Femminicidi in Italia nel 2018: 106 nei primi dieci mesi. Roma provincia più violenta

L'avvocato Anania a margine del convegno del 21 novembre: "Parlarne e denunciare a primi segnali contro cultura malata”
Redazione - 24 novembre 2018

Cresce la violenza sulle donne in Italia e, secondo il IV rapporto di “Eures – Ricerche economiche e sociali” sul femminicidio in Italia, 3 volte su 4 le violenze avvengono nel nucleo familiare da parte di mariti, compagni o parenti.

Nei primi dieci mesi del 2018 i femminicidi sono stati 106, uno ogni 72 ore. Una leggera flessione nei dati, ma si tratta di un vero e proprio allarme nazionale. Roma e provincia, assieme al nord, sono le aree più a rischio violenze.

Convegno Violenza e suicidioE di violenza sulle donne si è parlato anche nel convegno del 21 novembre 2018 presso la Camera dei Deputati organizzato da “Osservatorio Violenza e Suicidio” in vista della Giornata Internazionale 2018.

Roma è la provincia più violenta contro le donne

Roma, spicca come la provincia “più violenta” contro le donne con 10 donne uccise nei primi dieci mesi del 2018, come nel 2017 (7,1% del totale).

L’altra area più violenta nei confronti delle donne è il nord d’Italia: il 45,4% nel 2017; al sud 36,3% e nel centro 18,4%.

Prendendo in considerazione le regioni, la maggior parte dei femminicidi si concentra in Lombardia (24 nel 2017, pari al 17% del totale, di cui 17 familiari) davanti a Lazio (9,2%), Puglia (9,2%), Campania (8,5%), Veneto (8,5%), Emilia Romagna (7,8%), Piemonte (7,1%), Sicilia (7,1%), Toscana (6,4%) e Sardegna (5,7).

Coppia e famiglia gli ambiti di maggior pericolo

“La coppia e la famiglia rappresentano gli ambiti di maggior pericolo per la donna” avverte Eures.

Dal primo gennaio al 31 ottobre 2018 i femminicidi sono saliti al 37,6% del totale degli omicidi commessi nel nostro Paese (erano il 34,8% l’anno prima), con un 79,2% di femminicidi familiari (l’80,7% nei primi dieci mesi del 2017) e un 70,2% di femminicidi di coppia (il 65,2% nel gennaio-ottobre 2017).

C’è da notare anche il progressivo aumento dell’età media delle vittime, che raggiunge il suo valore più elevato proprio nel 2018: 52,6 anni per il totale delle donne uccise e 54 anni per le vittime di femminicidio familiare (molto spesso donne malate, uccise dal coniuge o dal compagno anziano, che poi si toglie la vita).

Avvocato Anania: “denunciare e rivolgersi ai centri di assistenza”

A margine del Convegno l’avvocato Elisa Anania (matrimonialista e divorzista, esperta in diritto di famiglia) ricorda come in questi casi: “Il primo fondamentale passo è comprendere che non si è soli, in quanto si trova un aiuto concreto e immediato presso i centri di antiviolenza diramati in tutto il Paese”.

“E’ importante condividere il problema con una persona di fiducia, per confrontarsi e per avere un sostegno, non accumulando paure e disagio psicologico. Seppur può apparire difficile o non risolutivo, è fondamentale avere il coraggio di rompere il silenzio della vergogna e denunziare il fatto all’autorità. Solo in questo modo le autorità entreranno a conoscenza della situazione e potrannoavviare le indagini per ottenere un provvedimento del giudice.”

Omicidio: atto estremo di ripetute violenze

Secondo l’Eures, oltre un terzo delle vittime di femminicidi di coppia ha subito nel passato ripetuti maltrattamenti, rappresentando l’omicidio l’atto estremo di ripetute violenze fisiche e psicologiche: il 34,7% dei casi noti nel 2015, il 36,9% nel 2016 e il 38,9% nel 2017.

“Ma, dietro ai numeri apparentemente in calo delle denunce di stalking – avverte l’avvocato Anania –  c’è un mondo ampio e sommerso di donne vittime di violenza, che restano in silenzio. Bisogna dare voce alle donne che continuano a sopportare i soprusi e a non denunciare, per sradicare questo forte fenomeno culturale”.

I motivi: ‘passionali’, liti, malattia

Fra le cause dei femminicidi nella maggior parte dei casi motivi “passionali”, ovvero un’idea malata di possesso (il 30,6% dei casi nel 2017) ma si uccide anche in seguito a liti o dissapori (25%), perché l’autore soffre di un disturbo psichico (22,2%) o in conseguenza di una malattia o di una disabilità della vittima (12%).

Le denunce inascoltate

Un altro dato su cui riflettere: nella maggioranza dei casi (il 57,1%per cento nel 2017) queste violenze erano a conoscenza di terze persone e nel 42,9 per cento delle occasioni la donna aveva presentato regolare denuncia. Senza ricevere un’adeguata protezione.

“Il nodo, purtroppo – stigmatizza l’avvocato Anania – sono le denunce inascoltate e la situazione di impotenza e di potenziale maggiore pericolo che vive la donna dopo la denuncia, con la sensazione di sentirsi ‘abbandonata’ o in maggiore pericolo” .


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