Giuseppe Gioachino Belli torna alla Cervelletta

In occasione del 150° anniversario della sua morte, i suoi più celebri sonetti saranno declamati da Marcello Teodonio
di Federico Carabetta - 8 Febbraio 2013

Il Casale della Cervelletta, riaprirà le porte al grande Giuseppe Gioachino Belli in occasione del 150° Anniversario dalla sua scomparsa avvenuta a Roma, sua città natale, nel 1863. Abbiamo scritto “riapre” perché più volte i versi del grande poeta dialettale romanesco sono risuonati nella sala di rappresentanza e intorno al camino con il blasone dei Salviati. A declamarli ancora una volta sarà (in una data in via di definizione) un altro grande: Marcello Teodonio.

Marcello Teodonio è presidente del Centro Studi "Giuseppe Gioachino Belli"che si occupa dello studio del poeta e della poesia dialettale non solo in romanesco, organizzando convegni, incontri, attività culturali, e promuovendo pubblicazioni, fra cui «il 996», rivista ufficiale del Centro), segretario scientifico del Comitato Nazionale delle Opere di Giuseppe Gioachino Belli, titolare delle cattedre di Letteratura Italiana presso la Fondazione Besso di Roma e di Letteratura romanesca presso l’Università degli Studi di Roma "Tor Vergata". Tra le sue pubblicazioni in volume si ricordano: Giuseppe Gioachino Belli nelle terre degli antropofagi (Hetea, Alatri 1987); Colera, omeopatia ed altre storie (con F. Negro, Palombi, Roma 1837) e naturalmente “Tutti i sonetti di G. G. Belli” commentati.

Giuseppe Francesco Antonio Maria Gioachino Raimondo Belli, era nato a Roma il 7 settembre 1791. Nei suoi 2200 sonetti in dialetto romanesco, di quelli intendo che ci sono stati tramandati, cesellò personaggi ed avvenimenti della Roma del XIX secolo. Morì nel 1863. E’ sepolto presso il Cimitero del Verano. Il suo testamento disponeva la distruzione di tutte le sue opere. Solo grazie al figlio che non rispettò le prescrizioni paterne oggi possiamo godere di quella che viene considerata la produzione più cospicua della poesia dialettale italiana dell’Ottocento e di un documento inestimabile sulle possibili articolazioni del romanesco.

Laboratorio Analisi Lepetit

Nel centocinquantesimo della morte di Giuseppe Gioachino Belli (1791-1863), il Centro Studi Giuseppe Gioachino Belli, con il coordinamento di Marcello Teodonio ha proposto anchee un ciclo di letture/spettacolo. Il ciclo ripropone quello schema di evento (di cui il teatro Argentina è stato iniziatore) che tanto successo ha ottenuto nelle precedenti stagioni teatrali, e cioè la presentazione, affidata ai massimi studiosi e ai migliori interpreti, dei sonetti in dialetto, e in generale della produzione letteraria, di Belli. Gli incontri costituiscono l’occasione per una conoscenza corretta e non pedante, e al tempo stesso di sicuro impatto spettacolare, dei testi, delle opere e della personalità di un poeta affascinante e complesso come Belli, il quale doveva fare i conti con la modernità e i nuovi protagonisti della cultura e della storia.

Ambizione del progetto, avvicinare il lettore contemporaneo ai testi belliani senza pesantezze accademiche ma restituendone la complessità e la molteplicità di livelli. Del resto Belli è figura oggettivamente sui generis, frutto dell’incrocio tra genio, appartenenza a una cultura chiusa e inevitabile contatto a distanza con i fermenti che lievitavano nell’Europa post-illuminista e romantica. Belli è l’antipode naturale del milanese Giusti: poeta, quest’ultimo, della fiducia nella storia e nell’emancipazione dei popoli, là dove Belli resta araldo dell’abisso, della cana eternità che dev’èsse eterna. Il che non gli impedisce di esprimere, nella luce ambigua e modernissima della “trascrizione neutra” degli umori della plebe, visioni e idee di quella stessa Europa formalmente rifiutata o almeno tenuta a debita distanza: critica sociale, pietà per gli umili, condanna d’una certa oscenità dei potenti e del potere cristallizzato in se stesso, ripulsa per una religione ridotta a formulario di precetti divieti e digiuni. Tanto è il popolo che lo dice. Il “cronista” si limita a registrarlo. Anche se il suo tagliente endecasillabo s’increspa di pathos e di compassione quando riferisce quegli umori, per poi risolvere la contraddizione nel più romano dei sentimenti: fatalistico disincanto, a volte cinismo.

Nelle conferenze all’Argentina, dunque, oltre che del Belli in sé e della sua opera si parla dei rapporti tra il poeta e la cultura del suo tempo.

CALENDARIO

23 gennaio, ore 17.00
“Rammento sempre con commozione le ore passate in casa Ferretti, ove trovavo frequentemente Belli! Che conversazioni piacevoli, pungenti e dotte!”. Giuseppe Gioachino Belli e Giuseppe Verdi
a cura di Franco Onorati e Antonio Rostagno
con Gianni Bonagura

20 febbraio, ore 17.00
“La mi’ Musa è de casa Miseroschi”. Belli e la Russia da Gogol’ a Solonovic
a cura di Claudio Costa e Rita Giuliani
con Angelo Maggi e Marina Tagliaferri

20 marzo, ore 17.00
“La giustizzia ar Popolo”. Sistema giudiziario e pena di morte nei sonetti di Belli
a cura di Emanuele Coglitore e Michele Di Sivo
con Paola Minaccioni e Maurizio Mosetti

24 aprile, ore 17.00
“Umana cosa è l’aver compassione agli afflitti”. Giovanni Boccaccio e Giuseppe Gioachino Belli
a cura di Rino Caputo e Marcello Teodonio
con Anna Lisa Di Nola e Stefano Messina

22 maggio, ore 17.00
“Il testimonio delle orecchie”. Leggere Belli
a cura di Marcello Teodonio
con Gianni Bonagura, Anna Lisa Di Nola, Angelo Maggi, Stefano Messina, Paola Minaccioni, Maurizio Mosetti, Marina Tagliaferri 


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti