

In manette un 31enne romano e un 33enne peruviano, sorpresi mentre firmavano il contratto con le credenziali di un altro
Un documento di identità contraffatto a regola d’arte per ingannare gli impiegati dietro al bancone e una carta di credito intestata a un ignaro cittadino per coprire le garanzie del contratto.
Ma il piano per uscire dal salone al volante di un’auto a noleggio si è infranto prima che potessero accendere il motore.
I Carabinieri della Stazione di Roma Viale Eritrea hanno tratto in arresto in flagranza di reato due uomini – un 31enne romano e un 33enne di origine peruviana, entrambi residenti nella Capitale e già noti alle forze dell’ordine per precedenti specifici – ritenuti gravemente indiziati di indebito utilizzo e falsificazione di strumenti di pagamento in concorso.
L’operazione si è consumata nel pomeriggio di ieri all’interno di un’agenzia di autonoleggio lungo via Tiburtina, nel quadrante est della città.
I militari dell’Arma, impegnati in un mirato servizio d’osservazione e contrasto ai reati predatori, avevano notato i due muoversi con atteggiamento sospetto nei pressi dell’attività commerciale.
Entrati nell’ufficio per effettuare un controllo a sorpresa, i Carabinieri li hanno sorpresi proprio mentre stavano strisciando e inserendo le credenziali di una carta di credito non loro per formalizzare il contratto di locazione del veicolo.
Dalle prime verifiche effettuate dai militari è emerso che i due, oltre ad adoperare lo strumento di pagamento sottratto a un terzo soggetto, avevano esibito al personale addetto alle consegne un documento d’identità alterato e non autentico, nel tentativo di superare i controlli formali e indurli in errore.
La perquisizione personale eseguita dagli operanti ha permesso di spulciare nelle tasche dei due fermati, dove sono stati rinvenuti e sottoposti a sequestro 925 euro in contanti, ritenuti probabile provento di precedenti transazioni e colpi messi a segno con lo stesso modus operandi.
Finiti in manette, il 31enne e il 33enne sono stati trasferiti nelle camere di sicurezza dell’Arma, dove rimarranno reclusi in attesa di comparire davanti al giudice del Tribunale di Roma per la convalida dell’arresto e il giudizio con rito direttissimo.
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