Entro novembre 2012 i nuovi Municipi

Due mesi soltanto per definire accorpamenti e nuovi poteri dei Municipi
di Sergio Scalia - 10 settembre 2012

Sul ruolo e le funzioni di Roma Capitale sono stati emanati 2 Decreti Legislativi. Il primo è del Governo Berlusconi, il D.Lgs. 10 settembre 2010, n. 156, e definisce lo Status di Roma Capitale, dei suoi amministratori, porta a non più di 15 il numero dei municipi e rinvia ad un successivo decreto per i nuovi poteri e per avviare la riorganizzazione territoriale. Il secondo Decreto ha avuto un parto difficile, perché la Lega ha impedito al Governo Berlusconi di dare nuovi poteri alla Capitale ed è stato emanato dal Governo Monti come D.Lgs. 18 aprile 2012, n. 61 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 18 maggio 2012.

Il primo Decreto (n. 156) prescrive che entro 6 mesi dall’entrata in vigore del secondo Decreto (n. 61) “Lo statuto disciplina, nei limiti stabiliti dalla legge, i municipi di Roma Capitale, quali circoscrizioni di decentramento, in numero non superiore a quindici, favorendone l’autonomia amministrativa e finanziaria”. Poiché i sei mesi scattano dal 18 maggio, ciò significa che entro metà novembre i nuovi municipi debbono essere ridisegnati nello Statuto comunale. Le modifiche allo Statuto debbono essere approvate con la maggioranza dei 2/3 e, qualora ciò non avvenga, con la maggioranza assoluta per due votazioni da ripetere entro 30 giorni. Se il Consiglio Comunale non riuscisse ad approvare le modifiche, subentrerebbe il Prefetto di Roma come Commissario ad acta per la definizione dei nuovi municipi. Poiché il Consiglio comunale deve ancora approvare il bilancio e si prevede una lunga sessione almeno fino a metà ottobre, si capisce che i tempi sono molto stretti e l’ipotesi commissario resta la più probabile.

Tra le proposte avanzate, la più sensata sembra quella di accorpare municipi limitrofi, senza frazionare territori che in 45 anni di decentramento hanno costruito una loro integrazione. In tal caso si procederebbe alla:

– unificazione del 1° e 17° municipio che costituirebbero la zona centrale di Roma;
– unificazione del 2° e 3° municipio;
– unificazione del 6° e 7° Municipio;
– unificazione del 9° e 10° municipio, anche se diverrebbe il più grande con oltre 300.000 abitanti.

Per rendere un’idea dell’estensione degli attuali e dei nuovi municipi, della popolazione e della densità abitativa, basta scorrere i dati della tabella pubblicata, costruita con le cifre indicate sul sito Internet del Comune di Roma.

Sulle modalità di riduzione e accorpamento che dovranno portare dagli attuali 19 ai futuri 15 municipi i consiglieri e assessori comunali stanno presentando le ipotesi più fantasiose, tra spinte al “leghismo territoriale” di chi pensa che il proprio municipio non debba comunque essere accorpato e proposte di “spezzatini elettorali” di chi pensa che facendo a fettine un municipio si possano spostare quartieri da un municipio all’altro per riequilibrare i risultati elettorali.

Da esigenze elettorali per favorire una migliore affermazione del centrodestra sembrano infatti motivate le proposte di togliere San Lorenzo dalla futura entità derivante dall’attuale 2° e 3° municipio e di accorpare il quartiere di Prati al 18° Municipio.

Da volontà di spezzatino sembrano invece motivate le proposte di frazionare in 3 parti il 9° Municipio o il 7° Municipio accorpando all’8° i quartieri di Tor Tre Teste e Alessandrino, al 5° i quartieri di Tor Sapienza e La Rustica e al 6° il quartiere di Centocelle.

Un’altra ipotesi avanzata è quella di costituire un grande Municipio del Centro, una City sul modello londinese, con l’unificazione degli attuali 1°,2°,3° e 17° Municipio, che raggiungerebbe i 400 mila abitanti ed avrebbe uno status speciale.

Parlare solo dei confini rischia però di far dimenticare il tema delle funzioni e dei poteri dei nuovi Municipi, peraltro previsto nel Decreto, che auspica di favorire l’autonomia amministrativa e finanziaria di questi nuovi enti locali. Aumentare la superficie e la popolazione dei municipi senza dotarli di autonomia amministrativa e finanziaria rischia di trasformare la riforma in un boomerang e la sfida principale della Commissione Statuto e del Consiglio Comunale sarà proprio quello di rispettare tutte le prescrizioni del decreto e di raccogliere le indicazioni che verranno dalla consultazione dei Municipi.  


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