Dar Ciriola asporto

Disagio mentale nel VI, un’indagine di “Immensa… Mente”

Per conoscere e sensibilizzare cittadini, operatori e famigliari. Annunciata in un affollato incontro il 10 marzo nella Libreria Rinascita
di Nicola Capozza - 12 Marzo 2007

A fine marzo l’associazione Onlus “Immensa…Mente” inizierà la distribuzione di tre questionari (uno rivolto ai cittadini, uno agli operatori sanitari ed un altro ai familiari dei malati) per realizzare un sondaggio conoscitivo sul disagio mentale. I questionari sono stati predisposti con la consulenza professionale del professor Filippo Viola, docente di Sociologia dell’università di Roma.
Ad annunciare l’iniziativa è stato Alessandro Fiori, un iscritto all’associazione, nel corso di un affollatissimo incontro sul tema: “Salute mentale e società nel VI Municipio”, tenuto sabato 10 marzo 2007 presso la libreria “Rinascita” di viale Agosta, 36.

Se, indubbiamente, il successo a Sanremo della bella canzone di Simone Cristicchi ha portato all’attenzione del grande pubblico le tematiche della sofferenza psichica, è pur vero che nel VI municipio è stato merito di “Immensa…Mente” averne rilevato già da alcuni anni la loro priorità tra quelle di carattere sociale, anche con la promozione nel 2006 di interessanti incontri con i responsabili sanitari per la conoscenza dei fenomeni “devianti”.

Il nuovo progetto, finanziato dalla Provincia di Roma, interesserà un campione di 330 soggetti (tra i cittadini), in rappresentanza della popolazione residente nel Sesto municipio, disaggregata ovviamente per età, sesso, condizione sociale, ecc…

“Scopo dei questionari  ha detto Alessandro Fiori  è conoscere il grado di sensibilizzazione sulla sofferenza mentale, le aspettative della società e delle istituzioni, e diffondere la cultura dei servizi e dei diritti in questo settore d’intervento”.

Diversi e autorevoli gli ospiti intervenuti al dibattito, coordinato da Giovanni Fiori e Piero Caprioli, Tra gli altri: Teodoro Giannini (presidente del VI municipio), Antonio Vannisanti (Assessore municipale alle Politiche sociali), Simonetta Salacone (consigliera municipale), Aldo D’Avach (del Comune di Roma).

Il dr. Gennaro Cardone, responsabile del Centro salute mentale (CSM) D/6, ha respinto la logica del “non possumus, perché non ci sono i soldi”, che prevale tra gli operatori sanitari, pressati quotidianamente dalle richieste dei pazienti e dei familiari: “Se è vero che le risorse umane e finanziarie sono limitate, è pur vero che quelle che ci sono possono essere gestite meglio. E ciò non sempre accade. Ad esempio, si potrebbero risparmiare soldi, razionalizzando (evitando quando non necessari) i ricoveri in clinica”.
Parlando dell’indagine conoscitiva, l’ha definita “importante per affermare la cultura dei servizi e della prevenzione nel territorio (centri d’ascolto, case famiglia, centri diurni) e nella cittadinanza, completando quel circuito virtuoso tra terapia, operatori sanitari e (appunto) territorio, che è alla base dell’intero percorso terapeutico”.

Tiziana Biolghini, consigliera provinciale con delega all’handicap, ha sottolineato l’attenzione che la Provincia di Roma sta mettendo su questi temi, che possono essere affrontati solo con un “approccio culturale diverso, che veda la famiglia e i cittadini protagonisti paritari con le strutture sanitarie nella ricerca delle soluzioni più umane e solidali. Io preferisco parlare di percorsi di vita al posto di quelli terapeutici”.

Simonetta Salacone ha portato la sua esperienza di direttrice scolastica, evidenziando le difficoltà che spesso incontrano gli insegnanti nei rapporti con alunni “difficili”, con alle spalle situazioni di crisi familiari e di precarietà sociale. “Dopo la famiglia, è la scuola a svolgere un ruolo di ascolto e d’accoglienza. Ma per questo, fondamentale è allora la formazione degli insegnanti, soprattutto di quelli nuova esperienza”.

Adotta Abitare A

Le domande del pubblico, inutile dirlo, hanno messo a nudo l’angoscia, le ansie e anche la denuncia che salgono dall’animo dei familiari, spesso anziani, lasciati talvolta soli a gestire i drammi e le sofferenze dei malati psichici o alle prese con i disservizi o con l’impreparazione di sanitari e infermieri. Telefoni di uffici che non rispondono, fatiscenza dei locali d’accoglienza (si fa per dire), mancanza di adeguata assistenza domiciliare, centri di cura che sono ancora manicomi veri e propri, persino dopo decenni dalla loro chiusura…, per fare solo alcuni esempi.

Al grido di dolore, dobbiamo però dire, non ha dato risposte concrete, come ci si attendeva, il responsabile del Dipartimento del CSM, dott. Attenasio.
Il suo, ci è parso, un intervento caratterizzato da un insieme di buoni propositi generici ma prigioniero di una logica di stato di necessità nel tollerare una situazione, in questo ambito, che presenta risvolti anche disumani e di scarso rispetto della dignità nei confronti dei malati mentali.

L’assessore Vannisanti e il presidente del VI Giannini, a conclusione dell’incontro, hanno voluto offrire una sponda istituzionale: tenere sempre aperto un tavolo di concertazione tra CSM, Associazione e Municipio.
Ritorniamo così a quel metodo ben augurante che tutti gli interlocutori ritengono vincente nel “percorso terapeutico”: costruire il circuito virtuoso tra malato, operatore sanitario e territorio.


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti