Gli incontri culturali di febbraio 2019 nel IV municipio con la prof.ssa Loredana Mambella

Redazione - 1 Febbraio 2019

Proseguono presso la Biblioteca della Parrocchia di San Romano martire (ingresso in Via delle Cave di Pietralata,63), nel IV municipio, tenuti dalla Prof.ssa Loredana Mambella

IL CALENDARIO DEGLI INCONTRI CULTURALI di FEBBRAIO 2019

Giovedì 7 ore 17.00. Dante. Paradiso. Analisi e commento del Canto XII

Giovedì 14 ore 17.00. La favolistica greca e latina. Esopo e Fedro.

Giovedì 21 ore 17.00 Corso di Filosofia. La Filosofia antica:fasi e centri culturali

Giovedì 28 ore 17.00 La grande bellezza delle periferie romane. IV Municipio. Settecamini


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  1. Vittorio Santarsiere


    31 GENNAIO 2019 – ORE 17, presso la Biblioteca parrocchiale S. Romano Martire, accesso via Cave di Pietralata 63 Roma, resa benevolmente disponibile per gli Accademici della via Tiburtina, gruppo di studi spontaneo (art. 9 Cost.). Si sono svolti l’analisi ed il commento del Canto XI della Divina commedia dell’Alighieri, curati magistralmente dall’ottima Professoressa Loredana Mambella.
    Nel cielo del sole, primeggia la figura di S. Tommaso, il Poeta rimprovera la insensata cura dei mortali, volti a prediligere il diritto, gli aforismi filosofici-letterali, il sacerdozio, i sofismi, il rubare. Non intendono costoro che la felicità è nello spirito contemplante, si preoccupano per le future generazioni, ma la fede ci dice di non andare molto avanti, poiché ogni giorno ha la sua croce. Si parla del mistero della morte, ma esso è nella vita.
    Quando gli spiriti danzanti si fan da parte, rimane Tommaso, che legge i dubbi di Dante sul dicer “U’ ben s’impingua” e “non surse il secondo”.
    La provvidenza ordinò due prìncipi a suo favore, Francesco – Serafino, Domenico – Cherubino. Va detto che la Chiesa del tempo era travagliata dalle eresie, inquisizione, scissioni. Si parla di Francesco, che, nella sua Umbria sposò madonna povertà, privandosi di tutto, vestì un saio mortificante del corpo, non amò più il padre biologico, ma principiò a dire “Padre nostro che sei nei cieli”. Dopo la morte di Cristo, la povertà rimase priva di sposo, ma Francesco per amore di essa rinunciò senza timore ad ogni avere. Tommaso, domenicano, apprezza le nozze mistiche di esso con la miseria. A seguire vennero i primi confratelli francescani e si presentò l’esigenza di fondare un ordine, la cui regola fu presentata dal Santo ai Pontefici Innocenzo III ed Onorio. Essa in primis rimase sospesa, troppo rigida, ma Onorio promosse la fondazione dell’Ordine francescano. Francesco passò alla casa di Dio Padre intorno agli anni 40, raccomandando ai suoi frati la sposa-povertà, volle sepoltura nella nuda terra.
    I domenicani non furono poveri, né annoverarono regola ferrea, ve ne furono di buoni e non, grandi studiosi coltivarono anche obiettivi terreni, presso di loro “ben s’impingua se non si vaneggia”.
    E’ seguita la lettura della regola francescana e del Cantico.
    L’XI canto della Commedia è tra i più suggestivi. Esso “parla molto” sin dalla prima terzina vi si accenna al “sillogismo errato” degli insensati mortali, che, di poi, “in modo velato”, porta al “libero arbitrio”. E’ il sillogismo un ragionamento deduttivo, per cui, date certe premesse, la conclusione non può essere che una sola. Si richiedono per un perfetto sillogismo due proposizioni, termini estremi, ed uno medio in rapporto con gli estremi. L’esempio comunemente addotto è “Tutti gli uomini sono mortali, Socrate è uomo, dunque è mortale; ove “Tutti gli uomini sono mortali, premessa maggiore = mortale; Socrate è uomo, premessa minore; dunque Socrate è mortale, conclusione necessaria. Codesto sillogismo non è “difettivo”.
    Ma se, per assurdo, si coniasse il sillogismo “Tutti gli imperatori sono propensi alla corruzione, Sempronio è imperatore, dunque è corrotto”. Questo è un sillogismo errato, “difettivo”, perché vi è il libero arbitrio, Sempronio potrebbe rimanere illeso dalla corruzione.
    Il libero arbitrio, ancora dall’Alighieri fu adombrato nel Canto XXVII Inferno con Guido da Montefeltro, che dà il consiglio fraudolento a Bonifacio VIII per espugnare la fortezza di Palestrina: “lunga promessa con l’attender corto”, cioè prometti molto ai cittadini di Preneste e mantieni poca fede a cotale impegno. In corrispettivo il Papa lo assolse da tutti i peccati “finor t’assolvo” anche prima di commetterli e ciò non è logico, proprio perché l’uomo dotato del libero arbitrio, può non peccare. Per codesto motivo alla morte di Guido, S. Francesco e il demonio contrastarono per averne l’anima, quest’ultimo vinse per logica inconfutabile.

