Gra Bis: una nuova ferita al territorio dell’agro romano

Il progetto di Adr, Anas, Atac, e Rfi: 34 km di asfalto su 6 corsie a pagamento da Ovest a Est. Costo previsto: 1 miliardo e 700 milioni di euro
di Aldo Pirone - 23 Settembre 2012

Qualche settimana fa, venerdì 7 settembre 2012, dopo molti anni ho preso il treno regionale, un comodo e moderno “Vivalto”, delle 10.07 per Anzio sulla ferrovia FR8. La linea da Termini è a doppio binario fino a Campoleone ed è la FR7 che porta a Napoli via Formia.

Da Campoleone fino a Nettuno il binario diventa unico. Si snoda verso il mare attraversando una campagna bellissima segnata per lunghi tratti da capannoni e informi agglomerati di case in uno sprawl edilizio (città diffusa o dispersione urbana), che evidenzia l’assenza di ogni programmazione e di ogni considerazione per la difesa del territorio.

La linea, che è utilizzata giornalmente da circa 40.000 pendolari, è famigerata per i disservizi e le continue interruzioni causa problemi tecnici. Per avere maggiori e più dettagliate informazioni in proposito si può interrogare il sito www.classactionromanettuno.org del comitato dei pendolari. Anche a me è capitato di dover pagare il tributo all’inefficienza con una sosta imprevista nella stazioncina di Paderno.

Dopo un quarto d’ora sotto il solleone e di assoluta mancanza di spiegazioni da parte del personale di servizio, il capotreno ha comunicato ai viaggiatori che eravamo fermi a causa di problemi di alimentazione elettrica sulla linea. Per cui abbiamo dovuto aspettare ancora una ventina di minuti prima che l’energia elettrica tornasse a rinvigorire un treno che, quanto ad efficienza, assomigliava più ad una tradotta che non alla ruggente locomotiva dai muscoli d’acciaio cantata da Guccini.

Lentamente si è ripartiti per Anzio dove, dopo altre 5 fermate in squallide e sporche stazioncine, dove non si riesce a leggere neanche i cartelli che le indicano tanto sono imbrattati, si è arrivati con tre quarti d’ora di ritardo. 

Nella stessa situazione di inefficienza, come si sa, giacciono più o meno le altre 7 Ferrovie regionali del Lazio. Problemi analoghi stando alle notizie dei giornali vi sono in tutte le aree metropolitane del Paese dove ogni giorno milioni di pendolari devono fare i conti con il Tbv, il treno a bassa velocità, mentre, come si sa, in quest’ultimo ventennio sono stati spesi circa 90 miliardi di euro, e altre decine ce ne costerà, per l’alta velocità, il Tav, con un costo a km triplo rispetto a Francia, Gran Bretagna e Spagna.

Ma a parte questo, mentre sostavo, mi è tornata in mente una notizia di qualche giorno prima sul progetto del cosiddetto Gra bis, un’autostrada a 6 corsie adiacente al Raccordo anulare nella parte meridionale da ovest, con innesto sulla Roma Fiumicino-Civitavecchia, ad est, con innesto sulla bretella Fiano-San Cesareo: 34 km. di lunghezza, di cui 9 in viadotti e 8,5 in galleria.

L’autostrada attraverserà, come dicono i Verdi Bonelli e Bonessio che hanno acceso le luci sul progetto, “parchi come la Riserva di Decima – Malafede che ha un insediamento produttivo di agricoltura biologica, l’Appia Antica, le aree San Marco e Fontana Candida del vino Frascati Doc e Frascati superiore Doc e i terreni di Fioranello e Divino Amore, zona di pascolo per la produzione del pecorino romano Dop. La super strada è uno scempio poiché taglierà violentemente queste zone".

Adotta Abitare A

E certamente l’autostrada incrocerà, beffarda, anche la povera FR7-8. Il costo di questo nuovo “asfalto bollente”, che per gli utenti sarà ovviamente a pagamento, è previsto in 1 miliardo e 700 milioni alla partenza, di cui 400 milioni di fondi UE. Una spesa destinata a crescere come di consueto succede in Italia.

Dal 2007 Aeroporti di Roma, Anas, Comune di Roma-Agenzia Roma Servizi per la Mobilità e Rfi, coordinati dal Ministero dei trasporti, hanno promosso un tavolo tecnico di concertazione per redigere uno studio di fattibilità e un progetto preliminare. Mi è venuto spontaneo paragonare questo ingente investimento su nuovo catrame che, stando ai progettisti, ha anche un misterioso valore “ambientale” e che invece incrementerà il trasporto su gomma di merci e persone, con la condizione miserevole della ferrovia su cui stavo immobilizzato.

Ma soprattutto mi sono domandato che c’entrano le FS e Roma mobilità (Atac) nel progettare ed eventualmente finanziare l’ennesima autostrada invece del trasporto pubblico su ferro. Stando ai promotori l’opera dovrà migliorare i collegamenti fra Nord, dorsale tirrenica, e Sud, A1 Roma-Napoli, della Capitale, favorire lo sviluppo dell’aeroporto di Fiumicino – si prevedono 60 mln di passeggeri per il 2020 e addirittura 100 mln per il 2040 – e dei porti di Civitavecchia e di Fiumicino.

Tutte cose a cui si potrebbe e dovrebbe far fronte per i passeggeri, da una parte, con il potenziamento del sistema ferroviario regionale, le otto linee FR, di cui già gode Roma ma che versa nella triste condizione della linea Roma-Nettuno e, dall’altra, per le merci, dalla progettata linea di gronda da Ponte Galeria a Campoleone che consentirebbe, dopo il completamento dell’Alta velocità, di far passare i treni merci dalla dorsale ferroviaria nord a quella sud senza intasare il nodo di Roma.

La nuova autostrada, praticamente un Gra meridionale bis, sembra concepita, al di là dei suggestivi scenari europei di mobilità intermodale in cui viene inquadrata dal progetto di fattibilità, anche come asse infrastrutturale per l’espansione di Roma verso Ovest. L’area infatti, dicono i progettisti patrocinati da Unindustria, è quella del polo della Nuova Fiera, del nuovo Centro Congressi dell’EUR, del nuovo sistema dell’intrattenimento e del tempo libero con la creazione dei parchi tematici sull’immaginario cinematografico e sull’Impero Romano (le finzioni su Roma antica a quanto pare sono il cafonesco pallino della destra romana e laziale n.d.r.), l’acquario e un grande campo da golf. In questo quadrante, dice il progetto di fattibilità, c’è un carico insediativo pari a 260.000 residenti e 80.000 addetti che si attesteranno al 2020 a 335.000 e 140.000. E a tutto questo po’ po’ di roba si offre come mobilità la solita bretella di asfalto a pagamento.

Non si sfugge all’impressione che siamo, come al solito, ad un modello di espansione fondato su asfalto e cemento, cemento e asfalto, che ormai ha fatto il suo tempo ma che sembra procedere per forza d’inerzia nell’affarismo e nella pigrizia progettuale e intellettuale del ceto politico e di quello imprenditoriale, consumando suolo agricolo e risorse economiche, infierendo sul paesaggio e sul territorio dell’agro romano – nonchè sulle tasche dei cittadini – che invece dovrebbe essere considerato un bene da preservare a fini ambientali e anche di un diverso e alternativo sviluppo economico.

Questo pensavo nella malinconica stazioncina di Paderno quando il fischietto del capostazione ha dato il segnale della ripartenza del treno. Per un suo miglior futuro, tra i passeggeri, c’era anche la speranza. 


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti