Gli incontri letterari di aprile 2019

Tenuti dalla Prof.ssa Loredana Mambella presso la Biblioteca della Parrocchia di San Romano martire, IV Municipio
Redazione - 1 Aprile 2019
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Ecco il calendario degli incontri letterari di aprile 2019 tenuti dalla Prof.ssa Loredana Mambella presso la Biblioteca della Parrocchia di San Romano martire, IV Municipio (ingresso Via delle Cave di Pietralata, 63).

Martedì 2 aprile ore 17.00 in via eccezionale presso il Cafe’ Letterario Senior Jag in Via Cupra 33 la Prof.ssa Mambella terrà una lezione evento in occasione dei 200 anni dell’Infinito di Giacomo Leopardi.

Seguono INCONTRI presso la Biblioteca della Parrocchia di San Romano martire

Giovedì 4 ore 17.00 Dante Paradiso. Analisi e commento Canto XIV

Giovedì 11 ore 17.00 La favolistica greca e latina. Esopo e Fedro

Giovedì 18 sospensione Incontri in occasione del Giovedì Santo

Giovedì 25 sospensione Incontri per Festività nazionale.


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  1. Vittorio Santarsiere


    RESOCONTO. 21 marzo 2019 – ore 17, Biblioteca della Parrocchia S. Romano Martire in Roma, accesso via Cave di Pietralata 63, benevolmente resa disponibile. Con il magistero della Chiarissima Professoressa Loredana Mambella è stata esposta, nell’ambito della filosofia conosciuta al tempo dell’Alighieri, LA SCUOLA IONICA DI MILETO (7° – 6° sec. a. Ch.), alla quale primeggiarono Talete, Anassimandro, Anassimene. Sono costoro tre sapienti legati fra loro da rapporto di “discepolato”. Località degli studi l’Anatolia, posta verso est della Turchia, ove sorge il sole. Talete filosofo, matematico, astronomo e cultore di altre discipline, nacque da genitori fenici. Quanto da esso pervenutoci riguardo al pensiero è “de relato”, anch’egli nulla scrisse. Pone a principio dell’universo l’acqua, più in generale l’umido: dalla materia allo stato umido si genera la vita delle piante, degli animali; l’aridità è segno di morte. Per una concezione astronomica , sentita dal nostro, la terra poggerebbe sull’acqua, la quale funge così da fondamento. Proprio in quanto principio-fondamento e scaturigine di tutte le cose, l’acqua elemento più antico e proprio perché tutto è e deriva da essa, il cosmo è uno (M. Zanatta, “Storia della filosofia antica”, Milano, 2012, 26). Quale iniziatore della ricerca del principio empirico dell’acqua Talete fu ritenuto uno dei sette savi dell’antica Grecia. Di codesta appartenenza ci perviene notizia dall’opera “Protagora” di Platone, ove sono riportati anche gli altri sapienti. Il suo metodo di analizzare la realtà lo pone come una delle figure più importanti della conoscenza scientifica, deviando dai discorsi della mitologia. Aristotele riporta un frammento, presumibilmente di Talete, ove codesto sostiene la concezione dell’acqua principio di tutte le cose. Lo stagirita non sconfessa, poiché già Omero parlava dell’Oceano e di Teti come origine delle cose.
    La Professoressa ha svolto, poi, un’ottima comparazione verticale tra la Scuola di Mileto e quella di Atene, sulla base dell’affresco murale, commissionato dal Papa Giulio II a Raffaello (1509 – 1511). L’opera è in una stanza della Segnatura Apostolica del Vaticano. Le antiche scuole di pensiero avevano sede in strade, piazze, portici, androni. Raffaello riprende il suo capolavoro di arte figurativa, ponendovi al centro Platone ed Aristotele, il primo con il volto di Leonardo, il secondo con il volto di Bastiano da San Gallo. Sono al momento di sostenere l’essenza dell’universo, posta nel mondo delle idee per Platone, immanente nel mondo concreto per Aristotele. Al centro dell’opera, dotati di grande spicco, altre figure non da meno, il filosofo, scienziato Averroè, l’eccentrico Diogene, Eraclito e la stessa immagine dell’autore (estremità destra di chi guarda).
    Spiace che nel 529 p. Ch. Giustiniano, imperatore di Oriente, decretò la chiusura dell’Accademia di Atene, non più Scuola, ne confiscò il patrimonio e i filosofi se ne andarono in Persia, ove ancora conservata la tradizione dell’antico sapere. Lo stesso anno 529 p. Ch., Giustiniano pubblicò la prima edizione del suo “Codex iuris civilis”, che rappresentava il predominio della funzione giuridica svolta dallo Stato. Il cristianesimo era divenuto religione di Stato, incompatibili tutte le altre scuole pagane.

  2. Vittorio Santarsiere


    RESOCONTO. 4 aprile 2019 – ore 17, Biblioteca della Parrocchia S. Romano Martire Roma, accesso via Cave di Pietralata 63, benevolmente posta a disposizione degli Accademici della via Tiburtina. L’ottima Professoressa Loredana Mambella , previa lettura integrale, ha svolto, a seguire, l’analisi ed esegesi del canto XIV del Paradiso della Divina Commedia dell’Alighieri. “GIUDIZIO UNIVERSALE – VALLE DI GIOSAFAT”.
    Si è al cielo del Sole, con le anime dei Sapienti, di poi, si ascende a quello di Marte, che annovera le anime di coloro che combatterono per la fede. Il canto affronta l’inquieto problema del giudizio ultimo, con la prospettiva che la vista non possa guardare lo splendore del nuovo stato della resurrezione dei corpi, A cotale dubbio del Poeta risponde Salomone, re giusto, precisando che, dopo il giudizio universale, la luminosità delle anime beate accrescerà, in un unico contesto, con la virtù della perfezione acquisita dopo la ricomposizione con il proprio corpo. Ma Dante ha il dubbio profondo in via teologica, posto che alla resurrezione presso la Valle di Giosafat anime e corpi saranno riuniti e ci sarà ancora tanto splendore. Il Poeta constata essere arduo rappresentare l’eccessivo splendore, ma è così previsto, alcune delle anime e corpo, unite, andranno nelle fiamme eterne, altre andranno alla gloria con Dio. Dopo la resurrezione, tutti torneranno anima e corpo uniti ed essi medesimi saranno spettatori dell’Evento, problema di fede e di teologia. Dopo la resurrezione, tutti torneranno anima e corpo glorificati ed esaltati per il riverberarsi della gloria dell’anima. La persona sarà in stato di maggiore perfezione, sarà costituita la primitiva unità ed integrità organica.
    L’Alighieri compone, pur nella consapevolezza di non avere parole adatte per dire ai lettori quel che sa, quel che pensa. Da uomo fa domande rivolgendosi a sé stesso per interposte figure. Le risposte già le conosce e vanno oltre il suo essere uomo. La Divina Commedia è opera didattica ed allegorica, che vuole insegnare, pur iniziando male “lasciate ogni speranza o voi che entrate”.
    La Valle di Giosafat, menzionata nell’Antico Testamento (Gioele, III, 12) è localizzata nella valle del Cedron a oriente di Gerusalemme, tra le mura di questa ed il monte Oliveto. Dio vi giudicherà tutti gli “uomini” il giorno del giudizio, ve li chiamerà per la sentenza: o con Dio, nel suo regno di luce eterna o con il nemico di Dio, nel suo regno di tenebre eterne.
    Il giudizio universale affatica non poco, rimane un mistero poco svelato.

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