Decimo Municipio. Contro “approfittatori e disonesti” così parlò l’on. Antoniozzi (Pdl)

All’assemblea pidiellina è intervenuto anche il delegato comunale alla sicurezza Giorgio Ciardi
di Aldo Pirone - 15 Ottobre 2012

Mercoledì 10 ottobre si è svolta nel X municipio un’affollata assemblea indetta dal Pdl municipale e presieduta dal consigliere Pino Antipasqua sul tema: “Nessuna tolleranza per gli approfittatori e i disonesti. Per un nuovo rinascimento politico responsabile e serio al servizio dei cittadini,cui hanno partecipato l’on. Antoniozzi e il consigliere comunale Giorgio Ciardi delegato del Sindaco alla sicurezza.

In Italia quando le navi dei partiti affondano cominciano le grandi manovre per riciclarsi e crearsi una nuova verginità politica. Non è la prima volta che accade. Il cosiddetto trasformismo nella sua varietà dei passaggi storici e delle contingenze politiche è una costante della storia italiana e affonda le sue radici nella labile memoria storica del Paese e nel suo debole impianto civico.

A parte il tranquillo trasformismo parlamentare di fine ottocento, nei momenti di crisi nazionale quando si sente emergere una spinta forte al cambiamento e la vecchia impalcatura politica tende a smottare, i trasformisti si mettono al lavoro per trovare nuove collocazioni e nuove casacche. Fu così nella crisi del primo dopoguerra drammaticamente segnata dall’avvento del fascismo il cui capo, Benito Mussolini e diversi altri con lui, era traslocato dalla sinistra socialista e massimalista ed è stato così, per molta parte, anche alla caduta della cosiddetta Prima Repubblica sotto il maglio dell’inchiesta  Mani pulite e di Tangentopoli.

Non fu così nel secondo dopoguerra alla caduta del fascismo. Ma lì con la Resistenza e la guerra di Liberazione fra i contendenti era corso il sangue e i casi di riciclaggio politico nel nuovo sistema democratico e dentro i nuovi partiti di massa, tutti diretti dai perseguitati dal regime, fu, se non inesistente, molto contenuto e riguardò per lo più persone degli apparati burocratici dello Stato. Anche chi, soprattutto giovani, aveva creduto nel fascismo era dovuto passare per il purgatorio della guerra e della Resistenza con una revisione drammatica e profonda; e mettendo in gioco la vita.

Quando il sistema politico e i partiti su cui poggia frana -, questo sta accadendo di nuovo in Italia a causa dell’insorgere, come nel ’92, di una “questione morale” a tutto tondo – succedono due cose: i malversatori e i corrotti vengono perseguiti e i responsabili politici, i conniventi, i partecipanti al sistema che la corruzione non hanno combattuto per opportunismo e convenienza politica pur vedendola crescere intorno a sè, cominciano a cercare giustificazioni per non essere travolti dalla slavina.

La responsabilità politica viene nascosta, fin che si può, dietro il non pervenuto avviso di garanzia. Contemporaneamente tentano di porsi alla testa delle “masse” indignate nel tipico e gattopardesco movimento volto a tutto cambiare perché nulla muti veramente e si rimanga a galla. Le argomentazioni per giustificare i nefandi accadimenti, per nascondere le proprie responsabilità, per sopire se non troncare, sono dei veri e propri archetipi nel loro genere. Di questi archetipi ne riportiamo un esempio ascoltato dal vivo. Il moralizzatore di turno, l’on. Antoniozzi, noto esponente politico di lunghissimo corso, comincia sapientemente non negando l’accaduto, anzi lo definisce un momento fra “i più bui nella storia dei popoli”.

Manco nostra, proprio dei popoli, di tutti i popoli. Al confronto, secondo questo alto pensiero, Guerra mondiale, Olocausto, bomba atomica, guerre di religione, invasioni
barbariche ecc. sarebbero pinzillacchere. Si esagera per poi, di fronte allo sfracello morale, profferire la classica e personale “tentazione di abbandonare”. Il tema verrà ripreso alla fine del discorso. Si chiarisce subito dopo, però, che da simile catastrofe “nessuno può chiamarsi fuori”, cioè neanche gli avversari politici, interni ed esterni (la sinistra), di cui c’è una piena chiamata in correo.

