Diario di un viaggiatore – Via delle Sette Chiese

La strada è una parte dellʼantico percorso della Via del Pellegrino, percorsa dai fedeli per ottenere lʼindulgenza plenaria
di Francesca Troiano - 4 Dicembre 2012

Datemi un punto di fuoco e vi narrerò il mondo. (O. Barbieri)

Costretti a cercare il punto di fuoco, una volta trovato ci scopriremo minuscoli e infinitesimali, nel macrocosmo artificiale naturale che è il nostro pianeta – casa.

Via delle Sette Chiese, è una parte dellʼantico percorso della Via del Pellegrino, percorsa dai fedeli per ottenere lʼindulgenza plenaria.

Dar Ciriola asporto

Anticamente non era altro che lʼantica tangenziale sud che collegava lʼAppia Antica, al porto Grapignano, che si trovava nellʼarea corrispondente allʼattuale parco Schuster, avendo ai due estremi due delle cinque basiliche (San Paolo e S. Sebastiano). Oggi perde la sua interezza e unicità, perché è divisa in due da via Cristoforo Colombo che ne definisce nettamente una parte moderna, composta dal quartiere della Garbatella, e una più bucolica, comprendente le catacombe di Domitilla, quelle di S. Callisto, e il Parco dellʼAppia Antica.

Volendosi immaginare dei viaggiatori, il paesaggio, che io definisco di passaggio, è lʼinterpretazione e il filtraggio della percezione del viandante che vuole immagazzinare e raccontare, il suo viaggio che, se vogliamo definire “immaginario” si pone tra camera oscura e viaggiatore, ovvero la macchina fotografica e fruitore.

Racconta cosi un paesaggio in questo caso, che va da quello del così detto “Agro romano”, a quello della città consolidata.

Il viaggiatore non fa altro che percorrere e vivere un paesaggio diverso, come se fosse una linea del tempo immaginaria, per “arrivare”, a uno scopo, motivo che ci ha spinti a intraprendere il viaggio.

Come nei film “Viaggio a Kandahar” e “La strada verso casa”, i protagonisti ritrovano se stessi, intraprendendo un cammino, che nel primo caso si pone verso una conoscenza più
profonda di se stessi, attraverso culture, usi e abitudini differenti. Il secondo caso invece propone una metafora dalla propria vita, attraverso lʼultimo viaggio verso casa ricordando
attimi passati, lungo il percorso, terminando il suo viaggio dove era incominciato.

Via delle Sette Chiese rappresenta un passaggio dove, da un lato, il paesaggio bucolico dellʼAppia antica con le sue rovine e catacombe, è contrapposto alla città moderna.

Passando per luoghi leggendari come quello dove Remo fondò Remuria, in opposizione a Romolo, e dove i due profeti Enoch ed Elia arriveranno precedendo la fine del mondo.
Percorrendola tutta di un fiato si presenta come una sovrapposizione di epoche diverse, romana, repubblicana, imperiale, moderna e contemporanea; vissuta e abitata da diverse
etnie, e divisa in diversi ambiti: turistico, di quartiere e lavorativo, che ne definisce differenti paesaggi linguistici, intendendo la lingua come sentimento e riconoscimento della realtà
tra i soggetti parlanti, definendone unʼidentità propria. La correlazione con il paesaggio come qualcosa di condivisibile, rispetto ad un percorso soggettivo sia in termini tensioni
verso un obbiettivo, che di percezione, ma anche qualcosa di sociale.

Il tema del percorso, strettamente legato alla concezione del movimento e la percorrenza, è uno strumento strategico per la valorizzazione del paesaggio, infatti, secondo le velocità
di percorrenza, mezzo utilizzato, e tempo impiegato varierà la nostra percezione dellʼintorno.

Il camminare si rivela, uno strumento che, proprio per la sua caratteristica di lettura simultanea e scrittura dello spazio, si presta ad ascoltare a interagire nella mutevolezza degli spazi, così, muoversi allʼinterno del tracciato percorrendolo nella sua interezza, evidenzia le sue molteplici peculiarità.


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti