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Disabilità, fragilità non solo estiva

Che caldo questo mese di luglio a Roma est, ma le mie informazioni confermano le alte temperature in tutto il centro/sud.
Correre (lamia passione) è complicato, non si recupera in 24 ore; la bicicletta può andare bene, ma che pesantezza pedalare in salita; decido quindi di uscire per una bella passeggiata nel parco Palatucci.
Prima di andare, affacciato al balcone vedo una macchina della municipale che si ferma davanti alla Chiesa di Dio Padre Misericordioso e scendono due vigilesse che passano a fotografare vari elementi di una macchina parcheggiata nei posti assegnati ai disabili.
Devo dire che hanno avuto la sensibilità di cercare se in giro c’era il proprietario, non lo hanno trovato e sono andate via.
Esco di casa e a Largo Cevasco questa mattina non ho trovato il raduno di moto, ma solo più roulotte, più automobili, più camper vecchiotti e camion con rimorchi. Mi hanno riferito degli amici runners, che hanno loro stessi segnalato la situazione ai vigili municipali, ma hanno avuto la conferma della regolarità per la lunga sosta nel piazzale di quei mezzi. Se lo dice la municipale non possiamo dubitare.
Avevo però un cruccio, che mi son portato dietro per tutta la passeggiata: informare il proprietario della macchina fotografata dalle vigilesse. Se era parcheggiato nel posto disabili avrà l’autorizzazione e forse agendo subito potrà sapere e risolvere la problematica. Ho sempre quel senso civico che prevale oltre al rispetto della disabilità.
Tramite terze persone il proprietario ha però ricevuto l’informazione e mi sento soddisfatto.
O ci credi o non ci credi al concetto dei più deboli, degli anziani e dei bambini, a maggior ragione a chi deve gestire una disabilità, la propria o dei familiari.
Siamo sicuri di essere pronti come società a capirne le sofferenze? Penso di no!
E non solo a Tor Tre Teste.
Per cambiare o modificare, si deve agire. Quindi proviamo a fare assieme un passo indietro e vediamo se riusciamo un po’ ad emozionarci con il testo che allego ed “imparare noi” per poi “insegnare agli altri” da subito con i fatti, per spronare i giovani a partire con il piede giusto verso… la loro futura società.
“Mi hanno chiesto spesso di descrivere l’esperienza di allevare un figlio con una disabilità, per cercare di aiutare la gente che non ha vissuto questa esperienza unica a capirla, ad immaginare come ci si sente.
È come…
Quando stai per avere un bambino, è come pianificare una favolosa vacanza in Italia.
Compri grandi quantità di guide e fai i tuoi progetti meravigliosi. Il Colosseo. Il David di Michelangelo. Le gondole a Venezia. Puoi imparare qualche frase utile in Italiano. È tutto molto eccitante.
Dopo mesi di attesa impaziente, il giorno finalmente arriva. Prepari i tuoi bagagli e parti.
Parecchie ore più tardi l’aereo atterra.
Lo steward arriva e dice “Benvenuti in Olanda”.
“Olanda?!” dici. “Che vuol dire Olanda? Io avevo prenotato per l’Italia! Io avevo creduto di essere in Italia. Per tutta la vita ho sognato di andare in Italia.”
Ma c’è stato un cambiamento nel piano di volo.
Sono atterrati in Olanda e là devi stare.
La cosa importante è che non ti hanno portato in un posto orribile, ripugnante o indecente, invaso dalle pestilenze, dalla fame e dalla malattia.
È soltanto un posto diverso. Così devi uscire e comprare una nuova guida. E devi imparare da zero un nuovo linguaggio. E incontrerai persone che non avresti mai conosciuto.
È solo un posto diverso. C’è un’andatura più lenta che in Italia, meno impetuosa che in Italia. Ma dopo che sei stato lì un po’ di tempo e riprendi fiato, ti guardi intorno e cominci a notare che l’Olanda ha i mulini a vento…e … l’Olanda ha i tulipani. L’Olanda ha anche Rembrandt.
Ma tutti quelli che conosci sono occupati ad andare e venire dall’Italia… e si vantano del periodo meraviglioso che hanno vissuto lì. E per il resto della tua vita, tu dirai “Sì, era quello il luogo dove io avevo creduto di andare. Quello era ciò che avevo pianificato.”
Ed il dolore per questo mai, mai, mai, mai andrà via… perché la perdita di quel sogno è una perdita molto, molto significativa. Ma…se trascorri la tua vita rimpiangendo il fatto che non sei andato in Italia, non potrai mai essere libero di provare gioia per le cose molto speciali e incantevoli che offre l’Olanda.
Aiutiamo per aiutare.

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