Da Pietralata al Casale della Cervelletta

Immersione nel bello e nel brutto della periferia
Vincenzo Luciani - 6 Maggio 2020

Giornalisti si è sempre, h24, purtroppo e per fortuna, e quindi anche una passeggiata (da tempo non corro più) da Pietralata al Casale della Cervelletta diventa l’occasione per esercitare il mestiere che consiste soprattutto riportare e rendere pubblico, ciò che si conosce, non per sentito dire e, nel mio caso, il bello e il brutto delle nostre periferie.

Il Casale e la Torre della Cervelletta è un nostro chiodo fisso e per essi, da qualche giorno è in corso un’altra forma di lotta per restituirlo alla collettività. Con il mio giornale mi sono battuto da sempre per prima conquistare e rendere fruibile questo luogo magico per i cittadini di Colli Aniene, di Tor Sapienza e della città.

Quindi raggiungere oggi il parco della Cervelletta, dopo tanti giorni di assenza, mi ha riempito di gioia ed ho affrettato il passo per raggiungerlo il prima possibile.

Ho attraversato, senza soffermarmi (ripromettendomi di farlo al ritorno) l’amplissimo piazzale che porta alla stazione della metro B di Ponte Mammolo poi sono risalito sul viale Palmiro Togliatti, a quest’ora mattutina, privo del suo traffico abituale, sono sceso dalla scaletta che conduce a via degli Alberini e sono entrato da via nei meraviglio giardini dei condomini degli edifici costruiti dalle cooperative, ancora oggi tenuti con estrema cura: un’autentica goduria.

Questa è la periferia e da qui dovrebbero esempio tutti gli sproloquiatori che parlano di rigenerazione delle periferie.

Affrettando il passo mi sono prefisso di non scattare foto all’andata.

Ma poi come si fa a resistere davanti a questa siepe di fiori bianchi? E come si chiama?

Saprete il suo nome solo alla fine di questo resoconto*. Ma vi potrebbero soccorrere i miei numerosi amici botanici e ambientalisti.

Ed eccomi nell’amato parco della Cervelletta dove ho ricevuto il festante abbraccio di una selva di giaggioli acquatici (o iris delle paludi) gialli, ma di un giallo indescrivibile e profumato.

Ed ecco una sequenza di foto, scattate lungo il ponte di legno che conduce al Casale (provvida pera di Roma Natura).

Poi prima di arrivare all’ultima salitina che porte al casale mi sono intrattenuto con un tacchino ed un gallo e quest’ultimo si è sentito in obbligo di farmi festa con il suo più squillante chicchiricchì e sbattendo più e più volte le ali.

Intanto mi appare la mole beneamata del Casale che fotografo poi dalla cancellata dei divieti che sbarrano i nostri sogni e quelli dei cittadini, i quali inutilmente attendono che gli spasimanti (elettorali)  delle periferie si mettano una mano sulla coscienza e si diano finalmente da fare per risolvere questo annoso problema.

Poi rivolgo gli occhi al corteo di nuvole che ammanta in maniera deliziosa la torre del casale che attende scettica l’intervento degli amministratori.

Questo per me e per decine di migliaia di cittadini è un luogo dell’anima, un luogo dove è possibile trovare serenità nel silenzio, nel canto degli uccelli.

Purtroppo devo ritornare e lasciare l’amato Casale.

Sulla strada del ritorno mi colpisce e la fotografo un volto di donna dipinto sul fusto plurisecolare di un olmo.

Poco più in la ecco un albero abbattuto e disteso nella sua impressionante ampiezza.

Sono di nuovo sul ponte di legno e fotografo ancora i gialli giaggioli acquatici, poi delle piante palustri prima di risalire nel parco dell’ex-Auspicio e immergermi nello sterminato parco degli edifici delle cooperative che qui a Colli Aniene hanno dato il meglio di sé.

Mi colpisce questa imperiosa scritta d’amore a Cinquestelle che sembra vergata da un grillino di prima della conquista del potere.

Subito appresso mi viene incontro un altissimo ammirevole albero di sambuco.

Fotografo poi un magnifico gelso (ce ne sono diversi lungo il vialetto) e poi degli altissimi eucalipti.

I prati sono rasati alla perfezione.

Le cornacchie non possono mancare ed eccole che passeggiano da padrone sul prato ben rasato.

Poco più in là ecco un magnifico tiglio.

A seguire il campetto di calcio privo di calciatori (forse anche questi in attesa del via libera del ministro dello sport…)

Lungo la passeggiata ho incontrato coppie a passeggio, persone con cane al guinzaglio, nessun bambino, dato anche l’orario mattutino.

Sulla via del ritorno fotografo l’amato Teverone (il mio fiume Aniene) che sembra più pulito e che mi accompagna con il suo sonoro scrocio fino alla fine di via Alberini.

Affacciarsi su un fiume ricco di storia ultramillenaria è sempre una grande soddisfazione e lo consiglio anche perché qui è uno dei punti in cui il fiume è comodamente accessibile. Ci si può arrivare anche in macchina, Per farsi un’idea di che cosa rappresenta l’Aniene vi inserisco questo link https://it.wikipedia.org/wiki/Aniene

Prima di risalire sulla Togliatti ecco sotto un magnifico albero l’opera degli zozzoni.

Non guardo di proposito lo squallore della stazione di Ponte Mammolo, ma alla fine della scalinata che conduce al grande parcheggio di scambio ecco un disperato che dorme avvolto nei suoi stracci.

Superati alcuni piccioni intenti a bere alla fontanella, ecco una colonnina dell’SOS sbattuta in terra.

E per giunta sotto la minacciosa scritta che dice Area Sorvegliata.

Pensate cosa sarebbe successo se non fosse stata area sorvegliata… Ma mi faccia il piacere, anzi mi faccia il suo dovere e mi dica chi è stato l’autore dell’atto vandalico e se ha intenzione di sanzionarlo!

Sul cattivo stato di questo parcheggio, numerose sono state le proteste e le segnalazioni.

Qui di seguito eccone una dello scorso anno

file:///Users/vincenzo/Downloads/e-mail-Comune-Roma-del-4-giugno%20(3).pdf

Mi consolo un po’ alla vista di un albero di giuggiole, ma non mi sembra di sentirmi in un brodo di giuggiole.

Anzi mi indigno nel dover ancora fotografare a distanza di almeno tre anni sempre lo stesso scempio nello stesso luogo.

 

L’integrale documentazione fotografica di questo scandalo al sole e del resto della passeggiata è a questo link

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=889201704834489&set=pcb.889201851501141&type=3&theater

 

E alla prossima.

Il nome del fiore misterioso

A proposito del nome del fiore che ho lasciato in sospeso il suo nome latino è Philadelphus, della famiglia dei Saxifragraceae. I Philadelphus, comprendono una sessantina di specie, originarie delle fasce temperate della Terra. Gli arbusti sono alti da 1 a 5 metri, hanno fusto rivestito di una corteccia che si sfilaccia in modo caratteristico. Le foglie sono decidue, opposte, semplici e ovate. I fiori sono solitari oppure raccolti in leggiadri racemi, pannocchie o cime;  sono molto spesso dotati di un delizioso profumo, che ricorda da vicino quello dei fiori d’arancio. La corolla è formata da quattro petali, il calice da quattro sepali. Il colore prevalente dei petali è il bianco, talvolta con macchie purpuree alla base. Il suo nome italiano è Fiore dell’Angelo oppure Gelsomino della Madonna, insomma un fiore divino!


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