Giovanni Falcone: un eroe del nostro tempo ucciso per la legalità

A vent’anni dalla strage di Capaci del 23 maggio 1992
di Luciano Di Pietrantonio – Ex Segretario della CISL di Roma e del Lazio - 17 Maggio 2012

Vent’anni dopo la strage di Capaci (Palermo), avvenuta il 23 maggio 1992 – nel tragitto tra lo Scalo di Punta Raisi e la città – in cui furono uccisi il giudice Giovanni Falcone, sua moglie il magistrato Francesca Morvillo e i tre giovani agenti di scorta della Polizia di Stato: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, ci sono ancora incertezze e sospetti sulle complicità che hanno favorito la strage.

L’indignazione e la condanna per l’attentato di Capaci ebbe risonanza non solo in Italia, ma anche all’estero; il Presidente Scalfaro eletto il 25 maggio 1992, Capo dello Stato, si recò sul luogo della strage due giorni dopo – prima del giuramento al Parlamento – per manifestare la partecipazione e la solidarietà degli italiani ai famigliari delle vittime e onorare i caduti.

I processi celebrati, alla Corte d’Assise di Caltanissetta, hanno condannato all’ergastolo 24 imputati, personaggi di spicco di Cosa Nostra, che ha svolto un ruolo esclusivo in questa tragedia.
Le rivelazioni di nuovi pentiti e in particolare di due “collaboratori di giustizia”, Gaspare Spatuzza e Fabio Tranchina, hanno indotto il Procuratore della Repubblica di Caltanissetta a riaprire l’inchiesta su Capaci e su quella della strage di Via D’Amelio dove morì il giudice Piero Borsellino e i cinque agenti della scorta.

Sull’attentato di Capaci rimangono ombre e dubbi sul possibile ruolo di concorrenti esterni e un probabile secondo livello sul quale occorre ancora indagare.

La delicata e insoluta vicenda della presunta trattativa, fra mafia e pezzi dello Stato è un grande interrogativo da sciogliere, anche se le 24 condanne deliberate su Cosa Nostra, in Corte d’Assise, mantengono integra tutta la loro validità e legittimità.

Il Procuratore di Caltanissetta Lari ha dichiarato che il nostro “è un Paese in cui diversamente dagli altri, la questione criminale e la questione giustizia non sono aspetti secondari, ma s’intrecciano alla storia nazionale. Ed anche se oggi il contesto è molto mutato rispetto al ’92, occorre avere consapevolezza che le stragi hanno pesantemente condizionato la vita del nostro Paese.”

Quindi, malgrado le 24 condanne all’ergastolo, la ricerca della verità completa è ancora da individuare, il lavoro investigativo che è in essere, è complesso, perché in “questi delicati settori, occorre una grande professionalità, un grande rispetto delle regole e avere sempre a mente la Costituzione – sottolinea Lari – perché l’esigenza di avvicinarsi sempre di più, nelle indagini, all’accertamento della verità con modestia e senza voli pindarici”.

Chi era Giovanni Falcone, magistrato ucciso dalla mafia?

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Nel 2007 gli venne conferita alla memoria la medaglia d’oro al valor civile. Vero e proprio eroe nazionale, è stato – con il collega Paolo Borsellino – rappresentante di punta del “pool antimafia”, gruppo innovativo di magistrati che si sono dedicati a tempo pieno alle indagini di mafia nel corso degli anni ottanta.

Al loro lavoro si devono, tra gli altri successi, la collaborazione del boss Tommaso Buscetta con la giustizia e il clamoroso maxiprocesso a Cosa Nostra, conclusosi con 360 condanne.

La sua fama e il suo metodo facevano il giro del mondo, anche se in Italia registrava anche sconfitte e difficoltà: i corvi, le gelosie, poteri più o meno opachi vedevano in Falcone, il paladino della legalità, che rappresenta – anche ai giorni nostri – un viatico per la crescita e lo sviluppo.

Probabilmente una delle cause, che hanno affrettato l’attentato di Capaci, anche fra tante perplessità e dubbi, sia stata la notizia che il Consiglio Superiore della Magistratura si stava orientando per conferire a Giovanni Falcone l’incarico di Procuratore Nazionale Antimafia: bisognava bloccarlo; e fu eliminato con cinque quintali di tritolo, posizionati sotto una galleria sulla strada per Palermo.

“La mafia non è affatto invincibile – sosteneva Falcone – è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha avuto un inizio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte la forze migliori delle Istituzioni”.

La lezione di Giovanni Falcone ci ricorda che: ”Gli uomini passano, le idee rimangono” e citava spesso una frase di J. F. Kennedy: ”Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali siano le conseguenze personali, quali siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana.”

Questo ventennale viene ricordato e celebrato con tante iniziative in tutta Italia.

Alcune di queste sono: a Torino un Festival dei libri sulle mafie – al Salone del Libro – con un ciclo di incontri anche per i più giovani (oggi quelli che hanno 20 anni, nascevano quando Falcone veniva ucciso); a Roma durante la manifestazione Musei di Notte in un luogo simbolo della città con dedica ideale e speciale, verranno ricordati Falcone e Borsellino; a Palermo l’albero Falcone è ormai cresciuto, è un simbolo e sarà meta di uomini e donne, studenti e anziani, le Istituzioni sono impegnate a promuovere la cultura della legalità con iniziative pubbliche.

La TV e la Radio hanno programmato trasmissioni mirate a far conoscere l’impegno civile di questo “Grande servitore dello Stato”, inoltre sono stati stampati nuovi libri, anche a fumetti. Va ricordato quello di cui è autrice Maria Falcone – sorella del giudice ucciso – con la giornalista Francesca Barra dal titolo “Giovanni Falcone. Un eroe solo”.

Nell’ Accademia dell’ FBI di Quantico, in Virginia, negli Stati Uniti d’America, ha come motto: Fedeltà, Coraggio e Integrità, valori condivisi e praticati da Falcone e determinanti nella missione di contrasto a Cosa Nostra, ci sono due busti, uno è dedicato al Grande giudice italiano, quale riconoscimento degli investigatori americani impegnati contro la criminalità e il traffico di stupefacenti.

Ecco perché Giovanni Falcone, ucciso per la legalità, è considerato un eroe del nostro tempo e tanti italiani lo riconoscono come tale.
 


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