I tassi dei vescovi – Quando gli accordi commerciali valgono più di un Nobel

I Fatti e i Misfatti di ottobre 2011 di Mario Relandini
Enzo Luciani - 6 Ottobre 2011

I tassi dei vescovi

"L’Italia – si legge, tra l’altro, in un rapporto commissionato dalla Conferenza episcopale italiana – è uno dei Paesi in cui è più bassa la percentuale di prodotto interno lordo che viene spesa per la famiglia e, quindi, è più basso il tasso di fertilità".

Che cosa dire? Che due più due, alle volte, fa quattro soltanto apparentemente. Esatto che l’Italia sia uno dei Paesi in cui è purtroppo più bassa la percentuale di prodotto interno lordo che viene spesa per la famiglia, ma ciò non vuol dire che sia questo fatto a determinare esclusivamente il nostro basso tasso di fertilità. Nelle giovani famiglie di oggi, infatti, spesso non sono le difficoltà economiche a limitare le culle. E’ che la voglia di essere madri e padri viene sovrastata dalla voglia di essere fruitori di quanto il consumismo – in tutti i settori – mette costosamente a disposizione. E’ che la scelta di una vita libera – in tutti i sensi – viene ad annullare qualsiasi vita che comporti ogni limitazione. Declino di amore e di accettazione anche del "sacrificio" più amoroso. Prorompere di egoismo e di aridità. E i vescovi, per primi, dovrebbero esserne coscienti. Come dovrebbero meditare, prima di fare i loro "due più due uguale quattro", su un fatto storico: il prodotto interno lordo italiano, subito dopo la seconda guerra mondiale, non aveva previsto percentuali alte, altissime, più alte in favore delle famiglie, eppure la fecondità aveva raggiunto alti, altissimi, più alti tassi in tutta Europa. O no?

Quando gli accordi commerciali valgono più di un Nobel

"Il Dalai Lama, Premio Nobel per la pace nel 1989 – è giunta notizia – non potrà partecipare alla festa dei 90 anni dell’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, Premio Nobel per la pace nel 1984".

Una grave malattia o un improvviso impegno del "leader" spirituale tibetano? Nulla di tutto ciò. Più semplicemente – e più scandalosamente – è che il Governo del Sudafrica ha negato il visto d’ingresso al Dalai Lama per non dispiacere a quella Cina che amerebbe vedere piombare giù il Dalai Lama, quanto prima, da una vetta del Tibet. Ma per non dipiacere perché? Perché andrebbero a monte tanti miliardari accordi commerciali già definiti e in via di definizione con il grande Paese asiatico in massiccia espansione mondiale. Un commento? Lo ha già espresso l’arcivescovo Desmond Tutu: "Peggio che ai tempi dell’apartheid".
 


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