

La cosiddetta “Delibera Raggi”, presentata dall’ex sindaca, nasce sulla scia dell’esplosione avvenuta il 4 luglio scorso in Via dei Gordiani
La sicurezza dei cittadini da una parte, i limiti imposti dalla normativa nazionale dall’altra. È su questo terreno che si sta consumando il confronto in Campidoglio sulla proposta di rivedere le distanze minime tra i distributori di GPL e i luoghi sensibili della città.
La cosiddetta “Delibera Raggi”, presentata dall’ex sindaca Virginia Raggi, nasce sulla scia dell’esplosione avvenuta il 4 luglio scorso in un impianto di carburante di Via dei Gordiani.
L’obiettivo: aumentare il margine di sicurezza portando la distanza minima tra gli impianti GPL e abitazioni, scuole o altri luoghi sensibili da 200 a 500 metri.
Una misura pensata per prevenire incidenti e ridurre i rischi nelle aree densamente abitate della Capitale. Ma il percorso verso l’approvazione si è rivelato più complesso del previsto.
Durante l’ultima seduta della commissione capitolina sull’Innovazione tecnologica è emerso il principale ostacolo alla proposta. Non si tratta tanto di una contrarietà nel merito quanto di un problema di competenze.
Gli uffici tecnici del Comune hanno infatti ricordato che la materia è regolata dal DPR 340/2003, che stabilisce in modo preciso la distanza minima di sicurezza in 200 metri.
Secondo questa interpretazione, un’amministrazione comunale non avrebbe il potere di introdurre autonomamente limiti più restrittivi rispetto a quelli fissati dalla normativa statale.
Una delibera che imponesse i 500 metri rischierebbe quindi di essere impugnata e annullata.
Il tema resta però fortemente sensibile, soprattutto alla luce dell’incidente avvenuto in via dei Gordiani.
In quell’occasione, l’esplosione del distributore provocò danni che si estero ben oltre il perimetro indicato dalle norme attuali, coinvolgendo edifici privati e anche una scuola della zona.
È proprio su questo punto che insiste il Movimento 5 Stelle: secondo l’ex sindaca Raggi, quell’episodio dimostrerebbe come la distanza di 200 metri prevista dalla legge non sia più sufficiente a garantire un livello adeguato di sicurezza.
Da qui la richiesta di aprire un confronto con il Governo per aggiornare una normativa ritenuta ormai superata rispetto alla realtà urbana di città dense come Roma.
Nonostante l’attenzione condivisa sul tema della sicurezza, la commissione ha scelto di non procedere subito al voto.
Il presidente Riccardo Corbucci e la consigliera Valeria Melito hanno espresso perplessità sull’approvazione di un provvedimento accompagnato da un parere tecnico negativo.
La decisione è stata quindi quella di rinviare la discussione di 30 giorni, con l’obiettivo di approfondire il quadro normativo e valutare eventuali strade alternative.
Tra le ipotesi sul tavolo c’è quella di aprire un tavolo tecnico con il ministero competente oppure trasformare la proposta in un atto politico — come un ordine del giorno — che impegni il sindaco a sollecitare un intervento legislativo a livello nazionale.
Nel frattempo il dibattito resta aperto: tra l’urgenza di garantire maggiore sicurezza nei quartieri e i confini fissati dalla legge, la partita sulla regolamentazione degli impianti GPL nella Capitale è tutt’altro che chiusa.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.