Era mia madre

Un’altra morte, tra tante, senza misericordia

Renata aveva 93 anni suonati. La sua lunga vita l’aveva percorsa tra alcuni grandi dolori e molte gioie. Di carattere mansueto la sua anima era interamente occupata da forti e radicati sentimenti vissuti sempre con grande riservatezza e discrezione verso coloro cui erano indirizzati. Buona, disponibile, gioiosa completamente dedita alla famiglia e ai figli. La mente era aperta e progressista. Apparteneva alla generazione sopravvissuta alla guerra e alle distruzioni morali e materiali causate dal fascismo. La generazione che con la sua gioia di vivere aveva ricostruito l’Italia democratica rendendola più moderna e più giusta di come l’aveva trovata e che, con grande rammarico, è stata costretta a lasciare in ritornanti condizioni di decadenza morale e civile.

La sua militanza di sinistra e comunista l’aveva esplicata cucinando manicaretti grandemente apprezzati alle Feste de l’Unità. Era una donna umile, una popolana romana che sapeva farsi rispettare animata da una sua filosofia fatta di vita vissuta, intessuta di proverbi scaturiti dalla empirica saggezza popolare.

Con la salute era stata fortunata, non aveva mai fatto un giorno di ospedale malgrado gli acciacchi dell’età. Poi il crollo improvviso dopo un lungo consumarsi. Due giorni di atroci dolori che hanno scandito le sue ultime ore. Le grida e le invocazioni strazianti di aiuto che strappano il cuore e scavano l’anima che nessuno poteva raccogliere se non facendo quello che la legge e il costume dominati dai dogmi religiosi ancora non permettono: intervenire attivamente per mettere fine, dolcemente, serenamente, dignitosamente non ad una vita ma ad una sofferenza senza ritorno. Ma in Italia non si può. Si può evitare l’accanimento terapeutico, ma non lo strazio di una condizione senza via di uscita, non l’attesa pilatesca segnata dalla tortura di udire la propria madre soffrire atrocemente ed augurarsi che quel respiro affannoso, quel rantolo inumano si trasformi presto in un ultimo liberatorio singulto. Che alla fine è arrivato.

Un’altra morte, tra tante, senza misericordia. Era mia madre.

La mamma di Aldo Pirone è morta giovedì 19 settembre 2013.  Ad Aldo le condoglianze della Direzione di Abitare a Roma.


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