Due poeti di fronte a Natale

F. S. - 21 Dicembre 2019

Due poeti di fronte a Natale, per non lasciarci travolgere dalle solite consuetudini festaiole e per guadagnarci un piccolo spazio per riflettere e per vivere lo spirito del Natale, come Dickens ci invita a fare

Ecco due poesie di altrettanti poeti molto diversi e distantissimi tra loro: Gianni Rodari (Il Natale dei poveri) e Thomas S. Eliot (La coltura degli alberi di Natale, alla quale mi sono permesso – ma chiederò perdono ad Eliot quando sarò nella sua Terra desolata – di eliminare l’ultima parte). E in aggiunta il classico Concerto grosso fatto per la notte di Natale di Arcangelo Corelli.

Ecco le poesie.

Dar Ciriola asporto

Il Natale dei poveri

Filastrocca di Natale,
la neve è bianca come il sale,
la neve è fredda, la notte è nera
ma per i bambini è primavera:
soltanto per loro, ai piedi del letto
è fiorito un alberetto.
Che strani fiori, che frutti buoni
Oggi sull’albero dei doni:
bambole d’oro, treni di latta,
orsi da pelo come d’ovatta,
e in cima, proprio sul ramo più alto,
un cavallo che spicca il salto.
Quasi lo tocco …  Ma no, ho sognato,
ed ecco, adesso, mi sono destato:
nella mia casa, accanto al mio letto
non è fiorito l’alberetto.
Ci sono soltanto i fiori del gelo
Sui vetri che mi nascondono il cielo.
L’albero dei poveri sui vetri è fiorito:
io lo cancello con un dito.

                                                                                   Gianni Rodari

 

La coltura degli alberi di Natale

 

Vi sono molti atteggiamenti riguardo al Natale,

alcuni trascurabili: il torpido, il sociale,

quello sfacciatamente commerciale,

il rumoroso (i bar aperti fino a mezzanotte),

e l’infantile – che non è quello del bimbo

che crede ogni candela una stella, e l’angelo dorato

spiegante l’ali alla cima dell’albero

non solo una decorazione, ma un vero angelo.

Il bimbo stupisce di fronte all’albero di Natale:

lasciatelo dunque in spirito di meraviglia

di fronte alla festa, all’evento accettato non come pretesto;

così che lo splendido rapimento, e lo stupore

del primo albero di Natale ricordato, e le sorprese,

l’incanto dei primi doni ricevuti (ognuno

con un profumo inconfondibile ed eccitante),

e l’attesa dell’oca o del tacchino, l’evento

atteso e che stupisce al suo apparire,

e non debbano gioia e reverenza

mai più esser dimenticate nella tarda esperienza,

nella stanca abitudine, nella fatica, nella noia,

nella consapevolezza della morte,

nella coscienza del fallimento  … …

                                                                                   Thomas S. Eliot

 

E concludiamo in musica, augurando un sereno Natale ai nostri lettori

Con Corelli/Concerto fatto per la Notte di Natale – Accademia degli Astrusi/Federico Ferri

 

F. S.

 


Commenti

  Commenti: 1


  1. Ottime scelte che invitano ad andare nel profondo di noi e degli altri, per riscoprire la radice dell’uomo dalla quale può rinascere la nuova pianta dell’umanità. L’introspezione spesso manca, poiché prevale la manifestazione, pur giusta e vitale, ma che rischia di essere inefficace se non accompagnata dalla ricerca di un ” animus/ anima”

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