Da Pietralata a Ponte Nomentano e ritorno su e giù per l’Aniene

Vincenzo Luciani - 12 Maggio 2020

Da Pietralata (via Matteo Tondi) a Ponte Nomentano e ritorno a Pietralata su e giù per l’Aniene il 10 maggio. 14 km circa e tanti bei momenti che mi piace condividere con i miei (spero) 25 lettori.

Dalle 7,15 alle 10,20 immersione totale nella natura sotto casa.

Mi riprometto di scattare poche foto. Ma appena proclamato il bel proposito, ecco pararsi davanti a me nel suo slancio verso il cielo di questo straordinario vecchio e contorto ma vitalissimo pino davanti al casale

di Pietralata (foto 1).

Proseguo poi a passo svelto finché non incoccio in questa scritta poetica: “Il sole in un baleno (foto 2) che scorgo proprio mentre il sole fa la sua apparizione nel suo fulgore mattutino (nella prima mezzora, lo confesso, il tempo non sembrava promettere bene, invece subito dopo ha preso consistenza una giornata di quelle che ti fanno dimenticare tutte le sconcezze di Roma.

Come queste scritte sotto una lapide (foto 3) all’idrometro della Acqua Vergine (quella che alimenta tra l’altro la Fontana di Trevi, oppure quest’altra obbrobriosa (foto 4) che lorda le mura dell’Acquedotto Vergine e che mi indigno al pensiero che né la sindaca Virginia né l’Arma dei carabinieri si adoprino per rimuoverla insieme ai rifiuti addossati anch’essi alle mura.

Fortunatamente mi giunge lo scroscio leggero del fiume Aniene (foto 5 e 6) che scorgo, pulito e limpido come non si vedeva da tempo, che fotografo e che sarà il filo conduttore di tutta questa passeggiata.

Percorro il tratto finale in andata che conduce a Ponte Nomentano preceduto da una giovane zingara di cui rispetto la privacy inquadrandola in lontananza e regalandovi questa siepe di Fiori dell’Angelo (foto 7).

Affronto con un po’ di paura questo tratto di strada, senza marciapiedi e molto pericoloso. Altro che “mobilità sostenibile”, qui manca il benché minimo rispetto per l’incolumità del pedone questa razza ormai destinata all’estinzione. Per fortuna le macchine in transito stamattina (è domenica) sono rare ma tuttavia vanno a velocità sostenuta e il malcapitato non si sente tanto sicuro e affretta il passo verso voce la strada si allarga ed è più sicura.

Qui mi piace (e la fotografo foto 8) questa loggetta dal boschetto verticale di vasi e pergolato che mostra i segni di un tempo lontano.

Intanto da un cancello sull’atro lato della via si affacciano due gatti che stupiti nel vedere un umano pedestre dove sfrecciano auto gli si fanno incontro e i mettono in posa per farsi fotografare (foto 9-10).

Su una serranda campeggia la riproduzione accurata (foto 10) di un Corto Maltese di Hugo Pratt, aureolato da una fitta siepe. Per un certo periodo della mia vita – lo confesso – questo personaggio mi ha molto affascinato per il senso di estrema libertà pieno di avventure e di mari senza confine.

Passo davanti al temuto Palazzone della Guardia di Finanza (foto 11) e poco più avanti sul muro di una struttura militare ecco un’altra scritta insultante e che rimane lì nell’indifferenza delle autorità costituite. E di nuovo mi indigno e non posso tollerare che ciò sia tollerato. Ma insomma non ci si fa “pisciare in capo” (mi scuso per l’espressione volgare, ma quanno ce vo’ ce vo’…(foto 12).

Anche qui mi soccorre la natura e questo gruppo festoso di snelli e aerei pini che precedono il Ponte Nomentano, da cui è passata molta storia di Roma.

 

Il Ponte Nomentano

Quello che mi fa amare in 13particolar modo questo ponte è il fatto che è uno dei pochi ponti esclusivamente pedonale di Roma. Rappresenta la riscossa di un pedone impenitente come me, un esemplare ormai raro nella fauna urbana più motorizzata al mondo qual è quella che popola l’Urbe.

Un altro aspetto speciale è che, insieme al ponte Milvio e a ponte Salario, fu, nell’antica Roma, uno dei ponti extraurbani più importanti. Insomma un ponte periferico per definizione. Come me.

