corteo in memoria del giovane ucciso dai fascisti il 22 febbraio del 1980 a soli 19 anni. “Invito tutti gli antifascisti romani a partecipare al corteo. Il primo anno senza Carla (mamma di Valerio) è importante essere in tanti per proseguire la battaglia iniziata 33 anni fa per la verità e la giustizia. È importante perché la storia di Valerio continui ad essere la forza delle nostre lotte e del nostro antifascismo, perché la memoria di quella generazione che voleva cambiare il Paese accompagni i giovani di oggi che hanno le stesse aspirazioni e gli stessi obiettivi. Domani io ci sarò per Valerio e Carla”. Lo afferma, in una nota, Fabio Nobile, candidato di Rivoluzione Civile per la Regione Lazio.

A confermare la presenza è anche Giovanni Barbera, membro del comitato politico romano del Prc-Rivoluzione Civile e presidente del Consiglio del Municipio Roma XVII. “Valerio Verbano, seguendo una consuetudine molto diffusa nella sinistra extraparlamentare di allora, aveva condotto indagini personali e redatto un fascicolo in cui erano state raccolte molte informazioni e documentazione fotografica sui legami tra il mondo dell’estremismo di destra romano, la criminalità organizzata, tra cui anche la Banda della Magliana, e personaggi degli apparati statali.

Non è un caso che tale dossier, che fu sequestrato dalla polizia durante una perquisizione un anno prima della sua morte, venne fatto misteriosamente sparire. Dell’esistenza di questo dossier era a conoscenza anche un giudice che indagava in quegli anni sull’eversione nera, Mario Amato, che venne ucciso dai Nar, quattro mesi dopo la morte di Valerio. Strane coincidenze che, con la distruzione o la sparizione di alcuni elementi di prova, fanno del caso Verbano uno dei misteri ancora irrisolti di quegli anni, nei quali alcuni apparati deviati dello Stato, utilizzando la manovalanza dei neofascisti e i legami con la criminalità organizzata, agirono contro quei movimenti di massa che aspiravano ad una trasformazione radicale della nostra società". 

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