Finti pittori e venditori ambulanti invadono il salotto di Piazza Navona, è emergenza decoro

Sono stati chiamati a risolvere il problema due dirigenti del Ministero per i Beni culturali e per il turismo
Vania Garzillo - 23 Gennaio 2017

Finti pittori e venditori ambulanti di libri invadono oramai da mesi Piazza Navona sottraendola alla vista, all’uso e al godimento della gente: un terribile e scandaloso scenario senza regole, in cui i veri e propri artisti sono pochissimi.

Sono stati chiamati a risolvere il problema due dirigenti del Ministero per i Beni culturali e per il turismo nominati commissari dal tribunale per trovare una soluzione alla questione delle postazioni dei pittori su Piazza Navona e dei librai ambulanti lungo via delle Muratte.

Disciplinare le occupazioni di suolo pubblico in centro storico, in aree sottoposto a vincoli di tutela, è sempre stato un “affare” dei funzionari delle Soprintendenze ma stavolta i magistrati affidano i due casi spinosi di commercio ambulante direttamente a due esperti del Mibact.

“Se il Tar ha voluto due direttori generali dei Beni culturali è perché noi possiamo intervenire dall’alto, predisponendo indicazioni specifiche per i sopraintendenti” commenta Caterina Bon Valsassina alla guida della direzione generale Archeologica, Belle Arti e paesaggio del Collegio Romano.

L’obiettivo della Bon è lavorare per garantire il decoro su piazza Navona che “al momento sembra essere senza regole”. “Cercherò di fare le cose al meglio, anche perché la tutela delle piazze storiche di Roma è una materia che mi sta a cuore”. Un provvedimento che, certo, ha un peso specifico non indifferente. Ne è convinta Rossana Rummo, a capo della direzione generale Biblioteche e istituti culturali del Mibact.

Quello che più preme alla Rummo in questo momento è “regolamentare chi vende autonomamente dei libri per strada”. Per la Rummo, che all’alba del mandato della sindaca Virginia Raggi era stata citata nel toto-nomi per l’assessorato alla Cultura, “in materia di libri ci sono regole di tutela del patrimonio, di regime fiscale, di diritto d’autore, insomma mille implicazioni che sono fondamentali e  che hanno bisogno di autorizzazioni”.

Il fenomeno del bookinist non è un’esclusiva di Roma, insiste la Rummo: “Esiste anche in altre grandi città, e c’è una normativa di riferimento che non è solo nostra. Per questo abbiamo modelli interessanti in altri paesi con cui confrontarci, e nel centro storico di Roma le regole del decoro vano rispettate”.

Correre ai ripari è doveroso dal momento che la vicenda dei pittori e ritrattisti di piazza Navona si trascina dal 2002, quando il Capidoglio fissava una graduatoria di 55 artisti, prorogata nel 2005, e andata via via in scadenza, senza un nuovo regolamento, né bando.


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