GRA bis. Affollata assemblea in X municipio

Indetta dalla Comunità Territoriale sul progetto devastante: 34 km di asfalto da Ponte Galeria alla bretella Fiano-S. Cesareo. Un miliardo e 660 milioni il costo iniziale
di Aldo Pirone - 2 Dicembre 2012

In questi ultimi anni la satira politica ha avuto a sua disposizione materiale abbondante come non mai per le sue performance in audio, video e carta stampata. Strepitoso il personaggio di Cetto Laqualunque inventato da Antonio Albanese. Un ritratto del politico italiano di marca berlusconiana poi riapparso in vesti reali con i Fiorito e gli Scilipoti. Oppure le inimitabili imitazioni di Maurizio Gasparri di Neri Marcorè o quelle di Berlusconi e D’Alema di Sabina Guzzanti. Nonché quelle di Bertinotti e Prodi del fratello Corrado. Per non parlare del Crozza-Bersani. Si può ben dire che, nel deprimente panorama della politica partitica di questi anni, la satira ha costituito, tra l’altro, un punto di vista critico che ha messo a nudo per lo più l’incompetenza, l’arroganza, l’incultura della classe dirigente e le sue miserie morali. Riempiendo un vuoto politico e anticipando con l’amaro sorriso le conclusioni ingloriose a cui volge la cosiddetta seconda Repubblica. 

Fra i personaggi più spassosi si ricorda l’Armando Feroci di “Gallo cedrone” portato sullo schermo cinematografico dal bravissimo Carlo Verdone. Un film dell’ormai lontano 1998. Strepitoso il comizio finale del Feroci, personaggio sordiano quanto non mai, candidatosi a Sindaco di Roma. A proposito del Tevere propone di cancellarlo asfaltandolo e facendone un’autostrada urbana per far scorrere il traffico anche con motivazioni ambientali: “guardi a destra: tutto verde; guardi a sinistra: ancora verde; guardi su: vedi le rondini e non più i gabbiani; guardi davanti: se score, finalmente se score”.

Il "finalmente se score" del "Gallo cedrone" mi è venuto in mente giovedì 29 novembre 2012 mentre assistevo all’affollata assemblea – presenti anche molti cittadini di municipi e comuni limitrofi – indetta dalla Comunità Territoriale del X municipio al centro civico di via Gasperina sul progetto presentato da Anas, Fri (Ferrovie dello stato), Atac Roma e Adr (Aeroporti di Roma) sotto il patrocinio di Unindustria e coordinati dal Ministero dei trasporti. E’ stato proiettato il video preparato dall’Anas del tracciato dell’autostrada a 8 corsie (2 di emergenza) che da Ponte Galeria in connessione con la Roma-Fiumicino-Civitavecchia arriverebbe, dopo 34 km, alla bretella Fiano S. Cesareo. Con la voce suadente dello speaker si è vista l’autostrada divorare quel che resta a ovest-sud-est di campagna romana, impattare su campi ancora coltivati, su pascoli e vigneti soccombenti sotto l’asfalto e il cemento di svincoli paurosi: parchi come la Riserva di Decima-Malafede che ha un insediamento produttivo di agricoltura biologica, l’Appia Antica, le aree San Marco e Fontana Candida del vino Frascati superiore Doc e i terreni di Fioranello e Divino Amore, zona di pascolo per la produzione del pecorino romano Dop. “Finalmente se score”. Ma per andare dove? All’aeroporto di Fiumicino dicono i progettisti. Naturalmente pagando il pedaggio.

Gli oratori invitati, i professori Tamburrino e Berdini, il Presidente del X municipio Medici, il rappresentante dei comitati Nocorridoio Roma-Latina Gualtiero Alunni – un’altra autostrada a pagamento in progettazione e che dovrebbe anch’essa connettersi al Raccordo bis – hanno demolito il progetto dal punto di vista trasportistico, ambientale ed economico. Stessa cosa ha fatto Bonessio presidente dei Verdi del Lazio che ha portato allo scoperto il devastante progetto di cui nulla sapevano le Istituzioni locali: comuni e municipi interessati. E’ la solita grande opera, auspice il novello ministro tecnico Passera hanno detto i relatori, che fa parte di un modo vecchio di concepire lo sviluppo economico che ci ha portato ai disastri finanziari attuali, alla crescita del debito pubblico, alla cementificazione del territorio, al dissesto idrogeologico, all’aumento dell’inquinamento, all’impennarsi delle malattie e delle allergie nella popolazione e che non risolve assolutamente i problemi drammatici del traffico.

Dicono i proponenti che il mostro d’asfalto interpuntato da 9 km di gallerie e altrettanto di viadotti costerà un miliardo e 660 milioni di cui 400 verranno da fondi europei. Un’altra “bufala” per dirla alla romana. Costerà diversi miliardi in più e non solo per portare più celermente i passeggeri a Fiumicino ma per far camminare meglio i Tir da nord a sud di Roma, “Finalmente se score”, da Civitavecchia a Napoli e per valorizzare ancora di più i terreni attorno alla nuova Fiera di Roma, il polo direzionale che spontaneamente là sta sviluppandosi.

Insomma tutto il contrario di quello che si dovrebbe fare. A Fiumicino infatti l’incremento dei passeggeri andrebbe fronteggiato potenziando la ferrovia dedicata che già esiste e le merci che muovono da nord a sud di Roma andrebbero trasferite su ferro creando la bretella ferroviaria, la cosiddetta linea di gronda, Ponte Galeria-Campoleone già prevista da Fri. Invece della linea di gronda le Fri vogliono, per inciso, raddoppiare, fra le proteste e la contrarietà dei cittadini interessati, dei Municipi e dell’Ente Parco, la linea Roma-Formia passando dentro al Parco archeologico degli Acquedotti e dell’Appia antica.

Da qualunque punto si guardino, soprattutto dal punto di vista del bene comune e dell’interesse pubblico, i problemi trasportistici che i proponenti del progetto dicono di voler risolvere con il Raccordo bis si risolverebbero molto meglio e con meno spesa potenziando e completando la rete ferroviaria esistente. Ma le Fri di Moretti, insieme all’Atac di Roma, non pensano ai binari come sarebbe logico e doveroso ma alle autostrade.

Le istituzioni locali interessate (8 comuni dell’hinterland Frascati, Grottaferrata, Marino, Zagarolo, Palestrina, Ciampino, Gallicano nel Lazio, Montecompatri e municipi di Roma: XII, XI, X, VIII hanno dato vita ad un coordinamento interistituzionale) oltre ai cittadini organizzati nelle associazioni partecipative che hanno già costituito un loro coordinamento, si dicono contrari al passaggio del nastro di “asfalto bollente”.

All’assemblea il capogruppo del Pd del X municipio Colasanti ha detto che anche il PD romano, oltre a tutte le altre forze di sinistra da Sel ai Verdi a Rifondazione comunista-Fds, è contrario. Da parte sua il coordinatore della Comunità Territoriale Maurizio Battisti, interpretando il sentimento generale dei cittadini intervenuti, ha chiesto con forza e nettezza ai rappresentanti istituzionali di rifuggire nel futuro confronto in sede istituzionale dalla cosiddetta linea “emendativa” e un po’ corporativa volta a migliorare l’impatto del mostro autostradale nei singoli comuni per renderlo più umano. Secondo Battisti il mostro va semplicemente cancellato.

La battaglia è appena cominciata e la comunità territoriale unitamente alle altre associazioni territoriali è fermamente intenzionata a continuarla. Ma l’opera non è stata pensata solo per gli scopi dichiarati. L’esperienza cementificatoria ci dice che c’è sicuramente dell’altro.

Il Raccordo bis creerebbe infatti con l’attuale GRA un sorta di corridoio largo alcuni kilometri di campagna romana. Un altro “vuoto urbano” di 34 km da riempire con altro cemento: milioni di mc di case, centri commerciali, attività varie: una “nuova frontiera” per l’espansione cubatoria, per la cosiddetta città-regione preconizzata da Aurelio Regina presidente della Confindustria regionale.

Agli abitanti potenziali di questa nuova ed informe periferia si offrirebbero per la mobilità privata 8 corsie a pagamento già bell’e pronte. “Finalmente se score”.


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