Guidare con lo smartphone, un’abitudine che può essere fatale

Chi di noi accetterebbe di guidare bendato? Eppure... Riflettere su azioni compiute con leggerezza e sulle tragiche conseguenze
Alfonso Tesoro - 1 Maggio 2019

Ricordo negli anni settanta un triste fenomeno che fu causa di numerosissimi incidenti stradali del fine settimana, che la cronaca giornalistica di allora aveva definito “le stragi del sabato sera”. Vedevano coinvolti ragazzi nel momento del rientro dalle discoteche, dopo nottate passate a ballare, martellati da musiche sparate a decine di decibel, i quali per resistere a questo “supplizio” psichedelico ricorrevano all’uso di pasticche chiamate “ecstasy”, un micidiale stupefacente.

Papa Francesco rivolgendosi ai giovani del Liceo “Visconti” di Roma nell’aprile scorso, li esortò dicendo: “liberatevi dal telefonino, per favore! Voi sicuramente avete sentito parlare delle dipendenze. Questa del telefonino è molto sottile.
Il telefonino è un grande aiuto, è un grande progresso; va usato, è bello che tutti sappiano usarlo. Ma quando tu diventi schiavo del telefonino, perdi la tua libertà.
Il telefonino è per comunicare: è tanto bello comunicare tra noi. Ma state attenti, che c’è il pericolo che, quando il telefonino è droga, la comunicazione si riduca a semplici “contatti”. La vita non è per “contattarsi”, è per comunicare”.

Dopo queste premesse passare al problema, che la guida con smartphone è un’abitudine ormai radicata tra i giovani (e non solo) e che può rivelarsi fatale, il percorso è breve.

Chi di noi accetterebbe di guidare bendato? Di certo nessuno, perché quando la macchina si muove e i nostri occhi non sono fissi sulla strada, può succedere di tutto. Eppure inviare un messaggio col cellulare mentre siamo al volante, e ci distraiamo per soli 10 secondi, alla velocità di 50 km/h, abbiamo percorso 140 metri.

Digitare un messaggio durante la guida è quindi come percorrere bendati una distanza simile a quella di un campo di calcio. Attraversamenti pedonali, incroci e segnaletica stradale scompaiono quindi dalla vista del conducente, che si assume il rischio di travolgere pedoni – specialmente se trattasi di ragazze o ragazzi che attraversano distratti mentre chattano – o provocare un incidente, e il “messaggino” è solo una delle attività che distraggono i conducenti, perché spesso al volante telefoniamo, scattiamo selfie o guardiamo perfino dei video.

Si stima che una persona controlli lo smartphone almeno 2 volte in 60 minuti (forse anche più volte) e pare che sia particolarmente difficile stare alla larga dal dispositivo durante i tragitti in auto.

Una nota casa automobilistica ha effettuato un sondaggio su un campione di 65.000 giovani automobilisti. I dati emersi sono davvero preoccupanti. Pare che il 43% dei giovani abbia l’abitudine di inviare messaggi alla guida, mentre l’11% si intrattiene con i video mentre si trova al volante. (fonte: Linear News)

Quella di usare il cellulare durante la marcia è quindi un’abitudine molto radicata tra i conducenti più giovani.
Il rischio legato a questo comportamento è sottovalutato ed è considerato quasi normale. Eppure i numeri parlano chiaro: secondo l’Istat un incidente stradale su 5 è provocato dalla distrazione da smartphone.
Cosa fare allora per sradicare quest’abitudine così diffusa?
C’è chi propone sanzioni più severe, ma attualmente sono già piuttosto gravi, altri concordano per un approccio di tipo educativo.

Cosa dice le legge sulla guida con smartphone?
Quali sono le sanzioni previste e perché sono ancora così poco efficaci?

Sono molte le norme del Codice della Strada che hanno la finalità di proteggere gli automobilisti.

La guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe è disapprovata da tutti. È facile puntare il dito contro un ubriaco al volante, spesso considerato alla stregua di un criminale. Cosa accade invece se lo stesso incidente è causato da un ragazzo distratto dallo smartphone? Si percepisce una gravità è diversa, come se si trattasse di un comportamento meno grave.

Per contrastare la distrazione da smartphone alla guida, le sanzioni da sole non bastano, eppure al momento sono piuttosto gravi.
Chi guida mentre usa lo smartphone è punito con una multa da 161 a 647€ ed è prevista anche la decurtazione di 5 punti dalla patente.
La sanzione è ancora più severa per i recidivi, infatti chi commette un’infrazione simile nell’arco di 2 anni, si vede sospesa la patente da 1 a 3 mesi.

Più volte in Parlamento si è parlato di un ulteriore inasprimento delle sanzioni e di prevedere il ritiro della patente già dalla prima infrazione, ma finora le proposte non si sono concretizzate in una norma.

Per molti le sanzioni sono già abbastanza severe, ma non funzionano per diverse ragioni.

La prima motivazione è legata alla convinzione degli stessi conducenti, soprattutto quelli compresi tra i 18 e i 24 anni. In pratica, la guida con lo smartphone non è considerata pericolosa dalla maggior parte degli automobilisti.

Prima di appesantire ulteriormente il sistema sanzionatorio, bisogna far capire ai conducenti che guidare con lo smartphone è pericoloso.
Finora le campagne di sensibilizzazione sulla guida in stato di ebbrezza hanno portato ad ottimi risultati e si potrebbe replicare lo stesso metodo anche con le violazioni legate all’uso dello smartphone.

Quando i giovani automobilisti si saranno convinti che si tratta di un comportamento pericoloso e che provoca ogni anno decine di vittime sulle strade, questa stessa consapevolezza potrebbe diventare più efficace delle sanzioni previste.

Le multe spesso non funzionano per una difficoltà pratica degli stessi agenti di contestare l’uso del cellulare alla guida. Inseguire nel traffico i conducenti che guidano con lo smartphone in funzione è tutt’altro che semplice: gli unici mezzi che sembrano funzionare sono le pattuglie in moto, che possono affiancare l’automobilista e coglierlo in flagrante. A Roma sono attive.

Anche quando i vigili riescono a sanzionare il conducente, non è raro che la multa venga contestata in tribunale e, se non si riesce a dimostrare che il cellulare era davvero in funzione durante la guida, il giudice può anche annullare la sanzione.

È possibile aggirare questo ostacolo. Leggevo da qualche parte che in Francia si usa un sistema diverso. Si utilizza una sorta di occhio elettronico delle telecamere per cogliere sul fatto i conducenti distratti. Il metodo è molto simile a quello usato anche in Italia per chi viene fotografato mentre accede alle Ztl e sarebbe interessante valutarne l’utilizzo anche per contrastare la guida con smartphone.

Qualunque sia la sanzione prevista o il metodo per contestare la violazione al conducente, al momento c’è un’unica certezza: si riuscirà ad avere un cambiamento significativo sulle abitudini dei giovani alla guida solo quando saranno gli stessi conducenti a convincersi che usare lo smartphone al volante è pericoloso e sarebbe meglio fermarsi appena possibile.

Intanto da qualche parte nel mondo, hanno progettato e diffuso un’applicazione (scusate un’App) che avverte in tempo reale, il “distratto pedone”, il sopraggiungere di un serio pericolo. Tanto ormai siamo aggrediti da ogni sorta di APP. Si dice: “per vivere meglio”? I lettori miei coetanei (io sono un residuato bellico del 1944) ricorderanno che eravamo ricchi di App. (con il punto). Per noi era l’abbreviazione di “Appetito”. Ne avevamo tanto e non sempre si riusciva a soddisfare.

 

Alfonso Tesoro 


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