  2. Vittorio Santarsiere


    7 FEBBRAIO 2019 – ORE 17, Biblioteca S. Romano Martire, Roma, via Cave di Pietralata 63, benevolmente resa disponibile, sono stati svolti l’analisi ed il commento del Canto XII della Divina Commedia dell’Alighieri, relatrice la Chiarissima Professoressa Loredana Mambella.
    “Io son la vita di Bonaventura da Bagnoregio, che nei grandi offici sempre pospuosi la sinistra cura”. Ancora nel cielo nel sole, vi è un altro gruppo che danza e canta, dolce e soave, sì come il canto delle muse e delle sirene. Il coro danzante pacifica gli animi sol a guardare, similmente a quando si contempla l’arcobaleno e l’eco. La dea Giunone talora invia la propria ancella, Iride, a portare l’arcobaleno sulla terra, che riscontriamo anche nella Bibbia. Esso apparve la prima volta dopo il diluvio universale a ricordare la promessa dell’Altissimo che non avrebbe più distrutto la stirpe umana. Quando la danza degli spiriti si ferma, S. Bonaventura da Bagnoregio, si presenta, massimo esponente della scuola filosofica francescana medievale, fu anche nominato ministro generale dell’Ordine stesso, sviluppò l’impostazione filosofica e teologica di Agostino ed Anselmo. Quale continuazione del Canto XI, ove Tommaso, domenicano, tesse l’elogio a S. Francesco, qui, nel XII, Bonaventura, francescano, tesse l’elogio a S. Domenico. “Lo ‘mperador che sempre regna provide alla milizia ch’era in forse, per sola grazia, non per esser degna; e, come detto, a sua sposa (la Chiesa) soccorse con due campioni”. Codesti due fari giunsero in tempi non tra i migliori, vi erano usura, eresie degli Albigesi, lotte fra Ordini religiosi. Domenico non era italiano, ma di Calaroga, vecchia Castiglia, Spagna, la linguistica lo dice “S. Domenico da Guzman”. In Italia ebbe a maestri il Vescovo di Ostia e Taddeo, per alcuni Taddeo d’Alderotto, famoso medico, per altri Taddeo Pepoli, celebre canonista. Dice Bonaventura che i Domenicani si mossero contro gli eretici quale torrente in piena e “aggredirono” con impeto le resistenze più consistenti. Si pensi che gli eretici erano grandi studiosi, che non accettavano supinamente certe cose, sì dà porre in discussione anche alcuni dogmi.

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