Facciamo gli scongiuri

Problema dei problemi: la classe politica e amministrativa con cui l’Italia affronta la sfida dell'attuazione del Recovery Plan
Aldo Pirone - 4 Maggio 2021

Il Presidente Draghi presentando il Recovery Plan in Parlamento ha concluso il suo intervento con un atto di fiducia negli italiani. “Sono certo – ha detto – che riusciremo ad attuare questo Piano. Sono certo che l’onestà, l’intelligenza, il gusto del futuro prevarranno sulla corruzione, la stupidità e gli interessi costituiti”. Il premier, ovviamente, non poteva che proclamare questa certezza.

Ma perché i fatti confortino le certezze di Draghi occorre guardare bene in faccia non dico tutti ma almeno i corni fondamentali del gigantesco problema che hanno di fronte gli italiani. Dico gli italiani perché la cosa li riguarda da vicino essendo elettori dell’attuale classe politica.

Le risorse da spendere son più che ragguardevoli: 248 miliardi, gran parte concessi dall’Europa secondo obiettivi definiti: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute.

Le considerazioni sulla congruità dei progetti programmati rispetto a queste finalità stanno già accendendo il dibattito non solo fra gli addetti ai lavori ma tra un’opinione più larga d’intellettuali, sindacati, associazioni interessate, economisti ecc.. Al tempo stesso è già in atto anche una lotta da non sottovalutare con gli “interessi costituiti” di lorsignori che cercheranno in corso d’opera di arraffare l’arraffabile. Il presidente della Confindustria Bonomi in questa tenzone è solo la punta di un iceberg. Ma non è su questo che mi voglio soffermare, quanto, invece, sul problema dei problemi: la classe politica e amministrativa con cui l’Italia affronta questa sfida.

L’Unione europea non ci dà queste risorse di segno keynesiano (191 mld) a occhi chiusi, ma ce le dà a rate vigilando, di volta in volta, sullo stato di avanzamento dei progetti e sul varo delle riforme – fisco, giustizia, Pubblica amministrazione, semplificazione e concorrenza – considerate indispensabili. E c’è da giurarci che a essere i più arcigni in questo controllo saranno i cosiddetti “paesi frugali”, i più restii al momento del varo del Recovery fund.

I soggetti attuatori dei progetti, ha confermato il premier, saranno, oltre allo Stato, per il 40% Regioni, Province e Comuni. E qui la preoccupazione già presente a livello statuale diventa lancinante rendendo la fiducia di Draghi nell’“onestà, l’intelligenza, il gusto del futuro” nazionali assai incerta e tutta da conquistare. Infatti, la classe politica dei vari livelli istituzionali è frutto e causa insieme di un lungo declino economico e democratico del Bel Paese perché, per dirla con Draghi medesimo, a prevalere sono stati in questi ultimi vent’anni proprio la “corruzione, la stupidità e gli interessi costituiti”.

Basta ascoltare i dibattiti parlamentari per rendersi conto del mediocrissimo livello di deputati e senatori, soprattutto del centrodestra, ed essere presi dallo sconforto se non dalla disperazione. Idem per quanto riguarda i sottostanti livelli istituzionali, come ha dimostrato ad abundantiam, e molto trasversalmente, quest’anno e più di pandemia.

Eppure è con questa roba che l’Italia deve affrontare la sfida attuativa del Recovery plan nei prossimi mesi e anni perché non si può aspettare di ricostituire una classe politica decente, cioè dei partiti decenti che dovrebbero selezionarla ed esprimerla, in tempi brevi. Per queste cose ci vuole tempo. La contraddizione, perciò, è lampante.

Adotta Abitare A

Come affrontarla?

I primi a dare il buon esempio di autorigenerazione dovrebbero essere la sinistra e il fronte progressista. In questo modo potrebbero anche provocare un effetto di trascinamento nel campo del centrodestra. Solo che i lavori in corso nel PD e nel M5s appaiono ancora molto inadeguati sia alla necessità sia alla celerità richieste dalla situazione.

Poi è necessario che il governo centrale svolga uno stretto controllo politico e amministrativo sugli enti regionali e locali. E qui non oso immaginare quel che potrà accadere nell’ampia maggioranza cui hanno avuto accesso i “peggiori”. Dovrà essere Draghi a far valere tutta la sua capacità di domatore di fiere selvagge.

Infine, occorrerebbe una mobilitazione permanente e partecipativa dei sindacati e di tutto l’associazionismo democratico presente e agente nella società civile. Questo livello dovrebbe interagire con il primo, quello delle forze politiche, almeno a sinistra, iniziando a produrre fin dalle prossime elezioni amministrative, là dove si terranno, una classe politica disinquinata dal cialtronismo oggi assai diffuso.

Com’è noto Benedetto Croce invocò sui padri costituenti il “Veni creator spiritus”. Stando al risultato quello spirito aleggiò fino al varo della nostra Costituzione. Ma a quel tempo fra i costituenti c’era gente del calibro di Togliatti, Nenni, De Gasperi, Croce stesso, Parri, Calamandrei e tanti altri. Oggi abbiamo sì gli onesti Letta e Conte, ma poi Salvini, Berlusconi, Meloni e via inorridendo.

Son d’uopo gli scongiuri e l’affidamento allo stellone d’Italia.


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti