Don Luigi Di Liegro, 16 anni fa ci lasciava

Il ricordo di un prete scomodo, il prete degli ultimi, il paladino dei poveri
di Luciano Di Pietrantonio* - 11 Ottobre 2013

“L’impegno politico non è un impegno che noi portiamo avanti per difendere il prestigio della Chiesa, oppure per consentire alla Chiesa di avere un potere nella politica. E’ soprattutto un servizio di partecipazione per garantire quello che è promesso e per realizzarla giustizia, la solidarietà e la condivisione. Ha ragione Paolo VI, Papa Montini, quando afferma che oggi l’umanità più che di predicatori ha bisogno di testimoni.” Queste parole dettate in una meditazione di Don Luigi Di Liegro, in un campo scuola del 1996, offrono ancora oggi la dimensione e la viva attualità di chi viene considerato, a ragione, uno dei maggiori protagonisti della vita religiosa di Roma dalla fine degli anni Sessanta fino alla sua morte, avvenuta a Milano il 12 ottobre 1997, all’ Ospedale San Raffaele.

Fondatore, animatore e primo direttore della Caritas romana, la sua attività in favore dei più poveri, dai barboni ai senza tetto, dagli immigrati ai malati di Aids, lo ha portato a collaborare, e spesso a scontrarsi, con le autorità politiche della città, e in qualche caso anche con le autorità religiose, pur godendo della fiducia di Papa Giovanni Paolo II. Per questo suo modo di essere veniva definito: un prete scomodo, il prete degli ultimi, il paladino dei poveri, e oltre tutto “ non aveva paura di sporcarsi le mani.”

La sua concezione del volontariato ha segnato una generazione di giovani e meno giovani, e ancora oggi rimangono attive le sue istituzioni, dalle mense alle case alloggio ai centri d’ascolto, alimentate anche dalla Fondazione che porta il suo nome. Scuole, strade,ospedali, ostelli, in tanti comuni del nostro Paese, sono intitolate a Don Di Liegro, oltre ai moltissimi libri pubblicati e lavori televisivi che ricordano questo “ grande prete romano,” figlio di emigranti.

Significativo è il volume di Maurillo Guasco, che propone “una prima ricostruzione della biografia di un personaggio che è stato e rimane uno dei grandi segni di contraddizione della storia religiosa e politica della Chiesa italiana del Novecento”.

Pensare e riflettere su Don Luigi Di Liegro, oggi, dopo la elezione di Papa Bergoglio a Vescovo di Roma, e ascoltare i suoi insegnamenti e i suoi messaggi, molte persone ( senza che ciò rappresenti offesa o un accostamento forzato) hanno riscoperto la pastorale sugli ultimi, che fra tante difficoltà Don Luigi ha cercato di testimoniare, spesso incompreso.

Papa Francesco, il 25 luglio, nella visita alla Comunità di Varginha, durante le Giornate Mondiali della Gioventù in Brasile, ha sostenuto:” Perché quando siamo generosi nell’accogliere una persona e condividiamo qualcosa con lei – un po’ di cibo, un posto nella nostra casa, il nostro tempo – non solo non rimaniamo più poveri, ma ci arricchiamo.”

Anche per questo motivo, il nostro fratello, amico e sacerdote ci manca. Anche se sono passati 16 anni da quella triste domenica di ottobre. Per certi versi, pare solo ieri.

(*) Ex Segretario Generale della Cisl di Roma e del Lazio

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