Giornata antirazzista a Tiburtino III

Il 30 giugno più di 500 di persone sono scese in piazza ed hanno sfilato per un quartiere unito e solidale contro i veri responsabili dei veri problemi del quartiere
Comunicato stampa - 1 Luglio 2017

Riceviamo e pubblichiamo

Oggi 30 Giugno più di 500 di persone sono scese in piazza ed hanno sfilato a Tiburtino III per un quartiere unito e solidale contro i veri responsabili dei veri problemi del quartiere.

Chi abita o attraversa Tiburtino III sa bene quali siano i veri problemi, sa che non nascono con l’arrivo del centro di via del Frantoio o con i due centri SPRAR, questi ultimi presenti nel territorio già da molto tempo, ma che sono precedenti e strutturali. La disoccupazione o, se va bene, il lavoro precario e sottopagato continuano a crescere ed aggravare la situazione anche al Tiburtino. Il decreto Lupi e la volontà di ridurre il numero di alloggi popolari pubblici stanno determinando un vortice di migliaia di lettere di morosità e di sfratto.

A Tiburtino lo stato di degrado e di abbandono delle aree e degli immobili dell’ATER ha raggiunto i livelli di guardia, con sporcizia e locali ormai adibiti a discariche, infiltrazioni d’acqua, il cantiere fermo da anni del lotto 12 e quello mai partito per il lotto 17. Molte piccole attività commerciali di quartiere hanno chiuso nel corso degli anni, provocando la desertificazione anche dal punto di vista delle relazioni umane, non certo per l’arrivo dei migranti, bensì molto più realisticamente per l’apertura incontrollata di mega-centri commerciali nella zona e la revoca di numerose concessioni.

Alcune forze politiche vogliono far credere che il problema dei problemi della borgata sia il centro per i transitanti, seminando odio, idiozie e menzogne, provando a rivendicare a scopo elettorale le strutturali problematiche del sistema d’accoglienza, nel cui business sono peraltro coinvolti anche esponenti delle forze politiche che provano ad attuare quest’operazione politico-mediatica. È un meccanismo tipico di questi soggetti, che cercano di sviare le responsabilità delle pessime condizioni di vita delle periferie, condivise da autoctoni e migranti, in modo da dividere e non individuare le reali responsabilità delle istituzioni.

Le nuove amministrazioni comunali e municipali, lungi dal rappresentare un punto di rottura col passato, stanno continuando ad affrontare il problema dell’accoglienza esclusivamente dal punto di vista dell’ordine pubblico, in piena sintonia con il governo nazionale, come dimostrano i numerosi sgomberi avvenuti nel quadrante tiburtino negli ultimi tempi, non ultimo quello di via Vannina, con centinaia di persone riversate in strada senza un’alternativa concreta. La partecipazione di formazioni di estrema destra ai tavoli delle istituzioni preposte all’individuazione delle soluzioni per questo tipo di problemi dà la misura della totale mancanza di volontà politica nell’attuare proposte idonee e sostenibili. La chiusura dei centri SPRAR da parte dell’Assessorato alle Politiche Sociali non rappresenta certo una millantata vittoria dei neofascisti, quanto piuttosto un escamotage dell’amministrazione a fini puramente elettorali che non cambia nulla nelle problematiche degli abitanti di Tiburtino III.

La massiccia e determinata presenza oggi nella piazza antirazzista dimostra come il Tiburtino, ed in generale tutti i quartieri che affacciano sulla consolare, voglia respingere la retorica delle formazioni neofasciste, sempre in prima linea nello strumentalizzare a fini politico-economici il disagio e la giusta rabbia che attraversa i quartieri popolari. La piazza di oggi è il punto di partenza di un percorso, che parte dalle persone del quartiere per il quartiere, finalizzato ad affrontare in maniera seria le problematiche del Tiburtino e ricostruire un tessuto sociale unito e solidale.

Nodo Territoriale Tiburtina


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