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Giovanni Malagò, e quella frase che accende il centrodestra: “Io candidato a Roma? Fatemi arrivare a fine marzo e poi vediamo”

L’ex presidente del Coni e attuale numero uno della fondazione Milano-Cortina è intervenuto ai microfoni di Un Giorno da Pecora su Rai Radio 1

Roma ascolta. Giovanni Malagò rompe il silenzio — e lo fa con lo stile che lo contraddistingue: pacato, elegante, ma capace di accendere in pochi secondi il dibattito politico della Capitale.

L’ex presidente del Coni, 66 anni, per 12 anni al vertice dello sport italiano, è intervenuto ai microfoni di Un Giorno da Pecora su Rai Radio 1.

Gli chiedono:È vero che il centrodestra sta pensando a lei come candidato sindaco di Roma?”. Lui sorride. E risponde:

“Io candidato? Non lo sapevo. Mi piacerebbe? Ho chiesto di aspettare. Fatemi arrivare a fine marzo, poi vediamo”.

Una frase che pesa. Perché Malagò non smentisce. E, tra le righe, lascia intendere che la porta — quella del Campidoglio — non è affatto chiusa.

“Non lo sapevo, ma…”: la risposta che agita la Capitale

Dopo dodici anni alla guida del Comitato Olimpico, lasciato a giugno a Luciano Buonfiglio, Malagò non ha perso centralità. Anzi.

La sua rete di rapporti — nel mondo sportivo, imprenditoriale e politico — è vasta e trasversale. Proprio ciò che serve, oggi, a un centrodestra alla ricerca di un nome forte e civico per sfidare Roberto Gualtieri nel 2027.

Durante l’intervista, tra una battuta su Milano-Cortina 2026 e i ricordi di una vita nello sport, l’imprenditore romano lascia cadere la frase che riaccende i telefoni di mezza coalizione.

Ho ricevuto diverse propostedice non solo dal mondo politico. Per ora ho solo chiesto di aspettare”. Tradotto: qualcuno si è già fatto avanti. E lui non ha detto no.

L’identikit perfetto per il centrodestra

In molti lo considerano il “candidato ideale”. Profilo civico, romano doc, visione manageriale, conoscenza profonda delle dinamiche cittadine. Non è un politico, ma sa muoversi tra i palazzi.

Già, perché la riforma in arrivo al Senato potrebbe cambiare tutto: con l’abolizione del ballottaggio, basterà il 40% dei voti per vincere.

E in quel caso un profilo come quello di Malagò — trasversale, non ideologico — potrebbe diventare una carta vincente.

Le manovre nel centrodestra

Per ora, i nomi sul tavolo restano quelli noti: Luciano Ciocchetti, Fabio Rampelli, Roberta Angelilli e persino Arianna Meloni, sorella della premier, più volte chiamata in causa e altrettante volte smentita.

Ma dentro la coalizione si muove qualcosa. Forza Italia, forte della crescita a Roma e nel Lazio, spinge per un equilibrio diverso nei rapporti di potere.

E un candidato “fuori dai partiti”, come Malagò, potrebbe servire a ricompattare il campo e a dare alla Capitale una candidatura “di peso”, capace di competere davvero.

L’attesa

Per ora, Malagò osserva. Non si espone. Lavora da imprenditore, commenta lo sport, ma sa che i riflettori si sono riaccesi su di lui.
A fine marzo, dice, deciderà.

E chissà se, quando tornerà la primavera, l’ex numero uno dello sport italiano sceglierà di mettersi in gioco nel campo più difficile di tutti: quello della politica romana.


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