Costituzione, partiti e macellai – Vade retro dramma – Bestemmie storiche

Fatti e misfatti di aprile 2012 di Mario Relandini
Enzo Luciani - 18 Aprile 2012

Costituzione, partiti e macellai

"Continuo a sentire in tv – mi ha borbottato, pesandomi due fettine di vitello, il macellaio del mio mercato rionale – che è la Costituzione a legittimare il finanziamento pubblico dei partiti. Ma, avendo la massima stima per chi ha sancito la Costituzione, io non ci credo. Faccio bene?"

Il macellaio del mio mercato rionale fa proprio bene. Perché il tanto invocato articolo 49, che i fautori del finanziamento pubblico dei partiti continuano ad invocare, si esprime esattamente così: "Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale". Punto e basta. Senza il minimo accenno ad un possibile finanziamento da parte dello Stato. E senza che una possibilità del genere fosse stata neppure sfiorata, dai saggi padri costituenti, in sede di dibattito. Così come si può leggere, anche, in un prezioso volume, edito nel giugno 1987 dal Senato, nel quale è stata ricostruita la genesi delle singole norme costituzionali, dal progetto agli emendamenti e ai testi definitivi. Un volume, evidentemente, da troppi rinchiuso in chissà quale cassetto a doppia mandata. Per continuare purtroppo a gabbare – e, di conseguenza, a depredare – i cittadini. Compreso il macellaio del mio mercato rionale.

Vade retro dramma

"Abolire il finanziamento pubblico dei partiti – hanno definitivamente concordato i "leader" del Pdl, del Pd e dell’Udc – sarebbe drammatico".

Per loro sì.

Bestemmie storiche

"Valter Lavitola – continuano a definire, alcuni in malafede, altri per ignoranza, tv, quotidiani e periodici – direttore dell’ "Avanti!"".

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In difesa della verità, allora, qualcuno farebbe bene a ricordare che il vero "Avanti!" è stato quello fondato nel 1896 dal Partito socialista italiano e che ha visto succedersi alla sua direzione, tra tanti altri galantuomini, Leonida Bissolati, Claudio Treves e Sandro Pertini. Nulla a che fare, quindi, con il giornale che lo spregiudicato faccendiere Valter Lavitola ha mandato in edicola con uno stratagemma ingannatore – aggiungendo, cioè, una "L" e ottenendo così la testata "L’Avanti!" – soltanto nel 2003, nominando fra i suoi direttori anche uno come Sergio De Gregorio, intascando milioni di finanziamenti in favore dell’editoria (che, secondo i magistrati, risulterebbero essere stati illecitamente riscossi) e chiudendo le pubblicazioni poco dopo essere riparato all’estero per l’esplodere di certi inquietanti fatti sui quali i giudici avevano cominciato ad indagare a fondo. Va bene – anzi male – essere dunque giornalisti o politici faziosi oppure ignoranti, ma abbinare Valter Lavitola al vero "Avanti!" nato nel 1896 appare chiaramente eccessivo e inaccettabile. Sicuramente una bestemmia storica. 


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