I Gilet Gialli

Ettore Visibelli - 28 Gennaio 2019

Dal momento che viaggio spesso, avanti e indietro, tra Roma e Parigi, non sono pochi gli amici che al ritorno mi hanno rivolto domande per ricevere personali impressioni sul movimento dei Gilet Gialli che in tutta la Francia, da un po’ di tempo a questa parte, manifestano con selvaggia protesta, ogni fine settimana, contro il governo di Emmanuel Macron, reo si aver aumentato il costo del carburante di qualche centesimo.

Non credo sia questa la vera causa della rivolta che da noi, in Italia, sarebbe dovuta esplodere da anni, tanto la benzina & c. siano gli espedienti principi, prescelti da ogni governo, per trovare fondi da destinare ad ulteriori sprechi ed aumentare il debito pubblico. Semmai la reazione francese può essere assimilata alla crisi del pane e l’assalto ai forni di manzoniana memoria.

Sotto la protesta c’è un malcontento diffuso in tutto il Paese per la crisi economica (in Italia, da anni la tocchiamo con mano) che affligge la Francia, così come un risentimento similare corre, più o meno, in tutta l’Europa,  malcontento che Bruxelles finora ha voluto minimizzare, sul modello dello struzzo con la sabbia. Crisi non solo economica, anzi oserei dire che nasce, semmai, come conseguenza di quella politica, da anni disattesa dall’Unione Europea, illusa e fuorviata da un euro forte che non può essere, da solo, la soluzione al problema.

Però, perché tanta violenza in Francia? Perché credo sia nel DNA dei francesi il sentimento revanscista, risalente alla presa della Bastiglia nel 1789, caratteristica che ci manca totalmente, se vogliamo escludere pochi eventi storici di scarsa portata al confronto, quali l’insurrezione napoletana guidata da Masaniello, la cacciata del Papa con l’effimero avvento della Repubblica Romana o le ancor più fragili Cinque Giornate di Milano contro l’occupazione austro – ungarica.

Ma, da sola, questa considerazione non potrebbe bastare. Da noi le proteste si riducono a monotone sfilate per le vie di Roma, quasi nell’intento di mandare messaggi ai governanti che altrettanto, quasi sempre, le accettano come uno spettacolo di routine, inutile e banale, ché tanto la vita parlamentare continuerà tra sterili invettive nelle aule parlamentari semideserte, discussioni animate nei talk show televisivi o messaggi, che non cercano risposte, attraverso i social network più abusati, usando frasi fatte, slogan datati o più moderne offese gaglioffe, tese ad infiammare gli animi di un elettorato, spesso altrettanto cialtrone, che se ne ciba il più delle volte facendole proprie.

La politica è ormai diventata solo propaganda vuota, finalizzata a schiacciare l’oppositore, anziché catturare i troppi, stanchi e indecisi astensionisti, da tempo in attesa di poter aderire ad un qualche programma credibile e realizzabile, senza dover assistere soltanto a fatue promesse, degne di giornali  scandalistici o di false informazioni confezionate per stupire la massa di creduloni che se le bevono e se le scambiano indignati, attraverso la moltiplicazione di altrettanti whatsapp sui cellulari.

E non succede niente di nuovo, di costruttivo, tranne chiacchiere strategiche per vincere le prossime chiamate al voto, siano esse destinate a rinnovare l’amministrazione del Comune di Saltapicchio sul Menga, commissariato per mafia, o per designare i membri del Parlamento Europeo, che non decideranno, poi, un gran che.

Tornando ai Gilet Gialli francesi, il loro proporsi in modo tanto violento credo, alla fine, che sia nato come il movimento spontaneo di molti insoddisfatti, consapevoli che, stante la legge francese presidenziale, la sostituzione del  presidente comandante, non potrà avvenire che alla scadenza del mandato. Ciò detto, in Francia un Presidente, legittimamente eletto dai cittadini, non può essere delegittimato con la caduta della maggioranza, a beneficio di una nuova, voluta da chi siede tra i saltimbanchi del parlamento, così come può accadere qua da noi, stante  la vigente costituzione di repubblica presidenziale e non parlamentare come la nostra.

Che poi la protesta, targata Gilet Gialli, sia stata cavalcata da infiltrati dal colore variegato, è quasi sempre inevitabile che questo accada ovunque.

La crisi non è oggi soltanto transnazionale ed europea. Purtroppo, a guardare con attenzione, coinvolge buona parte del mondo, da quello più ricco a quello più povero.

Sarà il caso, e mi auguro altrettanto auspicabile, che chi pontifica da Bruxelles, convinto che la costruzione europea sia un baluardo granitico e inattaccabile e chi discute di economia mondiale a Davos, nel circolo ristretto di coloro che fino ad oggi hanno maneggiato la finanza mondiale, faccia un doveroso esame di coscienza su come ridistribuire – anche se gradatamente – la ricchezza mondiale, giunta ormai ad un impari spartizione non più sostenibile.

 

Ettore Visibelli


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