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I primi 100 giorni di vita del Municipio V: tante ombre e poche luci

Tanti atti politici di buone intenzioni ma quasi nulla di decisioni concrete per i cittadini
di Nicola Capozza e Alvaro Colombi - 7 Novembre 2013

La domanda di rito ad ogni candidato ad una carica di governo è: se sarà eletto, cosa farà nei primi 100 giorni?
Ebbene, andiamo a vedere cosa hanno fatto i nostri eletti Consiglieri al governo del Municipio V, a quattro mesi dal loro insediamento.

Questi i dati del parlamentino di via Perlasca (fonte: sito web del Comune di Roma).

Consiglio Ex VII Municipio• Riunioni di Consiglio: 25 (circa 6 al mese);

• Mozioni presentate:15;

• Risoluzioni: 9;

• Delibere:12.

• Ordini del giorno: 1 (riguardante una delibera comunale)

Il costo per la collettività, per i soli primi quattro mesi, per gettoni di presenza ai 24 consiglieri, escluso il Presidente che ha un suo stipendio fisso di 3800 euro al mese, è stato di circa 43 mila euro. Questi costi non includono i rimborsi ai datori di lavoro d’origine dei consiglieri per il tempo occupato nelle riunioni, i rimborsi spese dei trasporti per chi risiede fuori Roma e, ovvio, esclusi anche i costi dei servizi, utenze e affitto dei locali accessori.

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Ora, però, la domanda più importante per i cittadini è: queste spese sono state utili e produttive per i residenti? Cosa è cambiato nella loro vita?

Degli atti votati, inutile dire come il solo che assuma carattere di vero provvedimento amministrativo sia la Delibera. Anche perché ordini del giorno, risoluzioni, mozioni (tranne quella di sfiducia), restano un puro esercizio di emulazione di organi istituzionali più “alti” destinati a non tradursi quasi mai in atti concreti (delle 15 mozioni presentate una sola riguardava il problema gravoso della sicurezza al Pigneto che, come si sa, non può risolvere il solo Municipio).

Delle 12 delibere, invece, ben 9 hanno riguardato gli atti (dovuti) formali di insediamento di eletti, di formazione delle Commissioni, ecc. Delle rimanenti 3, una ha riguardato il parere, peraltro non vincolante, sul regolamento degli artisti di strada affidato a Roma Capitale, mentre le altre 2 (atto dovuto pure questo) sono state adottate a sanatoria di un debito fuori bilancio per il mantenimento del servizio di assistenza ai disabili e minori.

Come si vede, per la vita dei cittadini del Municipio, al momento, non ci sono state novità. I problemi stanno ancora tutti lì: del Pigneto abbiamo già parlato; il Mercato di viale della Primavera è diventato un lazzaretto; Villa De Sanctis sta morendo, anche culturalmente (è di questi giorni la frantumazione ad opera di vandali, dei vetri di numerose auto in sosta: l’ennesimo episodio), e così via.

Da parte degli amministratori, però, avvertiamo l’obiezione (legittima) dovuta alla scarsità di risorse finanziarie che svuota ogni possibilità di affrontare i problemi. Sappiamo benissimo che non si possono fare le nozze coi fichi secchi. Addirittura, oggi si opera in regime tirannico dei dodicesimi di spesa per mese (tetto massimo per Municipi e Dipartimenti), conseguenza della prassi nefasta introdotta da alcuni decreti governativi di approvare il bilancio preventivo (nel nostro caso dell’esercizio 2013) non alla fine dell’anno precedente (2012) ma al termine dello stesso anno di riferimento (sic!).

Proprio per questo ci chiediamo se, intanto, non si possa eliminare qualche (inutile) seduta di Consiglio municipale, visto che il Municipio stesso, proteso a vivere di luce riflessa da una gestione autoreferenziale, è stato confermato nel suo ruolo di “passacarte” di Roma Capitale anche dal nuovo Statuto.


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