 

Per la sua storia copioincollo da Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_Nomentano

alcuni eventi rilevanti.

Nell’VIII secolo, sotto il pontificato di Adriano I, venne fortificato con due torri, a loro volta rinforzate con muri nel XII-XIII secolo e innalzate sotto Niccolò V.

La prima costruzione risale all’età repubblicana e il ponte fu ricostruito dopo l’invasione barbarica di Totila.

Una tradizione locale vuole un incontro su questo ponte nell’800 tra Carlo Magno e Leone III.

Al periodo della Congiura dei Pazzi il ponte fu detto “Iuxta Casale de’ Pazzis” e compreso come possedimento di questa famiglia.

Subì poi vari passaggi di proprietà fino a quando divenne dogana di città nel 1532, prima di subire nuovi interventi di restauro e di modifica.

 

Per notizie più precise sulla sua struttura Copio e incollo dall’autorevole sito della Sovrintendenza http://www.sovraintendenzaroma.it/i_luoghi/roma_antica/monumenti/ponte_nomentano

 

“Il ponte Nomentano venne eretto nel punto in cui la via Nomentana superava il fiume Aniene ai piedi della collina del Monte Sacro, luogo attraversato dal passaggio delle mandrie transumanti sin dall’antichità.

Più volte distrutto e restaurato il ponte presenta una varietà di materiali e tecniche costruttive che abbraccia un ampio arco cronologico, dall’età antica a quella medievale e moderna.

Il ponte si presenta oggi con un grande arco di travertino, sormontato da una fortificazione merlata medievale, e due archetti di rampa laterali su ciascun versante.

Originariamente il ponte scavalcava il fiume Aniene con una duplice arcata, della quale si conserva solo quella sul versante del Monte Sacro. L’arco, di m 15,1 di luce, presenta le fronti in conci di travertino e il sott’arco di pietra gabina. I piloni degli archi, fortemente rimaneggiati dai lavori successivi, erano in blocchi parallelepipedi di tufo rosso litoide, dei quali se ne conservano alcuni in quello verso Monte Sacro.

Nel pilone del versante a valle si notano i resti di un piedritto in opera quadrata di travertino inglobato nella muratura laterizia di epoca medievale, forse stipite si una finestra di piena posta al centro tra i due archi originari ipotizzati; attualmente questo lato della facciata è composto da un curato paramento in laterizi di spoglio attribuibili al restauro del VI secolo, necessario in seguito alla distruzione del ponte durante la guerra greco-gotica (535-553).

Studi recenti hanno permesso di proporre una ricostruzione dell’aspetto originario del ponte: due archi centrali con luce di m 15,1 separati da un pilone centrale di m 6 di larghezza in cui si trovava una finestra di piena di m 3. Lateralmente è possibile ipotizzare altri due piccoli archi per lato, i quali durante le piene del fiume favorivano il deflusso delle acque (vedi Ponte Fabricio). Per la tecnica costruttiva ed i materiali impiegati il ponte originario è datato tra la fine del II e l’inizio del I secolo a.C.

Il ponte presenta massicci interventi di rifacimento: al VIII secolo sono attribuibili gli archetti laterali costruiti in opera cementizia con materiale di spoglio (marmo, laterizio, selce, blocchi in tufo) e da ghiere in laterizio frammentato; la struttura merlata a castello è pertinente ai lavori eseguiti sotto il papa Niccolò V (1447-1455), dei quali rimane lo stemma papale sulla fronte di accesso sul versante a valle.

Si conserva inoltre una delle torri merlate destinata ai corpi di guardia sul versante a valle che proteggevano le porte di accesso al ponte; mentre fu aggiunta sul lato a monte un gabbiotto pensile (una latrina) nel XVI secolo e restaurata nella metà del XIX secolo. Recentemente a cura dell’Amministrazione Comunale è stato eseguito un intervento di consolidamento e di restauro conservativo di tutto il ponte.

