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Guerra del fritto: il TAR “boccia” il Comune. Sì ai carboni attivi anche senza canna fumaria

Con un provvedimento depositato il 20 marzo 2026, i giudici hanno smontato uno dei cardini del regolamento comunale

Una sentenza destinata a far discutere — e probabilmente a cambiare gli equilibri nel cuore della Capitale — arriva dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio.

Con un provvedimento depositato il 20 marzo 2026, i giudici hanno smontato uno dei cardini del regolamento comunale in materia di igiene, accogliendo il ricorso di un commerciante di via Volturno, nel rione Castro Pretorio.

Al centro della vicenda, il divieto imposto dal Campidoglio alle attività di friggitoria prive di canna fumaria esterna. Una prescrizione rigida, che negli anni ha rappresentato uno strumento chiave per il controllo di fumi e odori nel tessuto urbano, soprattutto nelle aree più sensibili del centro storico. Ora, però, quel divieto non regge più nella sua forma assoluta.

Tutto parte da un controllo della polizia locale in un esercizio specializzato in pollo fritto. Gli agenti avevano ordinato la chiusura della cucina, contestando l’assenza della tradizionale canna fumaria: al suo posto, un sistema di filtrazione a carboni attivi.

Una soluzione ritenuta non conforme alle regole comunali, ma che il titolare ha deciso di difendere davanti ai giudici amministrativi.

Il TAR gli ha dato ragione, articolando la decisione su tre punti fondamentali. Innanzitutto, la mancanza di una base scientifica solida: secondo il tribunale, il Comune non ha mai dimostrato in modo convincente che la canna fumaria sia, in ogni caso, superiore alle tecnologie più moderne.

In secondo luogo, il contrasto con la normativa regionale, che spinge invece verso l’adozione di sistemi innovativi e a minore impatto ambientale. Infine, il riconoscimento dell’efficacia dei filtri: se ben progettati e mantenuti, possono ridurre le emissioni in modo significativo, talvolta persino più della dispersione diretta dei fumi in atmosfera.

Una decisione che apre uno scenario nuovo e che ha subito provocato la reazione dell’amministrazione capitolina. La preoccupazione è che venga meno un argine importante contro il degrado urbano, con il rischio di un proliferare incontrollato di attività legate alla ristorazione veloce, soprattutto nelle zone più frequentate dai turisti.

Dal Campidoglio il messaggio è chiaro: la battaglia sul decoro non si ferma. L’intenzione è quella di intervenire caso per caso, aggiornando le norme ma mantenendo alta l’attenzione sulla qualità dell’offerta commerciale. Sullo sfondo, una tensione sempre più evidente tra esigenze di tutela urbana e libertà d’impresa.

Non è la prima volta che i giudici amministrativi si esprimono in questo senso, e il Comune ha già annunciato il ricorso al Consiglio di Stato.

Nel frattempo, però, la sentenza potrebbe avere effetti immediati: molti esercenti, finora frenati dall’obbligo della canna fumaria, potrebbero sentirsi legittimati a riaprire o avviare nuove attività facendo leva su sistemi alternativi di filtrazione.


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