Festival dell’Ottobre Africano 2013

Dall’incontro la Cultura

Il Festival Culturale Ottobre Africano quest’anno ha celebrato la sua undicesima edizione: “Dall’Incontro la Cultura”. Un progetto che lega l’Italia al Burkina Faso intorno al concetto di agricultura: essere agricoltori di cultura. Roma è stata ancora una volta scenografia per l’integrazione in chiave artistica.

Nato a Parma, tra le tante iniziative dell’associazione di promozione culturale “La Réseau”, impegnata nella collaborazione tra immigrati e italiani sul territorio nazionale, il festival, considerato tra i maggiori eventi culturali della città, contribuisce alla crescita di una nuova concezione del fenomeno dell’integrazione e della stessa Africa. Lo fa in chiave artistica attraverso eventi letterari, teatrali, musicali, supportati da incontri pubblici e istituzionali.

Ottobre Africano 2013Negli anni l’iniziativa ha preso piede allargandosi alle città di Reggio Emilia, Milano e Roma e trovando sempre più sostegno da parte di personaggi artistici e non. Anche quest’anno il festival si è avvalso del patrocinio del Ministero per l’Integrazione, ma anche del sostegno personale della ministra Keynge e della cantante italiana, madrina dell’evento, Fiorella Mannoia. Molti altri sono nomi importanti e indispensabili per la realizzazione della manifestazione tra cui Cleophas Adrien Dioma, fondatore e direttore artistico, Suzanne Diky, rappresentante di Redani (Rete della Diaspora Africana Nera in Italia), Odile Sankara, sorella di Thomas Sankara, primo presidente del Burkina Faso e teorico del panafricanismo.

Tra il 6 e il 27 ottobre gli eventi si sono succeduti nelle diverse città a suon di concerti, balli tipici, appuntamenti editoriali, conferenze e dibattiti volti all’incontro e all’integrazione. Da qui l’idea di far nascere una “cultura terza” condivisa; “il futuro è multietnico, è inutile opporsi a questo” afferma Odile Sankara.

Roma è stata l’ultima tappa dell’Ottobre Africano 2013 rendendosi palcoscenico di condivisione per nove giornate. Alcune si sono mosse interamente su rassegne cinematografiche, concerti, spettacoli di danza e presentazioni di libri, altre sono state dedicate alla discussione collettiva e interattiva con il pubblico. Le tematiche affrontate riguardano l’ormai indiscutibile ruolo di paese ospitante che riveste l’Italia e il conseguente problema della multietnicità e il rapporto che intercorre tra arte e cambiamento sociale.

Quest’ultimo argomento è stato trattato con la cantante Fiorella Mannoia, intervistata per l’occasione dagli autori del blog Report Of Multiethnical Activities, la quale ha aperto il dibattito lunedì 21 ottobre alla Casa delle Letture in Piazza dell’Orologio, con parole forti e piene di speranza: “Dalle Alpi all’Africa potremmo vivere soltanto di cultura e di scambi personali se solo i nostri governi fossero più lungimiranti e un po’ meno avidi. Noi, qui oggi, lotteremo affinché questo progetto multiculturale possa realizzarsi, soprattutto attraverso la musica, la forma più adeguata per avvicinare i popoli. I musicisti non hanno bisogno di parole, si affidano solo agli strumenti, si incontrano, si guardano e iniziano a suonare senza alcuna barriera. Allora cominciamo da qui, cerchiamo di avvicinarci, cerchiamo di sorriderci, cerchiamo di trovare un incontro, cerchiamo di mischiarci, perché questo contagio è un contagio che ci può arricchire, non ci può imporre limiti.”

Parole che riassumono l’anima di un festival culturale che persegue un obiettivo ancora troppo poco verosimile.


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