 

Le foto (13-18)

 

Dalla storia alla cronaca… nera. Come nell’ingresso del parco della Riserva naturale dell’Aniene questa scritta che la delinquenza sottointende. (foto 19)

Ma il cartello mi annuncia che resta molta strada da fare per arrivare a Pone Mammolo: 6,1 km! Ai quali va aggiunti un altro km alla fine del parco per rincasare. (foto 20)

Il fiume si annucia subito sotto un intrico di rami di alberi e di fratte (foto 21) e poi si disvela e si mostra ne suo pieno rigoglio.

Non mi stanco di ammirarlo e rimirarlo e naturalmente di fotografarlo, pria da sopra l’alta sponda, poi affacciato da un parapetto e da una scala di legno. (foto 22 e 23)

Mai visto un Aniene così limpido (foto 24), Si scorgono le rocce del letto in profondità.

Voglio vederlo e abbracciarlo da vicino il mio fiume e quindi scendo (foto 25) con cautela dall’alta scalinata di legno e giungo al livello dell’Aniene. Una grande emozione.

Ho notato un ombrello abbandonato (è la prima volta che trovo un ombrello, io che sono primatista mondiale nel perderli!).

Velocemente intanto transita, elegantissimo e velocissimo, un bel germano reale, Smanetto sul mio smarphone per fotografarlo, ma non faccio in tempo. Peccato. Mi sarebbe piaciuto tanto farvelo vedere anche a voie naturalmente ai miei nipotini Andrea e Leonardo.

Mi sporgo e fotografo la limpidezza del letto del fiume che qui transita lento e silente (foto 26 e 27). Vorrei rimanere ancora lì, ma la strada è lunga e la scalinata in salita mi fa misurare quanto sono diventato vecchio e poco snello.

Sul sentiero incrocio quest’albero innevato. L’avrete forse indovinato. Si tratta di un’acacia con i sui fiori avvolti e imprigionati da semi volanti di pioppo. (foto 28). Poco più avanti c’ è un curioso trio di fusti d’albero (foto 29)

Ora sento un sonoro scrosciare di acque di un Aniene che si precipita da un rialzo in un susseguirsi di piccole onde. (foto 31-33)

E sono all’elettrodotto dell’Acea ((foto 34) dal quale mi aspetta, dopo uno sguardo a Monte Sacro che si staglia all’orizzonte, un’erta rampa che mi conduce a Città Giardino-Monte Sacro alto oggi parco pubblico, ma un tempo da qui gli auguri vaticinavano osservando il volo degli uccelli. Non solo nel 494 a.C. e forse anche nel 449 a.C. l’area fu testimone della rivolta della plebe contro il patriziato che portò all’istituzione dei tribuni della plebe, degli edili plebei e del concilia plebis; per ricordare l’evento venne eretta sulla sommità un’ara dedicata a Giove Territor…

Insomma siamo nella storia.

Ma di tutta questa storia nessun cartello indicatore, Ma solo questo cartello che indica che a Ponte Mammolo mi mancano ancora 4,9 km.

Mi affretto ma non smetto di fotografare ciò che incontro due cani, qualche ciclista…

Ma soprattutto il fiume la cosa che più mi attrae, E qui siamo all’altezza dell’ex Lanificio Luciani (non erano miei parenti) risalente agli anni Quaranta, trasformato in residenza di artisti, oggi in luogo di ristorazione, concerti, esposizioni d’arte, danza, orto (è sull’altra sponda, in via di Pietralata 159).

Da qui in poi e un continuo incontro di camminatori, ciclisti, anche qualche famiglia.

S

E io osservo le loro facce alcune mascherate totalmente, altre a mezz’asta, altri senza maschera. Ognuno interpreta a modo suo le disposizioni governative ma il distanziamento sociale (un cattivo, burocratico  ossimoro) è rispettato.

Tengo naturalmente sempre d’occhio l’Aniene e lo ritraggo io ogni, sua ansa, cerco ansiosamente qualche germano, qualche anitrella da immortalare per i miei nipoti. Riesco a fermarne in immagine un paio. Scorgo una gallinella selvatica, ma anche questa mi sfugge.

E sono quasi arrivato a Talenti da dove mancano 3,2 km a Ponte Mammolo.

Ma qui mi fermo perché da qui in avanti vi ho già parlato in un passeggiata precedente e poi mi sto per impegnare in un’attività che non consente di fotografare, essendo le mie mani occupare a raccogliere per le due madri, fiori rigorosamente di campo per festa della loro maternità.


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