Dopo le Europee. Bacini e Stagni elettorali

Una favola non sempre stagnante
Ettore Visibelli - 28 Maggio 2019

Quando la DC creò il suo bacino elettorale erano gli anni della ricostruzione postbellica.

Offrire lavoro a chi aveva voglia di lavorare era facile: ce n’era da svolgere a tutti i livelli, per tutte le mansioni e specializzazioni.

Per garantirsi che il contenitore non alzasse onde anomale e di burrasca, in quei tempi non erano necessarie false promesse. In aggiunta, al bacino bastava inglobare tre o quattro piccole pozzanghere politiche per garantirne la quiete. Arrivavano aiuti dagli Stati Uniti, quindi, per assicurare un certo benessere, bastava lo spauracchio di Baffone e l’alacre attività dei circoli parrocchiali a crescere giovani e giovanette, sotto l’ala di Santa Madre Chiesa.

Col passare degli anni è inevitabile che, al crescere del benessere, crescano anche le pretese del gregge pascolato e, a mantenere il bacino sotto controllo, per la DC fu pressoché imprescindibile allargarne la superficie inglobando quella del PSI.

Quando la paura per Baffone finì, insieme al crollo del muro di Berlino, le onde del bacino DC-PSI – già mosse da qualche anno per una brezza fastidiosa proveniente dai quadranti orientali – ormai appartenevano a uno stagno di vaste proporzioni.

Le onde si agitarono paurosamente, tanto da indurre il sorvegliante del livello (ormai superiore a quello di guardia) a spronare la proprietà per spingere lo stagno a esondare in quello del PCI, dalla sponda di sinistra, per allargare ancora di più la capienza e farlo tornare in quiete.

Purtroppo il povero sorvegliante fu inghiottito dalle acque, che all’epoca assunsero un moto ondoso fortemente agitato, violento e schioppettante, colorato in rosso.

Poi fu di nuovo calma, ma solo apparente. Quel bacino in quiete creato dalla DC, negli ultimi 40 anni è andato sempre più palesando segni di insofferenza. Talvolta è sembrato muoversi sotto venti che turbinavano da nord; altre volte ha formato onde che frangevano e spumeggiavano provenienti da sud est, altre volte, sotto sferzate di procelle meridionali, è parso vicino a far affondare lo stivale del proprietario nella melma di una palude, a rischio di scomparire nelle sabbie mobili.

Di recente, quello che era un tranquillo bacino all’inizio è passato definitivamente di mano, sotto il controllo di un Consorzio a irresponsabilità limitata, che ha deciso di mutare radicalmente la gestione e il corso delle acque, aprendo chiuse attive da anni, chiudendo cataratte che garantivano il deflusso nel rispetto dei terreni vicini, di altrui proprietà.

Le acque si stanno agitando con uno sciabordio, da destra a sinistra, dall’alto verso il basso, con una furia che preoccupa, stante il livello che si alza e si abbassa in un breve intervallo di oscillazioni a doppia cifra.

Ora un vento favorevole sembra soffiare da nord, ma occorre molta attenzione.

Le acque, un tempo chete, oggi non lo sono più e il recente passato c’insegna che in più di un’occasione le onde dello stagno hanno opposto il loro moto ondoso al vento che le spingeva, facendogli cambiare di colpo direzione inaspettatamente.

Il pericolo non proviene soltanto dall’azzardata conduzione del Consorzio che gestisce lo stagno, quanto dalle scelte di quello più grande, l’Ente Europeo di Gestione delle Acque, a cui lo stesso fa capo e al quale deve rendere conto.

Che ci stia dentro o decida di uscirne, attenzione alle scelte: GB docet.

“Chi?.. Giovan Battista, quello di Facebook che ha chiesto l’amicizia?”

Ma per piacere, gente, sveglia! Fate un po’ più  di attenzione e valutate bene ciò che vi passa sotto al naso, dai!

 

Ettore Visibelli


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