Elezioni, Festival e sentenze – Perché lo Stato non vuole 41 miliardi suoi? – Vertici istituzionali allargati

Fatti e misfatti di dicembre 2012 di Mario Relandini
Enzo Luciani - 17 Dicembre 2012

Elezioni, Festival e sentenze 

"Poiché il Tribunale di Milano ha fissato le requisitorie dell’accusa e le arringhe di difesa per il 21, il 28 gennaio e il 4 febbraio – fatto qualche conto sui tradizionali tempi giudiziari – la sentenza del processo cosiddetto "Berlusconi-Ruby" dovrebbe essere letta verso la metà di febbraio prossimo".

Il che, dunque, sarebbe proprio in piena campagna elettorale e proprio a ridosso del voto delle elezioni politiche. Un momento, indubbiamente, del tutto intempestivo e inopportuno. Perché metterebbe in mano a qualcuno, in piena partita, un "carico da undici". In mano a Berlusconi, in caso di assoluzione, per giocarselo come carta pesante da calare, in extremis, a sostegno di una sua sempre proclamata innocenza e di una sua grande vittoria nei confronti di giudici da lui sempre definiti avversari politici e strumentali. In mano agli antiberlusconiani, in caso di condanna, per accumulare impropriamenete altri punti a proprio favore e contro l’avversario. In ogni caso, appunto, una sentenza nel momento più intempestivo ed inopportuno. Ma, ecco il punto, si può spostare la data di una sentenza? Sicuramente no, visto che sembrerebbe impossibile spostare, perfino, la data del "Festival di Sanremo" in quanto anch’esso coincidente con la data delle elezioni. Questa è, però, l’Italia. L’Italia del "canta che ti passa". Sia una sentenza del Tribunale sia un motivetto del "Festival".

Perché lo Stato non vuole 41 miliardi suoi?

"Solo in questo 2012 che sta finendo – ha fatto conoscere la Guardia di finanza – allo Stato sono stati sottratti 28 miliardi con redditi non denunciati o falsati e 13 miliardi con danaro finito all’estero"

Un totale derubato all’Erario, quindi, pari a 41 miliardi e 41 miliardi – beffa nella beffa – è addirittura oltre l’ammontare di quella manovra finanziaria che tanto gravi sacrifici ha richiesto ai cittadini anche non abbienti. Lo scandalo, comunque, va anche ben oltre. Perché – sempre secondo i dati della Guardia di finanza – lo Stato ha incassato, di questi accertati 41 miliardi illecitamente sottratti alle sue casse, solamente 900 milioni. E, cioè, appena una briciola. Fatto che, però, andrebbe doverosamente spiegato. Rispondendo, magari, a due semplici quanto legittime domande: chi o che cosa ha impedito che lo Stato incamerasse quanto illecitamente sottrattogli? Chi o che cosa ha impedito che quell’impedimento fosse doverosamente e tempestivamente rimosso? Il "premier" e tutti i Ministri i quali stanno già manovrando in vista delle prossime elezioni, ove chiarissero il loro pensiero e i loro propositi su questi inquietanti impedimenti, segnerebbero ceertamente un punto a favore nei loro "curricula" di aspiranti al Governo prossimo venturo.

Vertici istituzionali allargati

"Sotto una foto comune che ha ripreso, nell’ordine, il cardinale Tarcisio Bertone, il "premier" Mario Monti, il Presidente del Senato Renato Schifani, il Capo dello Stato Giorgio Napolitano e il Presidente della Camera Gianfranco Fini – su "il Giornale" di oggi lunedi 17 –  è stata pubblicata questa testuale didascalia: "Il "premier" Mario Monti col Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e i vertici istituzionali al concerto del Senato"".

Bene. Qualcuno, più o meno consciamente, sta cominciando a riconoscere, chiaro e tondo, che i vertici istituzionali dell’italica Repubblica, ancora oggi, vanno allargati, anche, ai segretari di Stato vaticani. Con tanti saluti "nunc et semper" (ora e sempre) all’infatti mai osservato "unicuique suum" (a ciascuno il suo: a dio che quel che è di Dio, a Cesare quel che è di Cesare).

 


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