

Già otto mesi fa, un altro rimpasto aveva fatto storcere il naso ai Verdi e a Sinistra Italiana. E se allora si parlava di “incidenti di percorso”, oggi il sospetto è che la prassi sia diventata sistematica
Sembrava un’operazione chirurgica ben riuscita, il “rimpastino” d’autunno voluto da Roberto Gualtieri: pochi aggiustamenti, nomi ben scelti, equilibri consolidati.
E invece, come accade ormai da mesi, sotto la superficie si agita il malcontento. A tornare alla carica è Alleanza Verdi-Sinistra, che ancora una volta si ritrova a osservare le dinamiche capitoline da dietro il vetro, senza voce né ruolo.
Il sindaco ha rinforzato la squadra con tre nomi strategici: Pino Battaglia, Giulia Tempesta e Albino Ruberti. Tre pedine che hanno riscosso applausi bipartisan nel Partito Democratico, e che hanno incassato anche il placet dell’area di Massimiliano Smeriglio — il laboratorio progressista più attivo nella sinistra capitolina. Ma da AVS, soprattutto dal lato Sinistra Italiana, è arrivato l’ennesimo messaggio secco: “Nessun confronto, nessuna condivisione. Un metodo che non possiamo accettare”.
La voce è quella, ormai ricorrente, dei rappresentanti metropolitani del partito di Nicola Fratoianni, che tornano a denunciare l’esclusione sistematica dalle scelte della giunta. E il tono è tutt’altro che conciliatorio: “Una dinamica che mina la fiducia e rischia di compromettere la tenuta della maggioranza”, si legge nella nota diffusa a caldo.
La frattura non è nuova. Già otto mesi fa, un altro rimpasto aveva fatto storcere il naso ai Verdi e a Sinistra Italiana. E se allora si parlava di “incidenti di percorso”, oggi il sospetto è che la prassi sia diventata sistematica.
Formalmente, AVS fa parte della maggioranza che sostiene Gualtieri. Ma solo sulla carta. In Aula Giulio Cesare siede un unico consigliere in quota AVS, Nando Bonessio, che però proviene da Europa Verde. Sinistra Italiana, invece, è assente — se si esclude la presenza simbolica di Marilena Grassadonia, responsabile dell’ufficio diritti LGBTQIA+, che però non vota atti né partecipa alle scelte operative della giunta.
Il malessere rischia ora di avere ripercussioni più concrete: Bonessio resterà allineato alla maggioranza o inizierà a battere una linea indipendente? È il dubbio che serpeggia nei corridoi del Campidoglio. E mentre il Pd e i suoi alleati più stretti si preparano al lungo cammino verso il 2027, c’è chi teme che queste crepe possano diventare vere e proprie voragini.
Il paradosso è evidente: mentre AVS denuncia l’esclusione, l’area “smerigliana” lavora per un allargamento della coalizione. L’assessore alla Cultura, i consiglieri regionali e gli ex assessori come Catarci si muovono con decisione per costruire una lista progressista ampia, plurale, competitiva. Ma AVS? Nemmeno invitata al tavolo. Il legame con Sinistra Civica Ecologista è ormai rotto. E le possibilità di ricucire, al momento, sembrano remote.
Nel frattempo, la città aspetta risposte. Le questioni aperte non mancano — trasporti, rifiuti, casa, cultura. E la maggioranza che governa il Campidoglio continua a riorganizzarsi più sulle sue dinamiche interne che su una visione condivisa del futuro.
“Siamo sicuri che ciò che serve oggi alla Capitale sia un ulteriore riassesto tra le correnti del Pd, invece di un vero confronto con tutte le forze progressiste?”, si chiedono da AVS.
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