Gioco pubblico, più tasse e meno offerte: sempre più chiare le intenzioni del Governo

Orazio Rotunni - 12 Marzo 2019

Il governo gialloverde ha le idee molto chiare in termini di gioco d’azzardo e le politiche, già inasprite dal Decreto Dignità, saranno ulteriormente più severe anche dal punto di vista fiscale, a maggior ragione coi provvedimenti in arrivo nel cosiddetto “decretone”, in fase d’esame dopo essere stato discusso in Consiglio dei Ministri.

Anche a Roma la sindaca Virginia Raggi a giugno 2018, tra le altre iniziative in merito, ha firmato un’ordinanza anti apparecchi da gioco con vincite in denaro.

Divieto di pubblicità per il gioco d’azzardo

Il governo, non è una novità, sta agendo in maniera drastica nei confronti del gioco d’azzardo, e lo sta facendo con il ministro del Lavoro e delle Attività produttive, Luigi Di Maio, il cui obiettivo dichiarato è contrastare la lobby delle slot machine.

Come è noto il Decreto Dignità 2018 vieta assolutamente la pubblicità del settore del gioco d’azzardo, considerato a più riprese dai cinquestelle un moltiplicatore negativo: negli intenti del Decreto, già in vigore ma a tutti gli effetti dal prossimo mese di luglio, il divieto di pubblicità e sponsor favorirebbe il ritorno in denaro in settori produttivi e al dettaglio.

Sulla carta la battaglia è quella di riportare il gioco in presunti limiti fisiologici, essendo l’Italia, secondo le stime il quarto paese in cui più si gioca d’azzardo al mondo, il primo in Europa
Estirpare, quindi, una vera e propria piaga, per contribuire al rilancio, sempre presunto, economico-culturale in Italia. Il tutto attraverso l’innalzamento della tassazione, visto come un ulteriore passo per il contrasto alla ludopatia: in sintesi con il Decreto Dignità la domanda è contenuta, la tassazione invece contiene l’offerta.

Eppure, col precedente Governo Gentiloni, era stato raggiunto un equilibrio ed una comunione d’intenti piuttosto regolare tra Legislatore e Industria del gioco che resta tra i settori più produttivi dell’intero paese.
In netto contrasto con le virtuose politiche precedenti, l’intento del M5S è quello di combatterlo con limitazioni molto più stringenti. Rinunciando, in molti casi, anche ad un dialogo costruttivo in materia di gioco e relativa tassazione.

Gioco illecito terreno fertile per le mafie

Il gioco, insomma, è visto sempre più come cancro da estirpare dal seno dell’Italia: stando alla drastica politica pentastellata in materia di pubblicità verrebbe quasi da pensare che il divieto sia stato pensato per evitare messaggi contorti, rivolti ad un pubblico trasversale, che comprende sia anziani che ragazzi.

Intenzioni sempre più bellicose anche perché, stando all’ultima relazione della commissione parlamentare Antimafia, la crescita del gioco legale è proseguita in parallelo col mercato illegale, terreno fertile per le mafie, per il riciclaggio e per l’usura.

Restrizioni, limitazioni, è guerra a tutto campo e le conseguenze, che ancora non si sono palesate, potrebbero presto farsi sentire.

La regolamentazione super-controllata del settore gioco continua senza sosta. Ma, verrebbe da chiedersi, oggi come oggi un luogo di gioco fisico, come può essere ancora un casinò, quindi un luogo controllato e circoscritto, ha più senso?
A rigor di logica, con l’esplosione del gioco online e di un settore che è sempre più digitale, no. Perché esiste tutto il resto. Ma la sensazione, sempre più presente, è che di logico, in un contrasto così monodirezionale e senza confronto, ci sia ben poco.

Orazio Rotunni


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