Si ricorre, per dare il senso della profondità dell’analisi, alle radici lontane della crisi attuale, che è morale, ma la si mischia volentieri con quella economica. Si risale per spiegarla agli anni ’50, al fatto che si è voluti uscire dalla miseria, avere una casa, la sanità, la scuola, insomma la sicurezza sociale. Cose normali negli altri paesi, ma che in Italia, chissà perché, sono stati un eccesso che ha prodotto il debito pubblico. La causa, spiega il nostro economista, è che non abbiamo materie prime. Ora, tralasciando il piccolo particolare del boom economico degli anni ’60 senza materie prime e la crescita fino alla soglia degli anni 2000, l’onorevole dovrebbe sapere che il rapporto debito pubblico/Pil ha cominciato a galoppare negli anni ’80 e non nei ’50 (dal 58% del 1979 al 125% del 1994 al 126,4 di oggi).

Ma non fa niente tutto fa brodo pur di venire all’assunto che interessa: abbiamo vissuto dice, facendo il verso al ministro Fornero, al di sopra delle nostre possibilità. Senza distinguere ovviamente fra le possibilità dei ricchi e dei poveri, fra quelle dei lavoratori, pensionati, precari, e quelle degli speculatori, dei corrotti e dei corruttori. Anche l’evasione fiscale, “un patto scellerato” dice il nostro oratore, è stata una strada obbligata per venire incontro alle difficoltà dei ceti commerciali.

Accattivatasi la platea con la “favoletta” economica, così viene definita dal nostro novello Menenio Agrippa, si fa un’incursione nel campo della sociologia, diffondendosi sul cambiamento della società, sul “tracollo” dei valori che inevitabilmente si riflette anche sulla classe politica.
Per cui il malaffare della società civile tracima inevitabilmente anche nella rappresentanza politica. Che possa avvenire e sia avvenuto il contrario non è contemplato.E quindi che volete, quando capita il mariuolo, dice il nostro, è difficile scoprirlo perché non ce l’ha mica scritto in fronte se è onesto oppure no. Fiorito però, detto tra noi, qualche segno fisiognomico lo mostrava.

Pensando di aver superato gli scogli della spiegazione sul perché del “secolo buio” che ci è capitato tra capo e collo, l’oratore si distende parlando del “Fiorito” come di uno che a vederlo sembra di stare su “scherzi a parte”. Si aggiunge l’avvertenza, tanto per attenuare la spericolata battuta, che in futuro “bisogna stare più attenti” con chi ci si accompagna. Poi c’è la immancabile, in questi casi, invocazione del bisturi per incidere il bubbone del malaffare politico e dell’impegno a fare piazza pulita nella formazione delle prossime liste.

Quindi si fa sfoggio di coraggio dicendo che “non vogliamo scappare”. Ci si richiama al Gran capo Berlusconi perseguitato dai Magistrati, alla sua magnanima disponibilità a fare un passo indietro per fare il Grande Partito dei moderati. Per intenderci i moderati sarebbero coloro che, in questi anni, hanno moderato e di parecchio, stando ai temi etico-politici, il comune senso del pudore.

Naturalmente, sul tema della legge elettorale nazionale in discussione, l’onorevole si schiera a favore di una legge basata sulle preferenze. Proprio quella che ha prodotto nel partito dell’affabulatore i Franco Fiorito (mister preferenze alla Regione con 26.000 crocette) e i Samuele Piccolo (mister preferenze al Comune con 12 mila voti, Indagato per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, appropriazione indebita e finanziamento illecito dei partiti nonché per truffa ai danni dell’Enel: secondo l’accusa rubava anche l’elettricità). O l’ultimo arrestato, l’assessore alla casa Domenico Zambetti in Lombardia, che le preferenze, secondo l’accusa, le ha comprate direttamente dalla ‘ndrangheta.

Non disdegna il nostro politico, sul finale, di dare qualche stoccata al Monti piombato da Bruxelles e, alla stregua di occupy Wall Street, alla “cupola” finanziaria che tutto domina e che ci sta schiacciando imponendoci i noti sacrifici a cui certo non si può sfuggire ma che dovrebbero essere un po’ più graduali. No più graduati ed equi.
Tutto questo per poi concludere che la “tentazione dell’abbandono”, evocata all’inizio, è stata già superata durante la narrazione e quindi, state sicuri cari amici, che il “grosso fardello” portato sin qui continueremo a portarlo, dice l’oratore, pur di rimanere “al vostro servizio”. Hic manebimus optime (Qui rimarremo ottimamente). Ma per darci la possibilità di continuare a portare questo peso, conclude il nostro, anche voi, cari amici, non fatevi tentare dall’”abbandono” delle urne elettorali e dei voti di preferenza.

