

Dopo la bocciatura della Corte Costituzionale gli autisti reclamano ciò che era stato promesso
A Roma la battaglia dei trasporti riparte dalle auto nere. Mentre il bando taxi naviga nei meandri della burocrazia, resta in sospeso quello per le 2.000 licenze NCC che il Campidoglio aveva annunciato in vista del Giubileo 2025.
Un progetto che l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè aveva deciso di fermare in attesa di chiarezza normativa.
Oggi quella chiarezza, secondo gli operatori, è arrivata: la Corte Costituzionale ha infatti bocciato i punti cardine del decreto Salvini, che negli ultimi mesi aveva rivoluzionato — e di fatto irrigidito — la disciplina del settore.
Il decreto varato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti aveva introdotto una serie di restrizioni per gli NCC, dal tempo minimo di attesa di 20 minuti tra una corsa e l’altra, fino al divieto di stipulare contratti continuativi con alberghi e agenzie di viaggio. Norme contestate da più parti e ritenute discriminatorie dagli autisti a noleggio, che le avevano ribattezzate “pro taxi”.
A impugnare il provvedimento è stata la Regione Calabria, sostenendo che quelle disposizioni violassero la competenza regionale in materia di trasporti.
E la Consulta le ha dato ragione: secondo la Corte, le regole sugli NCC non possono essere imposte centralmente dallo Stato, ma devono essere definite a livello locale, in armonia con le specificità territoriali.
Nel frattempo, però, la situazione nella Capitale resta in stallo. Oggi a Roma le licenze NCC attive sono appena 974, secondo gli ultimi dati dell’Autorità di regolazione dei trasporti.
Ma ogni giorno in città circolano oltre 4.500 vetture a noleggio, la maggior parte provenienti da altre regioni.
Un fenomeno che da anni alimenta la tensione con i tassisti, che accusano gli autisti NCC di operare come taxi abusivi, sostando nei pressi di stazioni e aeroporti in attesa dei clienti.
Un conflitto ormai storico, che si intreccia con il tema della mobilità giubilare e con l’urgenza di garantire un servizio efficiente in vista del 2025.
La bocciatura del decreto Salvini, per le associazioni di categoria, cambia le carte in tavola.
“Ora il Comune di Roma non ha più scuse”, afferma Giulio Aloisi, segretario nazionale di Anitrav, una delle principali organizzazioni del settore. “La Consulta ha demolito il decreto che penalizzava gli NCC. A questo punto — aggiunge — ci aspettiamo che il Campidoglio proceda con il bando per le nuove licenze. Roma e le imprese ne hanno bisogno. Il Giubileo è vicino, ma il trasporto pubblico deve guardare anche oltre quell’appuntamento”.
Il bando, ricordano gli operatori, prevedeva il rilascio a titolo gratuito di 2.000 nuove autorizzazioni per potenziare la flotta in vista dell’arrivo di milioni di pellegrini. Una misura bloccata proprio per attendere gli sviluppi giudiziari sul decreto ministeriale.
Adesso il Campidoglio dovrà decidere se e come riattivare il percorso amministrativo per la pubblicazione del bando. Il rischio, secondo chi lavora nel settore, è che l’attesa si trasformi in un’occasione mancata per la città.
“Servono regole certe e una pianificazione strutturale — spiega ancora Aloisi —, non stop and go legati alle dispute politiche. Roma deve poter contare su un trasporto moderno, integrato e competitivo”.
Sul tavolo resta anche il confronto con i tassisti, che guardano con sospetto a qualsiasi ipotesi di ampliamento delle licenze NCC.
Ma con la sentenza della Corte, che restituisce alle Regioni e ai Comuni la competenza normativa, sarà il Campidoglio a dover tracciare la nuova rotta.
Dopo mesi di ricorsi e polemiche, il settore del noleggio con conducente torna dunque al centro della scena politica. La Corte Costituzionale ha fatto cadere le restrizioni più controverse, ma le regole restano frammentate.
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