Don Coluccia ad Atreju: “Roma soffre di un welfare criminale, le periferie meritano dignità”

Il prete antimafia ha descritto una città in crisi: “Oggi a Roma entrano tonnellate di droga"

“La riforma di Roma Capitale può servire a riconoscere la dignità delle periferie e delle persone che vi abitano”. Parole forti quelle di Don Coluccia, sacerdote impegnato nella lotta alla mafia e alle disuguaglianze, intervenuto ad Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia, durante il panel su urbanistica, trasporti, emergenza abitativa e decoro urbano.

Il prete antimafia ha descritto una città in crisi: “Oggi a Roma entrano tonnellate di droga. Il vero problema non è solo lo spaccio, ma un welfare criminale, uno Stato parallelo gestito dai clan, organizzato a tutti gli effetti”. Secondo Don Coluccia, vuoti istituzionali e emarginazione hanno lasciato spazio alla disperazione: “Troviamo persone che hanno bisogno. È fondamentale ristabilire la giustizia sociale in questi territori”.

Lo sguardo del sacerdote si concentra sui più giovani: “I minori non accompagnati finiscono spesso nelle piazze di spaccio. La droga è democratica: tutti possono entrarvi, e questo sistema fa economia, riciclando i proventi nelle attività. La lotta alla droga non può essere solo delle forze dell’ordine: serve una lotta culturale, di partecipazione sociale”.

Per cambiare davvero, sottolinea Don Coluccia, serve portare la cultura della bellezza: lo Stato è tale quando garantisce servizi alla cittadinanza. Nelle periferie bisogna parlare di diritti. Tutti hanno diritto a una possibilità”.

E un monito finale che non lascia spazio a interpretazioni: “A Roma si spara troppo, anche di giorno. Tacere significa assumersi delle responsabilità”.

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