Così, in sintesi, parlò Alfredo Antoniozzi europarlamentare Pdl mercoledì 10 ottobre in un’affollata assemblea indetta dal Pdl municipale e presieduta dal consigliere Pino Antipasqua sul tema: “Nessuna tolleranza per gli approfittatori e i disonesti. Per un nuovo rinascimento politico responsabile e serio al servizio dei cittadini”. Antipasqua, già citato nella sgradevole, si fa per dire, vicenda dei rimborsi kilometrici municipali trattata su questo giornale (articoli del 21.4 e del 14.5 2012), aveva sentenziato: “E’ inqualificabile il comportamento di quei soggetti che, approfittando del ruolo politico istituzionale, si sono lasciati andare coltivando più la loro pancia e non i bisogni della comunità” (Sic!).

Secondo quanto si evince dalla biografia politica dell’on. Antoniozzi il “grosso fardello” che intende fermamente continuare a portare lo sopporta dal 1981 quando entra in Consiglio Comunale a Roma e diviene membro della Commissione Servizi Sociali del Campidoglio. Nel 1985 è Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune e nel 1987 è di nuovo Assessore agli Affari generali con delega alle emergenze cittadine. Nel 1990 è eletto Consigliere alla Regione Lazio. E’ Presidente del Gruppo della Democrazia Cristiana e Assessore ai Trasporti. Crolla il sistema politico della Prima Repubblica ma il nostro continua a portare il “fardello” anche nella seconda. Rieletto in Consiglio Regionale nel 1995 e nel 2000 con Forza Italia è presidente del Gruppo Consiliare.

Nel 2004 è eletto all’unanimità Coordinatore di Forza Italia per la Provincia di Roma e deputato del Parlamento europeo. Diviene assessore al Patrimonio e alla casa nella giunta Alemanno che esercita in contemporanea, fino al 2012, col mandato di europarlamentare che gli viene riconfermato nel 2009. A Roma non si accorge di quel che avviene, parentopoli e altro, nell’amministrazione di cui fa parte per 44 mesi. Un così alto esponente politico che ha ricoperto ruoli rilevanti a livello locale e perfino
europeo, nella prima e nella seconda Repubblica, nella Dc e in Forza Italia e nel Pdl, sempre eletto con le preferenze come ci ha tenuto a sottolineare, forse dovrebbe sentire una qualche responsabilità politica per gli “anni più bui della storia dei popoli” e decenza vorrebbe che deponesse il “fardello”.

Manco per idea. Lo ha seguito a ruota, anzi preceduto, il consigliere comunale Giorgio Ciardi delegato comunale alla sicurezza. Anche lui sulla stessa lunghezza
d’onda del “tutti siamo corresponsabili”, la società cattiva, la “difficoltà a trasmettere i valori”, “la politica che non risponde”, “chi ha sbagliato deve pagare”, “la politica che deve pensare ai deboli” e, naturalmente, “basta cooptazioni”.

Il Corriere della Sera il 16 luglio scorso ha intervistato il Ciardi a causa dello scandalo di Samuele Piccolo e così lo ha presentato: “Giorgio Ciardi, classe ’66, delegato del sindaco alla Sicurezza. Ma è anche, da settembre 2008, un dipendente del ‘gruppo Piccolo’: prima per la ‘Gruppo Servizi Generali’, poi da aprile 2010 per la ‘Consorzio Lavoro Attivo’, aziende di servizi, logistica, facchinaggio. Stipendio alto, rimborsi d’oro per le società: più di diecimila euro al mese, che il Campidoglio restituisce alla famiglia Piccolo perché un suo dipendente (in questo caso Ciardi) svolge l’attività di consigliere comunale”. Il giornalista Ernesto Minicucci tra l’altro gli domanda: “Perché (i Piccolo n.d.r.) l’hanno assunta solo dopo l’elezione del 2008? “Non si era consolidato quel rapporto di stima reciproco e di intuitu personae”. (Categoria di contratti caratterizzata dalla particolare rilevanza dei soggetti che li stipulano sotto il profilo delle loro qualità personali n.d.r.).

Ecco il vero cancro della politica: la mancanza d’intuito.

Post scriptum: è intervenuto anche il consigliere Udc Matturro. Rivolgendosi ad Antoniozzi ha detto di sentirsi a casa. “Siete voi- ha invocato – che ci dovete dare forza”. 


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